In Filiera

Nel grande Monopoli delle farmacie apparecchiato dalla Legge sulla concorrenza è il momento delle cooperative dei farmacisti. La bresciana Cef si è aggiudicata nei giorni scorsi la sua prima farmacia di proprietà, un esercizio milanese appartenente un tempo a Essere Benessere. E Farmacentro, la cooperativa umbro-marchigiana, è in trattativa avanzata per l’acquisto di una farmacia emiliana, che anche in questo caso diventerebbe il primo esercizio di proprietà del gruppo.

E siamo solo all’inizio: Cef sarebbe già al lavoro su un’altra mezza dozzina di obiettivi in giro per l’Italia, per cominciare a tradurre in realtà il piano annunciato a ottobre dal suo presidente, Vittorino Losio, che prometteva 400 farmacie di proprietà nel giro di 5-6 anni. Farmacentro, dal canto suo, non fa mistero di essere interessata all’acquisto di altri esercizi: l’operazione emiliana serve a togliere dal mercato una farmacia in difficoltà economica che era cliente della cooperativa, ma c’è comunque l’intenzione di mettere a segno altre acquisizioni da integrare nella rete del gruppo, Miafarmacia, già oggi assimilabile a una catena grazie alle 200 farmacie che le hanno fornito delega pressoché totale.

Quasi certamente altre cooperative scenderanno a breve in campo, ma sulle integrazioni verticali che potrebbero venire da questa parte della distribuzione intermedia pesa l’alea aperta dal parere del Consiglio di Stato sulla Legge 124/2017 per la concorrenza. Come alcuni esperti hanno già avvertito nei giorni scorsi, infatti, i chiarimenti e le indicazioni fornite da Palazzo Spada in materia di incompatibilità rischiano di complicare la vita soprattutto alle cooperative: secondo i giudici, infatti, non può essere socio di una società di farmacie il farmacista che è già titolare di altra farmacia in forma individuale, un’evenienza che – appunto – nel caso delle cooperative è la normalità.

Non a caso, davanti all’intervento del Consiglio di Stato in parecchi hanno storto la bocca. «Si tratta soltanto di un parere» osserva l’avvocato Quintino Lombardo «ma è legittimo supporre che le amministrazioni pubbliche, magari con qualche perplessità, si adegueranno comunque ai suoi contenuti. Dunque, per opporsi non resterà che tentare la via giurisdizionale, oppure ragionare sulla possibilità di partecipazione a società d’investimento che, in quanto tali, non sarebbero titolari di farmacia ma potrebbero acquistare quote di altre società con interessi nel settore, fermo restando che non esistono soluzioni facili».

E’ probabile che i nodi verranno presto al pettine, perché l’idea che serpeggia tra le cooperative è quella di dare battaglia. Cioè ignorare le indicazioni di Palazzo Spada e, nel caso di provvedimenti amministrativi, ricorrere al Tar e osservare che succede. Si vedrà. Intanto con la discesa in campo di Cef e Farmacentro il numero delle pedine che girano per le caselle del tabellone a caccia di farmacie da comprare come se fossero case e alberghi comincia a farsi nutrito: ci sono le catene, le società della distribuzione intermedia, il capitale puro (imprenditori di altri comparti che cercano l’affare) e ora anche le cooperative. Nuovi giocatori potrebbero ancora aggiungersi (prima di Natale girava voce che Coop Firenze fosse interessata ad acquistare, ma finora non si sono trovate conferme) e altri probabilmente stanno già giocando tenendo però nascoste le loro pedine. Quando si accenderanno le prime insegne di catene, forse già quest’estate, il quadro diventerà più chiaro.

 

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