Dr.Max, l’Antitrust e le soglie alla concentrazione delle insegne: facciamo un po’ di chiarezza

Filiera

All’Antitrust saranno fischiate parecchio le orecchie nell’ultimo paio di settimane. Da quando è stata ufficializzata l’acquisizione di Farmacie Italiane da parte di Dr.Max e hanno cominciato a circolare voci sull’eventualità che la catena possa farsi avanti anche per Hippocrates, infatti, in molti sui social più frequentati dai farmacisti hanno invocato verifiche o interventi dell’Autorità garante della concorrenza. Dal canto suo, il presidente di Federfarma nazionale, Marco Cossolo, ha ammesso in un’intervista al Corriere della Sera una certa diffidenza nei confronti dei fondi d’investimento («Preferisco avere a che fare con soci industriali piuttosto che con soci finanziari», sono le sue parole), perché la farmacia «deve restare prima di tutto un presidio sanitario».

Ma quanto è concreto il rischio che il capitale fagociti in breve tempo una quota consistente del canale? Facciamo un po’ di chiarezza, a partire proprio da quell’Autorità antitrust che in tanti, nelle settimane scorse, hanno tirato per la giacchetta. Chi l’ha fatto può stare tranquillo: come si leggeva nei comunicati diffusi da Dr.Max per ufficializzare l’operazione, sul deal con F2i il gruppo ha inviato una segnalazione all’Autorità, che dovrà quindi pronunciarsi sugli effetti dell’acquisizione entro 30 giorni.

Vale la pena ricordare che la notifica discende da un obbligo di legge: acquisizioni e fusioni, infatti, devono essere sempre comunicate quando il fatturato realizzato a livello nazionale dall’insieme delle imprese interessate supera i 595 milioni di euro oppure quando il fatturato individuale di almeno due dei soggetti coinvolti supera i 36 milioni.

 

Catene, l’incidenza % delle tre insegne principali a livello regionale

Fonte: elaborazione Pharmacy Scanner da dati pubblici

 

Quando si parla di catene, c’è anche un’altra norma “antitrust” da considerare: quella introdotta dalla legge 124/2017 sulla concorrenza, che impone un tetto del 20% al numero di farmacie che una stessa insegna può possedere in ciascuna regione. Al momento, però, tutte le catene sono ben al di sotto di tale soglia. Anzi, come mostra la tabella sottostante, realizzata da Pharmacy Scanner sulla base di dati pubblici, in nessuna regione le tre insegne numericamente più forti – Hippocrates, Benu e Dr.Max (nel cui totale non figurano ancora le circa quaranta farmacie di Farmacie Italiane) – arrivano anche solo alla metà del tetto previsto dalla legge.

Non solo: anche nell’eventualità, molto remota, che in breve tempo un unico soggetto acquisisse il controllo di tutte e tre le catene, la soglia del 20% resterebbe comunque lontana. Soltanto in tre regioni – Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – la somma delle farmacie di Hippocrates, Benu e Dr.Max raggiungerebbe la doppia cifra percentuale, ma si fermerebbe comunque al di sotto del 15%. Come detto, però, si tratta di uno scenario puramente teorico.

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