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Datamatrix, cresce l’attesa per il decreto del Ministero. Intanto è allarme: farmacie disinformate

Filiera

Siete al banco della vostra farmacia. State servendo un cliente con ricetta Ssn, il robot vi ha appena inviato dal magazzino la confezione prescritta e vi apprestate a defustellarla, come d’abitudine. Strano, il bollino non è esattamente dove sta di solito e ha fattezze leggermente diverse dall’usuale. Ma non ci fate troppo caso.

Passate il codice a barre con il lettore ottico ed ecco la prima sorpresa: il gestionale non legge nulla, come se il barcode fosse finto. Ci pensate un attimo, poi afferrate il coltellino levafustelle e cercate di sollevare lo strato adesivo. Ed è a questo punto che arriva lo shock: il bollino non si stacca. Per qualche strano errore è tutt’uno con la scatola. Impossibile rimuoverlo.

E voi, davanti al cliente sempre più perplesso, andate nel panico: ora cosa attacco sulla ricetta o sul registro fustelle? E come faccio con la Dcr?

Non è un incubo. È ciò che potrebbe capitare tra tre mesi ai farmacisti che ancora non sanno nulla di serializzazione e sgranano gli occhi se qualcuno parla loro di datamatrix. E sono tanti, anzi tantissimi. Lo ha detto senza giri di parole Dario Castelli, segretario del Sunifar Lombardia, intervenendo la settimana scorsa a un convegno dedicato proprio all’argomento: «La maggior parte dei farmacisti titolari non è informata e non sa assolutamente cosa succederà dal 9 febbraio».

 

Tracciatura europea, cosa avranno le nuove confezioni dal 9 febbraio

 

Ripassino? Dal 9 febbraio 2027, cioè tra appena tre mesi, cominceranno a circolare le prime confezioni di farmaci prodotte secondo gli standard del sistema europeo di tracciatura. Per le farmacie le novità sono essenzialmente due.

La prima: il codice univoco della confezione andrà rilevato con il lettore ottico non più dal barcode del bollino dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato (Ipzs), ma dal datamatrix, il codice bidimensionale stampato direttamente sulla scatola, sul retro o sulla linguetta superiore.

La seconda: il bollino farmaceutico rimarrà, anche se in una versione leggermente rinnovata, e continuerà a riportare una targa e un codice a barre. Quest’ultimo, però, non andrà più letto, perché non conterrà più le informazioni utilizzate oggi per la tracciatura. Il bollino assumerà di fatto la funzione di una carta valori, ed è così che si chiamerà d’ora in avanti, un po’ come le fascette che sigillano i pacchetti di sigarette.

Tutto questo dal 9 febbraio, quando le nuove confezioni cominceranno a entrare in circolazione, mentre quelle vecchie verranno gradualmente smaltite. Si completerà così il passaggio dell’Italia al sistema europeo di tracciatura, la cosiddetta serializzazione, già in vigore da diversi anni nel resto dell’Unione europea.

Sempre che tutte le tappe vengano rispettate. Perché all’appello mancano ancora alcuni passaggi.

Il primo è lo schema di decreto del ministero della Salute con le specifiche tecniche. Secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, il provvedimento dovrebbe arrivare entro la fine del mese. Tutta la filiera lo attende con impazienza: i punti da chiarire sono ancora parecchi e, più il calendario avanza, meno tempo rimane ad aziende, farmacie e software house per aggiornare sistemi e procedure.

Il decreto, per esempio, dovrebbe finalmente ufficializzare quanto si dice da tempo tra gli addetti ai lavori, come Pharmacy Scanner aveva già anticipato quest’estate. In una prima fase, le farmacie dovrebbero essere tenute a decommissionare, ossia a disattivare attraverso la lettura ottica il codice univoco, soltanto le nuove confezioni con datamatrix dispensate in regime di Servizio sanitario nazionale (Ssn), cioè prescritte su ricetta rossa.

Un altro chiarimento atteso riguarda i farmaci distribuiti per conto (Dpc). In questo caso, il decommissioning dovrebbe essere assicurato dalle aziende ospedaliere o dalle Asl che acquistano i medicinali, non dalle farmacie che li dispensano.

Per alcuni particolari canali distributivi, per esempio le forniture a determinati professionisti sanitari, le strutture pubbliche potrebbero avvalersi del supporto dei grossisti. Si tratterebbe comunque di casi marginali, da disciplinare attraverso accordi a livello locale.

Cresce invece la preoccupazione per i Sar, i sistemi di accoglienza regionali utilizzati dalle Regioni che non si appoggiano direttamente al Sistema di accoglienza centrale (Sac). Per quest’ultimo, Sogei ha già iniziato a fornire le specifiche necessarie e le software house stanno lavorando all’adeguamento dei gestionali.

Sul fronte dei Sar, invece, è ancora buio totale. Nessuna Regione si è fatta avanti e, come spesso accade in questo Paese, il rischio è che la sveglia suoni soltanto all’ultimo momento.

Infine, sarebbe ormai in dirittura d’arrivo anche il «verificatore» cui sta lavorando Promofarma per semplificare la gestione delle nuove confezioni. Grazie all’applicazione, i farmacisti potranno controllare a campione la validità dei codici datamatrix sui medicinali ricevuti dal distributore, riducendo il rischio che l’attività al banco venga rallentata da un eccesso di segnalazioni.

Come Sogei ha già chiarito, infatti, la farmacia non è autorizzata a dispensare confezioni che, alla lettura del codice univoco, risultino irregolari. Può trattarsi di un codice errato, inesistente oppure già disattivato, come nel caso di un medicinale che risulti già dispensato da un’altra farmacia.

Il timore è che nella fase iniziale, come già accaduto in altri Paesi, si registri un numero elevato di falsi positivi: confezioni regolari che il sistema segnala erroneamente come irregolari.

Anche per questo, dai test pilota è già emersa l’importanza di verificare l’idoneità dei lettori ottici in uso nelle farmacie e, dove necessario, orientarsi verso modelli più recenti. Federfarma dovrebbe diffondere a breve indicazioni più precise al riguardo.

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