Il mercato italiano dei medicinali omeopatici chiude il primo semestre 2026 con una contrazione del 9,8% a volumi, parecchi punti in più rispetto al calo registrato nello stesso periodo dal mercato complessivo della farmacia. A segnalarlo è Omeoimprese, l’associazione delle aziende produttrici e distributrici di medicinali omeopatici e antroposofici, che riconduce l’andamento alla combinazione tra aumento dei costi e criticità di carattere regolatorio.
Il confronto proposto dall’associazione è con i dati Iqvia relativi ai primi mesi dell’anno: il mercato retail della farmacia cresce a valore del 3,6%, mentre il Consumer Health rimane sostanzialmente stabile (+0,1%). A volumi, il mercato complessivo registra invece una flessione dell’1,5%, contro il -9,8% rilevato per l’omeopatia.
«Stiamo attraversando una fase particolarmente complessa» osserva la presidente di Omeoimprese, Silvia Nencioni. Da una parte, spiega, «le imprese devono assorbire pressioni crescenti sui costi di produzione, sugli approvvigionamenti e sulla logistica», dall’altra devono confrontarsi con «un quadro normativo che presenta rigidità e nodi ancora irrisolti».
Sul versante dei costi, l’associazione riferisce aumenti fino al 7% per il packaging in plastica e del 3% per il vetro, ai quali si aggiungono le maggiorazioni legate a trasporti e carburanti. Una delle imprese associate, in particolare, avrebbe registrato l’introduzione da parte dei corrieri di un «Contingency Fuel Adjustment» del 3,8%.
Si allungano anche i tempi di approvvigionamento: per alcuni materiali, come l’alluminio, Omeoimprese indica il passaggio da sei a nove settimane per le consegne, mentre gli orizzonti di programmazione richiesti dai fornitori sarebbero saliti dai precedenti quattro-sei mesi a nove-dodici. Condizioni che, secondo l’associazione, impongono alle aziende di rivedere scorte, pianificazione produttiva e organizzazione logistica.
Il secondo fronte indicato da Omeoimprese è quello regolatorio. L’associazione ricorda che i medicinali omeopatici attualmente autorizzati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) non riportano indicazioni terapeutiche approvate. Omeoimprese mette a confronto il quadro italiano con quello di Francia e Germania, dove esistono percorsi che consentono per alcuni prodotti di fornire informazioni approvate sugli ambiti di utilizzo e sulla posologia.
È su questo punto che l’associazione sollecita un intervento normativo. «Non chiediamo regole meno rigorose» afferma Nencioni «chiediamo un quadro chiaro, coerente e capace di riconoscere le specificità del comparto, nel pieno rispetto delle garanzie previste per tutti i medicinali».
Il calo segnalato da Omeoimprese arriva peraltro in una fase in cui la spesa farmaceutica complessiva continua a crescere. Secondo il Rapporto OsMed 2025 dell’Aifa, pubblicato nell’agosto scorso, la spesa farmaceutica italiana ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, il 6% in più rispetto al 2024, mentre la componente pubblica si è attestata a 28,4 miliardi, con un incremento del 5,8%. Nell’assistenza convenzionata i consumi medi risultano cresciuti dell’1%.
