Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si prepara a emanare nuove regole contro la shrinkflation, termine che indica quei casi in cui una referenza viene riproposta in una confezione pressoché identica alla precedente e con lo stesso prezzo, ma con una quantità di prodotti inferiore (in modo da “nascondere” l’aumento del prezzo per unità di misura). Dovrebbe uscire a breve, infatti, il decreto che modificherà le norme introdotte in materia dalla Legge annuale per la concorrenza del 2023, sulle quali la Commissione europea aveva sollevato alcune obiezioni. Il Mimit le ha riscritte e affidate a un decreto ministeriale, che nell’aprile scorso è stato inviato a Bruxelles per le osservazioni di rito. Entro il termine del 15 luglio (previsto dalla procedura di notifica) non son9o arrivati rilievi e quindi il Ministero può procedere completare l’iter per l’approvazione.
La normativa varata nel 2023 era nata per contrastare una pratica commerciale sempre più diffusa, soprattutto nel largo consumo: ridurre il contenuto di una confezione mantenendone sostanzialmente invariati aspetto e prezzo, così da rendere poco percepibile al consumatore l’effettivo rincaro. Per questo l’articolo 15-bis del Codice del consumo aveva introdotto l’obbligo, a carico del produttore, di apporre direttamente sulla confezione un’avvertenza che segnalasse la diminuzione della quantità nominale quando questa comporta un aumento del prezzo per unità di misura.
Proprio questo meccanismo è stato però contestato dalla Commissione europea nell’ambito della procedura Tris (Technical regulation information system), il sistema con cui gli Stati membri devono notificare preventivamente le norme tecniche suscettibili di incidere sulla libera circolazione delle merci. Secondo Bruxelles, imporre un’etichettatura aggiuntiva destinata esclusivamente al mercato italiano avrebbe potuto costituire un ostacolo sproporzionato agli scambi all’interno dell’Unione.
Per superare tali rilievi, il Mimit ha predisposto un nuovo schema di decreto che modifica radicalmente il sistema informativo. E coinvolge anche i rivenditori, farmacie comprese. In sostanza: scompare l’obbligo di intervenire sulla confezione e viene invece introdotto un meccanismo basato sull’informazione nel punto vendita. Sarà il produttore, direttamente o tramite il grossista, a comunicare al dettagliante che una determinata referenza è stata “riporzionata”, ossia contiene una quantità inferiore rispetto alla precedente ma mantiene lo tesso prezzo di vendita. Il dettagliante, a sua volta, esporrà un avviso ben visibile sullo scaffale per avvertire i consumatori delle nuove confezioni (nel commercio elettronico la stessa informazione dovrà comparire nella pagina del prodotto). L’avviso, dice ancora il decreto in arrivo, dovrà restare esposto per tre mesi dalla commercializzazione della nuova confezione.
La nuova disciplina mantiene fermo il principio ispiratore della legge del 2023: rendere trasparente per il consumatore la riduzione delle quantità, senza vietare alle imprese di modificare i formati delle confezioni. Restano inoltre escluse le situazioni in cui la diminuzione del contenuto sia compensata da una nuova formulazione che migliori la resa o l’efficacia del prodotto, mantenendone invariato il valore d’uso.
Le nuove disposizioni, come detto, interesseranno gioco forza anche il canale farmacia. Il testo, infatti, non distingue tra i diversi comparti distributivi e riguarda tutti i prodotti preconfezionati destinati al consumatore e ai commercianti al dettaglio. Quando il decreto entrerà in vigore, gli obblighi riguarderanno quindi anche integratori alimentari, cosmetici, dermocosmetici e, più in generale, tutti i prodotti del mercato commerciale (non i farmaci, ovviamente) venduti in confezione. Dunque i cartelli sui nuovi formati dovranno essere esposti anche da farmacie e parafarmacie, come osserva Luca Caliò in un articolo su Linkedin.
Nelle ultime settimane diversi organi di informazione (tra i quali il Sole 24 Ore) avevano indicato il 15 luglio come data di entrata in vigore delle nuove regole. In realtà quella scadenza riguardava esclusivamente la conclusione del periodo di sospensione previsto dalla procedura europea di notifica. Entro quella data la Commissione avrebbe potuto formulare osservazioni o bloccare temporaneamente il provvedimento; non avendolo fatto, il Governo è ora libero di adottare il decreto definitivo. Ciò non significa però che le nuove disposizioni siano già efficaci: il testo deve ancora completare l’iter nazionale con l’approvazione formale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il nuovo impianto non convince però le associazioni dei consumatori. Il Codacons, in particolare, ha giudicato il sistema meno incisivo rispetto alla disciplina originaria, sostenendo che trasferire l’informazione dalla confezione allo scaffale rischia di ridurre la visibilità dell’avvertimento e di renderlo meno efficace nei confronti degli acquirenti. Analoga la posizione espressa da altre organizzazioni consumeristiche, che temono un arretramento della tutela rispetto all’obbligo inizialmente previsto di riportare l’avviso direttamente sul prodotto. Per il mondo della distribuzione, farmacia compresa, resta dunque soltanto da attendere la pubblicazione del decreto, che definirà in via definitiva le nuove modalità applicative della disciplina anti-shrinkflation.
