Locker all’Asl di Parma per i farmaci della distribuzione diretta. Federfarma diffida, la Regione dà l’alt ma il tema resta sul tavolo
La possibilità di dispensare farmaci con e senza ricetta tramite smart locker torna a far discutere (e agita) il mondo della farmacia. Colpa, se così si può dire, dell’Asl di Parma, che nei giorni scorsi ha annunciato l’installazione, all’interno dell’ospedale Maggiore, di un locker per la consegna “differita” dei medicinali. A utilizzarlo, nei piani, dovrebbe essere il servizio Distribuzione farmaci, cioè lo sportello dal quale l’Azienda sanitaria assicura la cosiddetta distribuzione diretta: medicinali del cosiddetto Pht ma anche del canale convenzionato, destinati agli assistiti in carico alle cure primarie e costretti a fare la spola tra casa e ospedale per avere i farmaci necessari alle terapie. La macchina, come ammette un comunicato dell’Asl, dovrebbe dunque servire a «semplificare il percorso degli utenti», visto che il servizio solo a Parma «registra circa 1.500 accessi alla settimana».
Queste almeno sarebbero le intenzioni, ma non è detto che l’Azienda riesca a tradurre i suoi propositi in realtà: il locker avrebbe dovuto entrare in funzione da oggi, ma la Regione ha impartito poche ore fa un alt a tutto il progetto. All’origine della decisione l’incontro, sempre stamattina, con i sindacati delle farmacie del territorio, cioè Assofarm (l’associazione delle farmacie pubbliche) e Federfarma Emilia Romagna, dopo che venerdì la stessa Federfarma aveva inviato all’Asl di Parma una comunicazione in cui la diffidava «dall’attivare l’utilizzo del locker per la consegna dei medicinali». Nel suo intervento, in particolare, il sindacato delle farmacie private citava il parere espresso dal ministero della Salute nel 2023, in cui si affermava che «l’utilizzo di locker, smart locker, armadietti automatizzati o sistemi analoghi destinati al ritiro differito dei medicinali non trova alcun fondamento nella normativa vigente e risulta incompatibile con il sistema legale della dispensazione dei medicinali a uso umano».
Dal comunicato dell’Asl di Parma, due immagini della macchina installata all’ospedale Maggiore. Nel testo l’Azienda sanitaria parla di dodici locker, ma è evidente che si tratta di un solo locker fornito di 12 scomparti indipendenti. Come recita la nota stampa, dovrebbe essere il farmacista ospedaliero a proporre all’assistito la consegna differita: quando il farmaco è disponibile, il paziente riceve un avviso per sms o messaggio di posta, con l’indicazione del codice per aprire il locker. Sono esclusi da questa forma di consegna i farmaci che richiedono la conservazione in frigorifero.
Nella riunione di stamattina, così, l’assessore alla Salute Massimo Fabi ha assicurato che da Parma non era arrivata nessuna comunicazione preventiva sul nuovo servizio e ha condiviso le preoccupazioni di Assofarm e Federfarma riguardo alle modalità del servizio. Per tale motivo, ha continuato, la Regione ha a dato disposizioni perché il progetto sia immediatamente congelato sine die, in attesa di future valutazioni per le quali saranno sentite le farmacie del territorio così come la Fofi e il Ministero. La partita, dunque, è soltanto rinviata, anche perché nell’incontro l’Assessore ha chiesto ai due sindacati di dire la loro nel caso si tornasse a discutere sul tema. E se Federfarma ha espresso una contrarietà senza se e senza ma, Assofarm invece non ha chiuso la porta ma ha chiesto che vengano definite regole chiare e valide per tutti, ossia farmacie ospedaliere e farmacie di comunità.
Non è certo una sorpresa: a marzo, infatti, Assofarm in audizione davanti alla commissione Igiene e sanità del Senato aveva chiesto che nel ddl delega sul Testo unico della farmaceutica fosse inserita una disciplina specifica per consentire alle farmacie la dispensazione differita dei farmaci tramite locker intelligenti. E in tempi meno recenti, al Tavolo ministeriale sull’online in diversi avevano convenuto sull’opportunità di normare il servizio perché fosse proposto con tutte le garanzie necessarie (anche in caso di dispensazione del farmaco).
Non va infatti dimenticato che già oggi sono diverse le farmacie dotate di locker intelligente per offrire ai clienti una comodità in più. In particolare, tra le catene si possono citare Dr.Max, che offre ai clienti del suo e-commerce la possibilità di ritirare i prodotti acquistati nei locker di InPost, e Phoenix Pharma Italia, che in Benu annovera tre farmacie con locker e qualcun’altra in Valore Salute; infine, vale la pena ricordare i casi delle comunali di Reggio Emilia e di Fiumicino (Roma), che da diversi anni usano queste macchine nelle loro filiali.
È vero anche, poi, che quello di Parma non è il primo progetto che in tema di locker vede coinvolta un’azienda sanitaria pubblica. Tre anni fa aveva provato a calcare la stessa strada l’Asl7 Pedemontana di Vicenza, che all’ospedale di Bassano aveva installato un armadio “intelligente” sempre con lo stesso obiettivo: semplificare ai pazienti il ritiro dei farmaci della distribuzione diretta (sarà un caso, ma il Veneto è un’altra delle regioni dove il ricorso al doppio canale è più intenso). Federfarma veneta aveva reagito facendo partire una segnalazione ai Nas e anche in questo caso l’azienda sanitaria aveva fatto marcia indietro. Ma un anno dopo c’era stato un timido tentativo di rispolverare l’iniziativa, di nuovo senza successo però.
Prima di Parma, tre anni fa aveva tentato la stessa strada del locker per la distribuzione diretta l’Asl 7 Pedemontana di Vicenza. La macchina, installata all’ospedale di Bassano, era stata inaugurata alla presenza del dg dell’Azienda e dell’assessore alla Salute della Regione Veneto, ma una segnalazione ai Nas da parte di Federfarma aveva bloccato tutto.
Anche a Parma l’idea era quella di mettere in piedi un servizio strutturato: come si leggeva nel comunicato, il piano prevede a seguire nuovi “smart locker” negli altri due punti di distribuzione dell’Asl emiliana, all’ospedale di Vaio a Fidenza e all’ospedale Santa Maria di Borgotaro. «Questo è un passo avanti nel percorso di innovazione e semplificazione del servizio» commentava nella nota stampa Giovanna Negri, direttrice dell’unità operativa Farmaceutica territoriale dell’Asl di Parma «offriamo ai cittadini una soluzione più comoda e flessibile per il ritiro dei medicinali, migliorando l’accessibilità».
D’altronde, chi è a favore di innovazioni come queste ha i suoi argomenti: per esempio il sondaggio condotto nel 2023 da Doxapharma, secondo il quale il 57% degli italiani sarebbe favorevole a un servizio di locker che consente loro di ritirare in autonomi i farmaci ordinati. E per finire, si potrebbero ricordare i progetti abbozzati dalla Sifo (la società scientifica dei farmacisti ospedalieri) nel 2022, in un documento che mirava ad adattare la distribuzione del farmaco alla nuova organizzazione del territorio disegnata dal Pnrr, a partuire dal principio della “casa quale primo luogo di cura”: tra le proposte, c’era quella di installare gli smart locker nelle Case di comunità per «erogare i farmaci sette giorni su sette». Alla prima dispensazione da parte della farmacia ospedaliera o distrettuale, era l’idea di base, il paziente riceverebbe un Qr code con cui prelevare le forniture successive dal distributore automatizzato della Casa di comunità, nell’orario che più gli è comodo. Chissà se l’iniziativa di Parma non abbia tratto in qualche modo spunto da quella bozza progettuale.




