Skin ADV

Gdo, cala la resilienza degli italiani: spesa tagliata sui prodotti più cari, anche nel cura persona

Consumatore

L’inflazione sta continuando a mettere sotto forte pressione la capacità di acquisto delle famiglie italiane, che oggi reagiscono ai rincari non più soltanto con il ricorso alle marche private, con la rinuncia ai prodotti delle fasce di prezzo più alte e con l’emigrazione verso i discount. Ormai, il consumatore di casa nostra non risparmia più soltanto sugli acquisti, è costretto a tagliare una parte dei suoi consumi. L’indicazione arriva dal white paper con cui Circana (ex IRi) fa il punto su vendite e comportamenti degli italiani nel Largo consumo. E i dati che propone legittimano più di un allarme: da gennaio a luglio, dice l’analisi, i prezzi sugli scaffali sono cresciuti di un altro 3% (indice dei prezzo deflazionato) che si aggiungono ai circa 8 punti percentuali già pagati dagli italiani nel 2022. «Stiamo parlando» avvertono gli esperti di Circana «dei consumi che riguardano i prodotti di prima necessità. la cui domanda reale (cioè a volumi) è considerata strutturalmente rigida». Questo, tuttavia, non ha impedito un calo delle vendite a pezzi che nel periodo gennaio-luglio si aggira attorno ai 3 punti percentuali (a confronto con il 2022).

 

Largo consumo, trend di volumi e prezzi medi

 

Il grafico sopra riassume l’andamento delle vendite a volumi e valori per i diversi comparti del Largo consumo confezionato: quasi tutte le categorie subiscono contrazioni nei volumi con la sola eccezione di alimentari e petcare, che risente ancora positivamente delle nuove abitudini sociali innescate dalla pandemia. Il cura persona, dove sussiste una “contiguità” commerciale tra grande distribuzione e farmacia, perde un po’ più del 4% a volumi anche se cresce di circa il 10% a valori(per effetto dell’inflazione).

Ma l’analisi di Circana riesce a leggere anche più in profondità le nuove abitudini del consumatore italiano. In particolare, un raffronto per fasce di prezzo rivela che i livelli di consumo tendono a ridursi in modo più significativo tra i prodotti dove l’inflazione ha colpito più profondamente, mentre si registra una sostanziale tenuta nelle categorie dove il prezzo, a distanza di un anno, è rimasto stabile o è variato di poco. In altri termini, il consumatore italiano mostra quest’anno più che in passato «una tangibile sensibilità al prezzo, anche al netto delle sostituzioni tra marchi e canali di acquisto all’interno delle singole categorie merceologiche».

 

Largo consumo, correlazione prezzi-consumi nel cura persona e petcare

 

In sintesi, «a fronte dei rincari legati all’inflazione si sono aperte delle crepe nella resilienza che le famiglie italiane avevano mostrato l’anno scorso». I comportamenti, peraltro, differiscono da una categoria commerciale all’altra: nel cura persona, per esempio, il consumatore rivela una forte sensibilità al prezzo, con i volumi che si contraggono man mano che gli incrementi a valore si fanno più forti (rivelando dunque una pressione inflattiva più consistente, vedi sopra). I cali più evidenti della domanda, rivela in particolare il raffronto, «si registrano nelle categorie in cui il tasso di inflazione (cioè l’aumento dei prezzi, ndr) supera il +20%».

Annotate le conclusioni cui giunge l’analisi di Circana, si fa forte la tentazione di raffrontarne le evidenze con i dati che invece caratterizzano il mercato della farmacia, per verificare se i comportamenti più recenti del consumatore di casa nostra vengano replicati anche nella spesa per la salute. A prima vista però si fa fatica a trovare corrispondenze: il cura persona, per esempio, mostra in farmacia il segno più tanto a valori quanto a volumi (+8 e +3,4% rispettivamente da gennaio a metà settembre), dunque sembrano mancare gli appigli per parlare di consumi in contrazione a causa della spirale inflattiva. Vero è – tuttavia – che dai dati di Iqvia continua ad arrivare l’immagine di un comparto commerciale in forte sofferenza, tanto nel giro d’affari (-1,4% sul 2022 in otto mesi e mezzo, ma ad agosto stava anche al -2,2%) quanto nelle confezioni vendute (-10,7%, ad agosto -11,8%). Incide certamente su questi numeri la fine definitiva dei consumi covid, ma è legittimo chiedersi se qualche punto percentuale non vada imputato a quell’accresciuta sensibilità del consumatore verso i prezzi che Circana ha evidenziato nel Largo consumo.

Altri articoli sullo stesso tema