«Il venditore deve diventare un consulente». Lo sentiamo ripetere da anni. Nelle riunioni commerciali, nei corsi di formazione, nelle presentazioni aziendali. Siamo quasi tutti d’accordo. Ma cosa significa, concretamente, essere consulente di una farmacia?
La risposta parte da quanto conosciamo davvero il business del cliente che abbiamo davanti: di certo sappiamo quanto acquista da noi, quali dei nostri prodotti tratta, che condizioni ha, quanto manca al budget. Sono informazioni fondamentali. Ma raccontano solo la parte di farmacia che riguarda la nostra azienda.
Mi capita di incontrare agenti molto preparati riguardo alla loro azienda, al catalogo, alle campagne. Sono invece meno preparati sui mercati della farmacia, su come cambiano, a volte sulla concorrenza. Eppure è dentro questo contesto che il farmacista valuta le nostre proposte e sceglie dove investire.
Per capirne le scelte, la lettura deve partire dal quadro d’insieme. Come lavora quella farmacia? Su cosa sta investendo? Conoscere i risultati che cerca e le difficoltà che incontra ci aiuta a capire quale ruolo possiamo recitare nella platea dei suoi fornitori.
Per noi una farmacia può essere un cliente importante. Per lei invece possiamo essere un fornitore tra tanti, con un peso limitato e una proposta facilmente sostituibile. Conoscere questa differenza aiuta a capire quale attenzione possiamo ottenere, quali aspettative dobbiamo soddisfare e che contributo possiamo costruire nel tempo.
Il titolare può darsi l’obiettivo di migliorare la redditività, ridurre lo stock, sviluppare il consiglio o dare più riconoscibilità alla farmacia. Una proposta acquista forza quando trova un posto tra queste priorità. È da lì che prende forma il progetto che possiamo costruire insieme.
Poi c’è la casistica. Una farmacia può acquistare poco da noi e sviluppare molto bene la categoria con altri marchi. Un’altra può aver fatto un primo ordine soddisfacente e avere ancora quasi tutto il prodotto a scaffale. Guardando solo il nostro fatturato, rischiamo di trascurare la prima farmacia e di continuare a spingere sulla seconda. Capire cosa succede in entrambi i casi cambia le decisioni. Nel primo può esserci un’opportunità da approfondire, nel secondo una difficoltà da affrontare.
Gli strumenti devono aiutare la rete a scegliere dove concentrare tempo ed energie. Una volta in farmacia serve un altro passaggio: capire quale proposta ha senso per quel cliente. La prima competenza da allargare, quindi, è leggere il business della farmacia, prima di cercare spazio per il nostro.
Negli anni ho organizzato tanti percorsi di formazione per gli agenti. Alcuni mi sono rimasti particolarmente impressi perché aiutavano a guardare il proprio lavoro da una prospettiva diversa.
Uno dei più apprezzati era quello che trattava di gestionale della farmacia. Lavoravano su uno strumento reale, imparando a leggere i numeri con gli occhi del farmacista: gli acquisti, il peso dei fornitori, il collegamento con il conto economico. Gli stessi dati che per noi misurano il risultato commerciale, per lui dicono quanto investe, quanto immobilizza, che ritorno ottiene.
Questo cambio di prospettiva si porta poi nella visita. Davanti a una richiesta di sconto, per esempio, diventa più naturale cercare di coglierne le ragioni: l’offerta di un concorrente, il timore di immobilizzare lo stock, un dubbio sulla rotazione. Le condizioni restano centrali, ma capire da dove sorge la richiesta ci permette di costruire una risposta più pertinente.
Lo stesso vale per un mancato riordino: cosa sta frenando l’uscita del prodotto? Prima di proporre un’altra promozione, serve verificare lo stock e capire come la referenza viene gestita. Il team potrebbe conoscerla poco, non averne colto il ruolo nell’assortimento o sentirsi più sicuro nel consigliare un’alternativa. Situazioni diverse richiedono interventi diversi.
C’è poi una parte che il gestionale non racconta: le persone che decidono. La vendita è anche emozione. In una scelta entrano fiducia, aspettative, timori, esperienze passate. Un altro percorso che ricordo come particolarmente utile lavorava proprio sulle soft skill, allenando la capacità di ascoltare l’interlocutore e comprenderne meglio i bisogni. Si impara a prestare attenzione a come valutano una proposta, alle domande che fanno, a ciò che li rassicura o li fa esitare.
Dietro la stessa richiesta di sconto possono esserci bisogni diversi. Un farmacista può aver avuto un acquisto andato male e vuole sentirsi al sicuro prima di decidere. Un altro può voler essere trattato come un cliente che conta. La richiesta è simile, ma per costruire una risposta serve capire quale bisogno la muove.
Leggere il business e leggere le persone sono due competenze che si rafforzano a vicenda. Ci aiutano a costruire una proposta che abbia senso economico e trovi fiducia in chi deve sceglierla. Per me essere consulente significa questo: conoscere il cliente abbastanza da costruire insieme a lui una proposta, prima di venderla.
Si profila insomma all’orizzonte una nuova figura di agente “ibrido”, che a una solida competenza commerciale aggiunge la capacità di osservare, comprendere la farmacia e individuare le soluzioni più opportune.
Non è credibile un agente esperto di tutto. Formare, negoziare, analizzare una categoria, progettare un’attività richiedono competenze specifiche. Chi segue la farmacia deve però riconoscere quale contributo serve, cosa può fare direttamente e quando coinvolgere un collega.
Questa evoluzione riguarda anche chi guida la rete. La conoscenza del cliente si coltiva negli affiancamenti, nelle riunioni, nel coaching. Accanto a “quanto manca all’obiettivo?” serve una domanda in più: “cosa abbiamo capito di questa farmacia?”.
Il confronto sulle sue priorità, sul nostro peso come fornitore e sulle ragioni delle sue scelte aiuta l’agente a preparare la visita successiva e a individuare il supporto necessario. Serve anche un’organizzazione in cui le funzioni collaborino, con responsabilità chiare e risorse accessibili alla rete.
È su queste basi che la consulenza acquista sostanza e che possiamo generare fiducia: aiutare la farmacia a comprendere una proposta, darle un posto nel proprio lavoro e mantenerla nel tempo.
Se vogliamo creare valore per vendere, il punto di partenza è conoscere il contesto in cui quel valore deve prendere forma. Il primo passo è già alla portata di ogni visita: conoscere la farmacia almeno quanto conosciamo ciò che vogliamo venderle.

