Ho sempre avuto profondo rispetto per chi lavora sul campo. Perché chi vende, convive ogni giorno con l’incertezza: puoi preparare bene una giornata, programmare le visite, conoscere i numeri e avere chiari gli obiettivi; ma ogni volta che entri in una farmacia, non sai esattamente cosa troverai. Un appuntamento che salta, una trattativa che prende una direzione diversa, un cliente dato per acquisito che invece cambia idea. A volte ce ne dimentichiamo, ma per chi fa questo mestiere il risultato è sempre qualcosa che va conquistato giorno per giorno.
Per questo credo che uno dei primi compiti di un’azienda sia non aggiungere all’incertezza altra incertezza. Non può garantire il risultato alla propria rete, ma può darle sicurezza: una direzione chiara, priorità comprensibili, strumenti realmente utili e coerenza tra ciò che chiede, ciò che misura e ciò che premia. Negli anni, parlando con agenti e area manager, ho maturato la convinzione che dalla loro azienda le reti vendita vorrebbero sapere soprattutto una cosa: “Da dove parto?”
È una domanda che dovrebbe far riflettere soprattutto chi guida queste reti. Perché non credo che oggi i commerciali lavorino meno che in passato. Anzi. Hanno più strumenti, più informazioni, più Kpi e più attività da gestire. Crm, dashboard, report, campagne, segmentazioni, formazione, iniziative di trade marketing. Eppure non sempre tutto questo si traduce in una migliore execution.
Il paradosso è che avere più informazioni non significa necessariamente avere più chiarezza. Forse è proprio questa una delle ragioni per cui molte reti oggi fanno fatica: non perché manchino strumenti, competenze o impegno, ma perché è diventato più difficile capire, tra tutto ciò che viene richiesto, cosa conta davvero e dove concentrare tempo ed energie.
Il risultato è una dispersione che non sempre si vede nei numeri dell’attività, ma emerge dalla qualità dell’execution. Si fanno molte cose, non necessariamente quelle che possono generare più valore. E questa dispersione non ha un costo soltanto per chi lavora sul territorio, lo ha anche per l’azienda ogni volta che tempo, energie e investimenti vengono indirizzati verso attività che non generano abbastanza valore.
Ogni funzione aziendale ha, legittimamente, le sue priorità: il marketing spinge un progetto, il trade marketing un’attività, il commerciale un obiettivo, il management un nuovo Kpi. Prese singolarmente, hanno tutte una ragione. Il problema nasce quando arrivano contemporaneamente alla rete e, soprattutto, quando tutto diventa prioritario.
La rete è infatti il punto nel quale tutta la complessità dell’azienda arriva a terra, dove strategie, progetti e quant’altro devono diventare scelte concrete davanti a un cliente. Il punto, quindi, non è eliminare la complessità: il mercato è complesso e continuerà a esserlo. Il compito dell’organizzazione è governarla e trasformarla in scelte, prima che arrivi indistintamente sulle persone che devono tradurla in azione.
Negli anni ho lavorato molto su dashboard, clusterizzazione delle farmacie e strumenti di programmazione delle visite. Continuo a considerarli fondamentali, ma a una condizione: devono aiutare chi è sul campo a scegliere. Quali farmacie hanno maggiore potenziale? Dove esiste un’opportunità ancora non sviluppata? In alcuni casi ho scelto deliberatamente strumenti molto visuali e immediati, capaci di evidenziare a colpo d’occhio le farmacie dal maggior potenziale o le opportunità ancora da sviluppare. Non un’analisi in più da interpretare, ma un modo semplice per orientare la programmazione delle visite e rendere evidente una priorità.
Per me il punto è questo: prima di introdurre un nuovo strumento dovremmo chiederci quale decisione vogliamo rendere più semplice alla rete. Perché forse si possono utilizzare meno dati per raccontare ciò che è già successo e più dati per decidere cosa fare dopo.
C’è poi una risorsa che difficilmente compare nelle nostre dashboard e che sta diventando sempre più preziosa: il tempo di qualità della relazione. Se una visita deve contenere sempre più messaggi, verifiche, attività e raccolta dati, inevitabilmente si riduce lo spazio per ascoltare. E ascoltare oggi conta forse ancora più di prima. Perché aiuta a capire cosa sta succedendo realmente in quella farmacia, quali categorie stanno funzionando, quali difficoltà incontra il team, quali iniziative sono state adottate e quali sono rimaste sulla carta. Significa capire dove esiste un’opportunità concreta e dove, invece, stiamo semplicemente cercando di trasferire sul territorio una nostra priorità.
Il tempo dedicato all’ascolto non è tempo sottratto alla vendita: è ciò che permette di capire quale proposta abbia davvero senso per quella farmacia. Il dato può aiutarci a capire dove guardare. La relazione ci permette di comprendere cosa sta realmente accadendo.
Per molti anni abbiamo costruito modelli commerciali intorno a un principio relativamente semplice: aumentare copertura e frequenza per aumentare le opportunità di vendita. Oggi questo paradigma non basta più. Non tutte le farmacie hanno lo stesso potenziale, non tutte hanno gli stessi bisogni e, soprattutto, non tutte richiedono lo stesso tipo di intervento. La vera evoluzione, quindi, non è chiedere alla rete di fare semplicemente di più. È aiutarla a capire dove concentrare tempo ed energie, con quale obiettivo e con quale proposta di valore. Non necessariamente fare meno visite. Fare le visite che servono.
E qui la prima responsabilità è di chi guida la rete: non possiamo chiedere alle persone di avere focus se, a monte, non abbiamo avuto noi per primi il coraggio di scegliere. Definire una priorità significa inevitabilmente decidere anche cosa, in quel momento, non lo è. Il ruolo del management è creare coerenza tra strategia, obiettivi, strumenti e ciò che chiediamo concretamente alla rete. Tradurre tutto questo in priorità comprensibili e lasciare alle persone lo spazio per trasformarle in azione.
Dare focus alla rete non significa ridurre l’ambizione sul risultato: significa creare le condizioni perché quel risultato possa essere costruito meglio. In un mercato sempre più complesso, la sfida non sarà chiedere alle reti vendita di fare sempre di più, ma metterle nelle condizioni di fare meglio ciò che conta davvero.

