Telemedicina in farmacia, linee guida Agenas. Pillon (Aisdet): ottimo spartito, ma gli strumenti?

Filiera

È sull’interoperabilità con Cup e Fse (Fascicolo sanitario elettronico) che si misurerà la serietà dei progetti coltivati dal Ssn attorno alla telemedicina in farmacia: se la refertazione prodotta dagli esercizi che portano la croce verde non verrà integrata nei sistemi digitali del Servizio sanitario nazionale, c’è il serio rischio che le prestazioni a distanza offerte dalle farmacie rimangano fuori dalla rete della presa in carico. È una delle perplessità sollevate da Sergio Pillon, vicepresidente e responsabile relazioni istituzionali di Aisdet, Associazione italiana sanità digitale e telemedicina, in un articolo dedicato alle recenti Linee di indirizzo di Agenas per la telemedicina in farmacia, pubblicato nei giorni scorsi su Agenda Digitale.

Il documento di Agenas, rimarca per cominciare Pillon, mira a definire un modello organizzativo per l’erogazione dei servizi di telemedicina nelle farmacie convenzionate, con particolare attenzione alle rurali (ma senza escludere le urbane). Il documento non ha carattere prescrittivo, ma offre a Regioni e Aziende sanitarie un riferimento per gli accordi attuativi locali, nel quadro del dm 77/2022 e della Missione 6 del Pnrr.

Il giudizio complessivo di Pillon è positivo. Agenas, osserva, «ha guardato la realtà prima di scrivere il regolamento», prendendo atto del ruolo che la farmacia ha già assunto sul territorio. Il modello comprende televisita, telemonitoraggio e telecontrollo, teleconsulto e teleassistenza, oltre a prestazioni come elettrocardiogramma, holter cardiaco e pressorio e spirometria, con trasmissione dei dati a un centro di telerefertazione.

Un altro elemento apprezzato è la delimitazione delle responsabilità. Il farmacista svolge una funzione tecnico-logistica e di facilitazione, prepara il paziente, applica i dispositivi e trasmette i dati, ma non interpreta il risultato: la responsabilità clinica rimane al professionista che esegue e referta la prestazione. Per Pillon è un confine essenziale, perché «la telemedicina in farmacia funziona se è un’estensione del Servizio sanitario, non un mercatino parallelo di esami senza indicazione».

Le criticità individuate sono invece tre: remunerazione, disponibilità delle apparecchiature e interoperabilità. Sul versante economico, Pillon richiama il nodo delle tariffe e della remunerazione delle prestazioni, affidate alla contrattazione regionale. Su questo punto, tuttavia, rispetto al quadro preso in esame nell’intervento va registrata una novità: dal 21 settembre è entrato in vigore il nuovo Nomenclatore tariffario nazionale della specialistica ambulatoriale, che fissa a 12,05 euro la tariffa per l’Ecg senza visita medica, a 42,85 euro quella per l’Holter pressorio e a 64,25 euro quella per l’Holter cardiaco.

Gli importi peraltro non corrispondono automaticamente al compenso riconosciuto alle farmacie: in base all’Accordo collettivo nazionale, infatti, la tariffa del Nomenclatore costituisce uno dei parametri che gli Accordi integrativi regionali devono prendere in considerazione per determinare la remunerazione, assieme alle specificità delle farmacie rurali sussidiate, agli eventuali ulteriori criteri regionali e alle risorse disponibili. Federfarma ha inoltre chiarito che anche gli Air sottoscritti prima del 21 settembre dovranno essere adeguati alle nuove tariffe.

Va ricordato, inoltre, che la legge di Bilancio 2026 ha stanziato 50 milioni di euro annui per la telemedicina in farmacia. La disponibilità di risorse e l’entrata in vigore del nuovo Nomenclatore definiscono dunque un quadro economico più avanzato rispetto a quello descritto da Pillon, ma non eliminano la dimensione regionale della remunerazione: saranno gli Air a tradurre concretamente questi riferimenti nei compensi riconosciuti alle farmacie.

Secondo nodo, le apparecchiature. Pillon osserva che le postazioni tecnologiche di base finanziate dal Pnrr possono essere messe a disposizione in comodato, mentre dispositivi diagnostici come Ecg, Holter e spirometri restano a carico delle farmacie, salvo finanziamenti o accordi regionali. Il rischio, nella sua lettura, è che vengano penalizzate proprio le rurali che il progetto Agenas intende privilegiare.

Anche qui il quadro degli investimenti è però più ampio. Le farmacie rurali hanno già beneficiato dello specifico investimento Pnrr Missione 5, Componente 3, investimento 1.2 – «Strutture sanitarie di prossimità territoriale», dotato originariamente di 100 milioni di euro e destinato, tra l’altro, alla presa in carico dei cronici e al potenziamento dei servizi di telemedicina. L’avviso del 2021 puntava a sostenere almeno 2.000 farmacie rurali e, dopo la revisione del Pnrr, la misura è stata rimodulata distinguendo gli interventi nelle aree interne da quelli esterni finanziati con altre risorse. A ciò si aggiungono le dotazioni tecnologiche previste nell’ambito della Missione 6, Componente 1, investimento 1.2.3 «Telemedicina per un migliore supporto ai pazienti cronici», articolato nel sub-investimento 1.2.3.1 per la Piattaforma nazionale di telemedicina e 1.2.3.2 per i servizi di telemedicina, nel quale rientra anche l’acquisizione delle postazioni di lavoro.

È però l’interoperabilità il punto sul quale Pillon usa i toni più netti. Le Linee prevedono il collegamento dei sistemi regionali alla Piattaforma nazionale di telemedicina e indicano l’integrazione con il Fse «ove possibile» e il ricorso al Cup «laddove previsto». Formulazioni giudicate troppo deboli: «Quei due “ove” e “laddove” sono la storia della sanità digitale italiana in sei sillabe». E ancora: «Se il referto dell’holter finisce solo in un pdf consegnato allo sportello e non nel Fascicolo, non abbiamo fatto telemedicina: abbiamo fatto un servizio di corriere sanitario con la firma digitale». Per Pillon, quindi, integrazione con Fse e Cup dovrebbero diventare requisiti degli accordi attuativi e precedere l’avvio dei servizi.

Promossi, infine, formazione e monitoraggio. Le Linee richiedono competenze tecnico-operative sui dispositivi, organizzative su Cup e Fse e comunicative per accoglienza e consenso informato. Positivo anche il sistema di indicatori, che dovrebbe misurare copertura territoriale, tempi di attesa, coinvolgimento di medici di medicina generale e pediatri, mobilità sanitaria e soprattutto «autosostenibilità», ossia la capacità dei servizi di continuare a funzionare con risorse ordinarie una volta esauriti i finanziamenti straordinari.

La conclusione di Pillon riassume opportunità e limiti del documento Agenas: il modello organizzativo, scrive, «questa volta, è scritto bene». Ma senza tariffe definite, disponibilità delle apparecchiature e soprattutto interoperabilità effettiva, rischia di restare «un ottimo spartito consegnato a un’orchestra senza strumenti».

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