Televisita in farmacia, la Francia fa benchmark sulla profittabilità: «A contare davvero sono le ricette»

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Arriveranno tra luglio e settembre le postazioni informatiche (computer “all in one” con wi-fi e Lan) che consentiranno alle farmacie rurali della Lombardia di offrire agli assistiti il servizio di televisita previsto dalla Missione 6-Componente 1 del Pnrr, per agevolare il consulto specialistico a distanza nelle aree disagiate. La notizia arriva dal webinar organizzato la settimana scorsa da Federfarma Lombardia per spiegare ai propri iscritti finalità e modalità di adesione al servizio, che potrebbe partire dal prossimo autunno. Seguiranno – in ordine sparso – le altre Regioni, motivo per cui l’esperienza lombarda promette già di fare da benchmark per chi verrà dopo. In particolare, sarà interessante vedere quale orientamento prenderà la Lombardia riguardo alla remunerazione del servizio: farmacie e Regione non ne discuteranno prima di settembre, ma la trattativa verrà seguita con attenzione anche dalle farmacie del resto d’Italia. Come dimostrano il successo o l’insuccesso di altre attività della farmacia dei servizi (dalla telemedicina alle vaccinazioni), la redditività economica delle prestazioni esercita un peso rilevante sulle scelte dei singoli titolari.

Diventa allora utilissimo l’articolo che il 18 giugno scorso il Quotidien du Pharmacien ha dedicato proprio al tema della “profittabilità della televisita”. In Francia questo servizio, che prende il nome di téléconsultation, viene proposto già da diversi anni e ha raggiunto una diffusione significativa: secondo i dati citati dal periodico, un terzo delle farmacie offre oggi ai pazienti la possibilità di effettuare una consultazione medica a distanza. Nel 2025 ognuna di queste farmacie ha realizzato in media 234 televisite, equivalenti a quattro-cinque prestazioni alla settimana, anche se la mediana si ferma a circa 160 consulti annui e soltanto il 5% delle sedi superale 719 consultazioni l’anno, pari a circa 14 a settimana.

Numeri che, secondo Emmanuel Leroy, esperto contabile e responsabile nazionale del settore salute della società di consulenza Rydge Conseil, non bastano a garantire il ritorno economico dell’investimento. «Con cinque televisite alla settimana è difficile ammortizzare i costi», osserva il professionista, ricordando come la sostenibilità dipenda da una molteplicità di fattori che il farmacista dovrebbe valutare prima ancora di sottoscrivere un contratto di leasing per le attrezzature.

Il primo elemento è il contesto territoriale. Michel Gicquel, titolare di farmacia rurale a La Suze-sur-Sarthe, racconta di aver installato prima una postazione e poi una cabina chiusa per far fronte alla domanda. La sua farmacia, situata accanto a un supermercato e frequentata da circa 400 pazienti al giorno, effettua tra 80 e 100 televisite al mese. In un bacino di diecimila abitanti dove, nonostante l’arrivo di tre nuovi medici, l’attesa per una visita può raggiungere le tre settimane, il farmacista considera il servizio economicamente sostenibile soprattutto grazie alle prescrizioni che vengono immediatamente dispensate e alla capacità di attrarre nuovi utenti (detto per inciso, anche nella televisita italiana il medico potrà prescrivere, ma solo attraverso il Fse). Secondo Leroy, la televisita funziona particolarmente bene non solo dove mancano i medici, ma anche nei territori con popolazioni fragili che necessitano di assistenza e nelle località turistiche frequentate da visitatori stranieri che scoprono di aver bisogno di una prescrizione per acquistare farmaci in Francia.

Un secondo fattore riguarda il profilo dei pazienti. L’esperienza francese mostra che le persone più giovani e digitalmente competenti tendono a effettuare la consultazione direttamente dal proprio smartphone, mentre chi si reca in farmacia è spesso anziano o presenta difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie. Sophie Minil, titolare a Gretz-Armainvilliers, descrive situazioni che potrebbero risultare familiari anche alle farmacie italiane: pazienti che non ricordano le credenziali di accesso, che utilizzano il telefono di un familiare o che non dispongono degli strumenti necessari per completare autonomamente la procedura. A questi si aggiungono i pazienti che necessitano di dispositivi connessi – misuratori di pressione, pulsossimetri, stetoscopi digitali – per consentire al medico una valutazione più accurata.

C’è poi il capitolo dei costi. Per accedere agli incentivi dell’assicurazione sanitaria francese la farmacia deve disporre di un locale che garantisca la riservatezza. Alcuni titolari hanno dovuto effettuare lavori di ristrutturazione per ricavare un box dedicato. Le attrezzature possono costare da 5.000 a 15.000 euro in acquisto diretto oppure essere noleggiate tramite leasing con canoni che arrivano fino a 600 euro al mese per le cabine chiuse. Jean-Philippe Brégère, presidente dell’Uspo (Unione dei sindacati dei farmacisti titolari) della Charente e vicepresidente nazionale dell’organizzazione, afferma che il servizio costa alla sua farmacia 160 euro al mese.

Ancora più critico appare l’impatto sull’organizzazione interna. Olivier Godart, titolare di una farmacia di 250 metri quadrati a Fontenay-Trésigny, sottolinea come l’attività richieda assistenza continua: accoglienza del paziente, supporto tecnico, sanificazione delle apparecchiature (anche il regolamento italiano prevede obblighi in tal senso), gestione della documentazione e risoluzione dei problemi di connessione. Anche Brégère lamenta frequenti interruzioni del collegamento e difficoltà operative che finiscono per ricadere sul farmacista. Sophie Minil racconta che, nei momenti di maggiore affluenza, può capitare di dover abbandonare temporaneamente il banco per aiutare un paziente in cabina. Un aspetto che in Italia meriterà particolare attenzione, soprattutto nelle farmacie con organici ridotti.

Sul fronte economico, il modello francese offre indicazioni altrettanto interessanti. L’Assurance Maladie riconosce un contributo iniziale di 1.225 euro per l’installazione del servizio nell’ambito della Rosp (Rémunération sur objectifs de santé publique, remunerazione per obiettivi di salute pubblica). Successivamente l’assistenza fornita dal farmacista viene remunerata con un forfait di 25 euro ogni cinque consultazioni, fino a un massimo di 750 euro annui. Il problema, osservano diversi titolari intervistati dal Quotidien du Pharmacien, è che il tetto viene raggiunto rapidamente e la remunerazione effettiva per singola televisita diminuisce con l’aumentare dell’attività. Godart, che realizza circa 500 consultazioni all’anno, ritiene che il compenso non sia adeguato all’impegno richiesto. «Se non ci sarà un migliore riconoscimento economico del ruolo del farmacista nella televisita assistita, smetteremo» afferma.

La vera sostenibilità economica deriva quindi soprattutto dalla cosiddetta valorizzazione indiretta. Gicquel è esplicito: la televisita è redditizia perché genera prescrizioni che vengono immediatamente dispensate. A queste si aggiungono il consiglio sui farmaci da banco e la fidelizzazione di pazienti che apprezzano la possibilità di trovare nello stesso luogo assistenza sanitaria, accesso al medico e consegna immediata della terapia. Emmanuel Leroy invita tuttavia a non considerare il servizio come una nuova fonte di margine rilevante: più che una voce di profitto, rappresenta uno strumento di attrazione e fidelizzazione che richiede una pianificazione accurata per trasformarsi in valore economico.

Non sorprende, quindi, che molti farmacisti francesi continuino a sostenere la televisita pur riconoscendone la scarsa redditività diretta. «Non è redditizia, ma non riuscirei più a rinunciare alla cabina», ammette Brégère. Del resto, la finalità principale del servizio resta il miglioramento dell’accesso alle cure e il contrasto ai deserti sanitari. Non a caso il governo francese sta lavorando per favorire ulteriormente le televisite assistite nelle aree a bassa densità medica. Florian Bon, responsabile dell’ufficio Accesso territoriale alle cure della Direzione generale dell’offerta sanitaria (Dgos), ricorda che la consultazione è considerata assistita quando il farmacista supporta il professionista sanitario nell’esecuzione di alcuni atti clinici e accompagna il paziente nella comprensione del percorso di cura.

Per le farmacie italiane che si preparano all’arrivo del servizio grazie al Pnrr, il messaggio che arriva dalla Francia è chiaro. La sostenibilità della televisita non dipende soltanto dalla tariffa riconosciuta per la prestazione, ma da un equilibrio più complesso che coinvolge organizzazione, tipologia di utenza, contesto territoriale e capacità di integrare il consulto a distanza nel percorso complessivo di presa in carico del paziente. Un’esperienza da osservare con attenzione mentre le Regioni definiscono i tasselli operativi e, soprattutto, il capitolo economico.

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