Nell’erogazione dei servizi di telemedicina, «rimane ferma la necessità che le farmacie territoriali rispettino la normativa nazionale in materia di standard tecnologici, interoperabilità e sicurezza». E che siano dotate di «piattaforme completamente integrate con le infrastrutture regionali e nazionali». È uno dei passaggi chiave della memoria che l’Agenas – l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – ha consegnato il 21 aprile alla commissione Igiene e sanità del Senato nell’ambito delle audizioni sul ddl delega per il Testo unico della legislazione farmaceutica. Un documento che, letto in controluce, disegna il perimetro entro il quale dovrà muoversi la “telefarmacia” come la intende il Pnrr, ossia nodo pienamente integrato nelle infrastrutture digitali del Servizio sanitario.
La relazione, presentata dal direttore generale dell’Agenzia Angelo Tanese, si colloca esplicitamente nel solco delle riforme già in atto. Il ddl delega, osserva Agenas, è coerente sia con il decreto legislativo 153/2009 sulla farmacia dei servizi sia con il dm 77/2022 sull’assistenza territoriale, e si inserisce nel più ampio disegno del Piano nazionale di ripresa e resilienza che punta a rafforzare prossimità, accessibilità e innovazione. In questa cornice, la farmacia viene riconosciuta come «parte integrante della rete di prossimità» e porta di accesso ai servizi, ma a condizione che il suo sviluppo sia sostenuto da un’infrastruttura digitale adeguata.
Il primo asse su cui insiste la memoria è infatti quello dei dati. La trasformazione digitale della sanità, ricorda Agenas citando varie fonti, è «strettamente subordinata alla presenza di dati di elevata qualità» e soprattutto alla loro integrazione. Oggi, sottolinea la relazione, il Servizio sanitario dispone di un patrimonio informativo «costruito in silos, non integrato e interoperabile», ancora troppo spesso utilizzato come adempimento amministrativo e non come leva di governance. L’obiettivo indicato è quindi la costruzione di una base dati condivisa, centrata sul Fascicolo sanitario elettronico e sul dossier farmaceutico, capace di accompagnare il cittadino lungo tutto il percorso di cura. È in questo contesto che si ridefinisce il ruolo delle farmacie: non più terminali isolati, ma attori di un ecosistema informativo integrato.
Il secondo snodo riguarda la telemedicina, ambito in cui Agenas rivendica un ruolo diretto di coordinamento. La memoria ricorda l’acquisizione, attraverso gara nazionale, di oltre 90mila postazioni operative destinate anche alle farmacie rurali, individuate come nodi decentrati per l’erogazione dei quattro servizi minimi (televisita, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio). Ma soprattutto chiarisce che il modello organizzativo sviluppato per queste realtà è pensato per essere esteso all’intera rete delle farmacie, senza distinzioni tra urbanità e ruralità. Da qui il richiamo, esplicito, ai requisiti: standard tecnologici, interoperabilità e integrazione con piattaforme regionali e nazionali (Fse, Infrastruttura nazionale di interoperabilità, Sistema Tessera sanitaria). Un passaggio che, di fatto, alza l’asticella per tutte le farmacie che intendono erogare prestazioni a distanza.
Per comprendere la portata di questo richiamo, la memoria va letta insieme alle «Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina» contenute nell’Accordo Stato-Regioni del 17 dicembre 2020 . In quel documento vengono definiti gli standard minimi che ogni erogatore deve garantire. Tra questi, la disponibilità di «reti di collegamento sempre disponibili tra medici e pazienti», l’utilizzo di piattaforme conformi al Gdpr e la presenza di «strumenti hardware e software certificati come dispositivi medici» per le prestazioni diagnostiche. Non solo: il sistema deve assicurare tracciabilità, sicurezza dei dati, continuità operativa e integrazione con la documentazione clinica, a partire dal Fascicolo sanitario elettronico.
Sul piano organizzativo, gli standard prevedono che ogni soggetto erogatore espliciti «tipologie di prestazioni erogabili, modalità di erogazione, livelli di responsabilità, tempistiche di rilascio dei referti, costi e modalità di pagamento», oltre a garantire personale adeguatamente formato e aggiornato. Viene inoltre richiesto di «assicurare un piano di manutenzione periodico» delle tecnologie e di adottare procedure per la gestione della cybersecurity e degli incidenti. Si tratta di requisiti che, trasposti nel contesto della farmacia, implicano investimenti non marginali sia sul fronte tecnologico sia su quello organizzativo.
Un capitolo centrale dell’Accordo riguarda poi la responsabilità sanitaria, tema che Agenas richiama implicitamente quando parla di necessità di requisiti propri dei presidi sanitari. Il documento del 2020 è esplicito: «Agire in telemedicina per i sanitari significa assumersi piena responsabilità professionale, esattamente come per ogni atto sanitario condotto nell’esercizio della propria professione». La gestione della prestazione a distanza, aggiunge, non modifica il perimetro delle responsabilità, che restano in capo al professionista e alla struttura erogatrice, chiamati a garantire qualità, sicurezza ed efficacia. Anche la valutazione dell’esito rimane una responsabilità clinica piena, con l’obbligo di ricorrere alla prestazione in presenza qualora le condizioni tecniche o cliniche non consentano un esito adeguato.
È proprio su questo crinale che la memoria Agenas introduce uno dei passaggi più rilevanti per il retail della farmacia. Nel momento in cui l’esercizio non si limita più alla dispensazione ma eroga «prestazioni cliniche – come telemedicina, esami diagnostici e Poct», diventa necessario, osserva l’Agenzia, «definire criteri e requisiti strutturali e tecnologici minimi che assicurino che un elettrocardiogramma o uno screening eseguiti al bancone abbiano la stessa affidabilità e sicurezza di quelli effettuati in un poliambulatorio». Un’affermazione che, di fatto, equipara le aspettative di qualità tra setting diversi e rafforza l’idea della farmacia come presidio sanitario a tutti gli effetti.
Il terzo asse della memoria riguarda infine l’integrazione nella rete territoriale. Il ddl, secondo Agenas, deve essere interpretato in continuità con il dm 77/2022, cioè come un tassello della costruzione delle nuove Case della comunità e dei modelli multiprofessionali. In questo scenario, si ipotizza anche il rafforzamento della presenza del farmacista clinico all’interno delle équipe, sulla scorta di esperienze già consolidate in altri Paesi europei. La farmacia territoriale, dunque, non solo come punto di erogazione di servizi, ma come componente attiva di percorsi di presa in carico.

Nel complesso, la memoria disegna una traiettoria piuttosto chiara. L’espansione dei servizi in farmacia – telemedicina in primis – non potrà prescindere da un salto di qualità sul piano degli standard, dell’integrazione digitale e delle responsabilità professionali. Per il retail si tratta di una sfida che va oltre l’offerta di nuove prestazioni e investe direttamente il modello operativo: infrastrutture, competenze, processi. In cambio, però, c’è la possibilità di consolidare il ruolo della farmacia all’interno della sanità territoriale, trasformando una leva di servizio in un elemento strutturale del sistema.
