Il farmacista è tra i principali riferimenti ai quali gli italiani guardano quando cercano informazioni sui medicinali omeopatici: lo indica il 39% degli intervistati, poco meno del medico esperto in omeopatia (40%) e alle spalle del medico di medicina generale, citato dal 54%. Più distanziati i canali istituzionali: il 27% si rivolgerebbe alle strutture sanitarie pubbliche e il 26% alle autorità sanitarie.
È uno dei dati che emergono dall’indagine «Scenario e consumatori di Medicinali Omeopatici 2026», realizzata da Eumetra per Omeoimprese su un campione di oltre 1.400 adulti. La ricerca fotografa, in particolare, un fabbisogno informativo ancora consistente tra chi ricorre a questi prodotti: il 31% degli intervistati dichiara di volerne sapere di più, quota che sale al 49% tra coloro che hanno utilizzato medicinali omeopatici negli ultimi sei mesi. In pratica, quasi un utilizzatore recente su due ritiene insufficienti le informazioni di cui dispone.
Secondo le stime ricavate dalla stessa indagine, nell’ultimo anno avrebbero utilizzato medicinali omeopatici quasi 18,5 milioni di italiani. Un bacino rilevante anche per la farmacia, che rimane uno dei principali luoghi nei quali il consumatore può cercare un orientamento professionale, in particolare quando l’acquisto avviene nell’ambito dell’autocura.
Il tema dell’informazione si intreccia con le peculiarità della disciplina regolatoria. Come ricorda Omeoimprese, attualmente nessun medicinale omeopatico autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) dispone di indicazioni terapeutiche approvate attraverso la procedura prevista dalla normativa. La legislazione europea consente agli Stati membri di prevedere specifici percorsi autorizzativi che tengano conto della tradizione omeopatica nazionale, possibilità contemplata anche dall’ordinamento italiano ma finora non resa operativa. In Paesi come Francia e Germania, invece, sono attivi strumenti di valutazione che hanno consentito ad alcune specialità di riportare ambiti di utilizzo, posologia e informazioni approvate per il paziente.
Sulla base dei risultati dell’indagine, l’Associazione italiana per il sostegno all’omeopatia (Aiso) chiede quindi di aprire una riflessione sulla possibilità di rendere disponibili anche in Italia, quando ne ricorrano le condizioni e nel rispetto delle procedure previste, indicazioni terapeutiche e posologiche approvate negli stampati dei medicinali omeopatici.
«Il paziente deve poter contare su informazioni chiare, validate e comprensibili, che lo aiutino a dialogare meglio con il medico e con il farmacista e a riconoscere i limiti dell’autocura», osserva la presidente di Aiso, Rossana Cavaglieri. La mancanza di indicazioni, aggiunge, non impedisce il ricorso a questi medicinali ma rischia di spingere gli utilizzatori a cercare risposte attraverso il passaparola o fonti «la cui attendibilità non è sempre verificabile».
Da qui l’intenzione dell’associazione di portare la questione all’attenzione delle istituzioni e di promuovere iniziative informative rivolte ai cittadini. «Il bisogno espresso dai pazienti merita di essere ascoltato», conclude Cavaglieri: «la libertà di scelta richiede responsabilità e la responsabilità ha bisogno di conoscenza».
