Filiera

Sono ormai 1.200-1.300 le farmacie italiane che hanno fatto ricorso alla robotica per automatizzare il proprio magazzino, con una crescita di quasi il 50% nell’ultimo triennio. E’ un fenomeno che si spiega con le agevolazioni fiscali concesse dalle manovre finanziarie più recenti (superammortamento e iperammortamento) ma anche con gli interventi messi in campo da parecchi farmacisti titolari per preparare le loro aziende alla pressione competitiva che arriverà. In entrambi i casi si tratta di fattori che non si esauriranno nel breve periodo (il Governo ha già rinnovato l’iperammortamento anche per il 2018) ed è per questo che tra le aziende dell’automazione in farmacia si respira ottimismo per il futuro più prossimo.

E’ il caso di Bd Rowa, uno dei marchi leader del comparto, che nel canale vede spazi di crescita ancora consistenti: «Stiamo parlando di un mercato che potenzialmente può raggiungere il 50% delle farmacie in attività» spiega a Pharmacy Scanner Mauro Santapaola, amministratore delegato per l’Italia del gruppo tedesco «dunque ci sono spazi importanti ancora da coprire». Valutazioni più o meno simili anche da Paolo Sacco, amministratore delegato di un altro brand del comparto, Pharmathek: «In Germania ha il magazzino robotizzato il 20% circa delle farmacie» osserva «in Italia siamo attorno al 6%. Forse non arriveremo ai numeri dei nostri vicini tedeschi, ma non c’è dubbio che il mercato è destinato a crescere».

Inducono a tali stime anche le motivazioni che spingono i farmacisti titolari ad automatizzare. «Le agevolazioni fiscali sono la leva che fanno cancellare gli ultimi eventuali dubbi» continua Sacco «ma le considerazioni che portano all’investimento sono innanzitutto gestionali». «Per cominciare convince l’efficientamento logistico che scaturisce dalla robitizzazione» osserva Santapaola «l’automazione libera tempo e risorse che possono essere impiegate più proficuamente nell’attività di vendita. Le genericazioni hanno fatto lievitare i volumi, robot e caricatori automatici, che smistano lo “scaricato” del grossista senza alcun intervento umano, alleviano il carico di lavoro dell’azienda».

Altro atout, il recupero di spazio fisico da ridistribuire alle attività della farmacia che generano profitto: «Lo spazio» conferma Santapaola «è da sempre una risorsa ridotta in farmacia. In quest’ottica, l’automazione si traduce in un vero e proprio investimento». «Non a caso» aggiunge Sacco «su dieci farmacie che ristrutturano nove ne approfittano per robotizzare il magazzino. E lo spazio risparmiato viene destinato all’area di libera vendita, oppure è utilizzato per creare postazioni di vendita aggiuntive dedicate a reparti specializzato oppure per snellire le code al banco principale nelle ore di maggiore afflusso».

Infine, va sfatato il luogo comune secondo il quale chi acquista un robot lo fa per licenziare personale. «E’ un luogo comune da sfatare» risponde Sacco «l’automazione non elimina posti di lavoro ma aiuta a gestire meglio le risorse, a impiegare in modo più efficiente tempo e personale». «Quando il farmacista ci chiama per informarsi sulle nostre macchine» conferma Santapaola «sa già cosa vuole e se sceglie di robotizzare non è per chiudere posizioni di lavoro. L’esigenza principale è quella di recuperare spazio, il che dimostra a mio parere due cose: primo, il farmacista titolare ha già colto il vero valore aggiunto dell’automazione; secondo, ha capito dove lavorare per prepararsi a competere con il capitale che verrà».

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