Si fermerà a una limatura di pochi punti percentuali, cinque al massimo, il tetto che impone alle catene di detenere in ogni regione non più del 20% delle farmacie in attività. È quanto si deduce dal testo del ddl delega per il riordino della legislazione farmaceutica approvato il 7 ottobre dal Senato. All’articolo 3, comma 1 lettera c, il disegno di legge impegna infatti il Governo a «rivedere i limiti quantitativi rispetto alla titolarità delle farmacie da parte di società di capitali, fissando una quota massima di controllo non inferiore al 15 per cento e non superiore al 19 per cento». In altre parole, 1-5 punti in meno rispetto alla soglia massima fissata della Legge 124/2017, che invece all’articolo 1 comma 158 vietava il controllo, diretto o indiretto, di non più del 20 per cento
delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione o provincia autonoma.
Da notare che il testo del ddl approvato a luglio dalla commissione Igiene e sanità del Senato non era così dettagliato, perché si limitava a parlare di una revisione dei «limiti quantitativi rispetto alla titolarità delle farmacie da parte di società di capitali», con un abbassamento della «quota massima di controllo». Se in aula sono stati aggiunti alla raccomandazione dei paletti minimi e massimi – spiegano gli addetti ai lavori – è perché così vuole il meccanismo delle leggi delega, con cui il Parlamento rimette al governo il compito di legiferare ma senza lasciare “assegni in bianco” (come sarebbe stato con la prima versione dell’emendamento).
Con questo range, tuttavia, si fa forte la sensazione che laddove il tetto dovesse essere abbassato anche di cinque punti (cioè al 15%) per le catene cambierebbe ben poco: come Pharmacy Scanner aveva già scritto a luglio, infatti, al momento tutte le società di capitale detengono farmacie nelle diverse regioni che in quota percentuale neanche arrivano al 10%. Nel caso di Hippocrates, la regione dove ha la maggiore concentrazine di filiali è il Veneto, ma si ferma a poco sopra l’8%. Nel caso di Benu, la presenza più cospicua è in Emilia Romagna dove però sta sotto il 6%; Dr.Max, infine, sfiora anche lei il 6% ma in Val d’Aosta, dove i numeri sono ovviamente piccoli.
Non solo, anche ipotizzando che tra la fine dell’anno e la prima metà del 2027 si scateni una raffica di acquisizioni (come lasciano intendere indiscrezioni e rumors di mercato), tutte le insegne rimarrebbero ben al di sotto non solo della soglia del 20%, ma anche dell’eventuale revisione al 15%. Giusto per fare un esempio: nel caso, meramente teorico, che un soggetto riuscisse a fare sue le farmacie delle tre principali catene oggi in attività (Hippocrates, Benu e Dr.Max), i totali che metterebbe assieme si avvicinerebbero al valore di guardia soltanto in Lombardia (13%, vedi tabella sopra), in veneto (12%) e in Emilia Romagna; le altre regioni rimarrebbero tutte sotto il 10%.
Il condizionale è ovviamente d’obbligo perché ora il ddl delega è in attesa di andare all’esame della Camera, dove potrebbe subire rimaneggiamenti (che però obbligherebbero a un ulteriore passaggio al Senato con un allungamento dei temi che farebbe slittare l’approvazione del testo al 2027). In particolare, si rumoreggia di possibili limature dirette ad abbassare ulteriormente la soglia minima, oppure trasformare il tetto regionale in un tetto nazionale. Non resta che stare alla finestra, considerato che su questa specifica disposizione aleggiano anche altri dubbi: il tetto della 124/2017 valeva non soltanto per le società di capitale, ma anche per società di persone e società cooperative a responsabilità limitata. Il ddl delega invece l’inasprisce ma soltanto per le società di capitali. Chissà che l’Antitrust non abbia da ridire…


