Sky News: dopo l’Euroexit di McKesson, ora Wba sta pensando di vendere Boots. Che accade al farma europeo?

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Arrivano altre scosse telluriche ad agitare il mercato della distribuzione farmaceutica internazionale: Wba, la multinazionale americana che ha l’italiano Stefano Pessina per executive chairman, starebbe valutando la cessione della catena britannica Boots, che raggruppa 2.200 farmacie in tutto il Regno Unito ed è interamente controllata da Walgreens dal 2014. A dare la notizia è stato venerdì scorso (3 novembre) il canale britannico Sky News, ma il giorno dopo sono stati parecchi i rilanci di altre testate internazionali così come della stampa inglese di settore. Secondo l’emittente, in sintesi, Wba avrebbe avviato colloqui con Goldman Sachs per affidarle l’incarico di esplorare le opzioni percorribili per una ricollocazione di Boots Uk: tra le ipotesi da approfondire figurerebbe innanzitutto la vendita della catena al miglior offerente, con un valore di partenza attorno ai 5 miliardi di sterline (quasi 5,9 miliardi di euro), ma il ventaglio delle opzioni comprenderebbe anche un’eventuale quotazione della catena alla borsa inglese.

L’articolo di Sky News si premura di avvertire che l’incarico a Goldman Sachs sarebbe soltanto esplorativo e potrebbe quindi risolversi con un nulla di fatto. La notizia comunque è esplosa come un petardo nel mondo della finanza – venerdì le azioni di Wba sono aumentate di oltre il 4% alla borsa di New York – ma anche in quello della distribuzione farmaceutica, dove molti ricordano che la stessa emittente aveva azzeccato con largo anticipo lo scoop della dismissione delle farmacie Lloyds da parte di McKesson.

In effetti, il mercato della farmacia è stato scosso nell’ultimo anno da parecchie ristrutturazioni o passaggi di proprietà. Nel gennaio scorso, come si rammenterà, sempre Wba aveva annunciato la cessione ad Amerisource Bergen di Alliance Healthcare e di tutte le sue attività europee dell’ingrosso farmaceutico, con la sola eccezione di Germania e Italia. E nell’estate McKesson aveva ufficializzato la “Euroexit” di cui s’è detto poc’anzi, ossia la vendita di tutti i suoi asset nel Continente comprese circa 350 farmacie in otto Paesi, cedute a Phoenix, e altre 1.400 Lloyds del Regno Unito passate al fondo Aurelius.

Ma dismissioni e riorganizzazioni non interessano soltanto il continente europeo: Cvs Health, il gruppo sanitario statunitense cui fa capo la catena Cvs Pharmacy (la seconda negli Usa dopo Walgreens), ha annunciato nelle settimane scorse un piano di riorganizzazione triennale che comporterà la chiusura di 900 farmacie in 36 mesi, ossia il 10% circa dei 9.600 esercizi dell’insegna. Come fanno notare analisti e stampa di settore, all’origine dell’intervento c’è la crescente concorrenza dell’e-commerce: è vero che tamponi e vaccini hanno aumentato gli ingressi, ma la pandemia ha messo le ali anche alle vendite a distanza e il numero di americani che si sono abituati a inviare per mail le loro ricette (cresciuto anche di mille volte nei primi mesi dell’emergenza) non si è più sgonfiato.

I piani del gruppo americano, quindi, mirano a sfrondare le farmacie della rete “vecchio modello”, che si limitano a dispensare farmaci e vendere altri prodotti commerciali, per puntare invece sulle farmacie che offrono servizi di assistenza primaria e soprattutto sugli “Health Hub”, il modello ibrido farmacia-retail clinic che il gruppo aveva lanciato all’inizio del 2019. «La strategia a lungo termine del gruppo» commenta all’agenzia Reuters Lance Wilkes, analista di Bernstein  «sposta il baricentro verso l’assistenza sanitaria e l’erogazione di cure e servizi, riducendo al contempo l’attività di vendita al dettaglio tradizionale».

Ma questa è la strategia anche di Wba. Come ricorda il Telegraph in un articolo che riprende le anticipazioni di Sky News, «l’attività di Walgreens negli Stati Uniti si è spostata dai farmaci all’assistenza sanitaria, sotto la pressione di competitor tecnologici più agili come Amazon». Nell’ottobre scorso, in particolare, il gruppo aveva annunciato un mutamento di indirizzo strategico con il lancio del programma Walgreens Health, un nuovo segmento di attività imperniato sulla fornitura di servizi e prestazioni nell’ambito delle cure primarie, dell’assistenza post-acuta e dell’assistenza domiciliare.

In sostanza: negli Usa, dove l’e-commerce sta già mordendo ai polpacci la farmacia in calce e mattoni, i grandi gruppi provano a riconvertire le farmacie in centri sanitari dove la dispensazione del farmaco viene affiancata da servizi “avanzati” (non certo Cup o autoanalisi, per intenderci) che dovrebbero allettare gli assistiti delle assicurazioni sanitarie. Nel Regno Unito, dove il servizio sanitario è pubblico come in Italia, i tagli alla spesa farmaceutica impartiti nell’ultimo quinquennio dal pubblico stanno rendendo sempre meno “profittevole” l’attività delle farmacie: nel 2019 Boots aveva annunciato la dismissione di 200 esercizi, ora Wba sta considerando l’idea di lasciare il Paese.

Cosa accadrà alle farmacie Boots italiane dovesse passare la cessione? Probabilmente nulla: gli esercizi non fanno capo a Wba ma ad Alliance Healthcare Italia, che a sua volta è controllata da Sprint Acquisitions Lux Holdco, di Alliance Santé Partecipations (la cassaforte di Stefano Pessina) per il 91% e di Walgreens Boots Alliance per il restante 9%. In caso di vendita, sorgerebbe soltanto un problema sull’uso del marchio Boots (che le farmacie di Alliance utilizzano per gentile concessione) ma questa è un’eventualità su cui varrà la pena riflettere se e quando dovesse concretizzarsi la cessione.

Contattati da Sky News e da altre riviste, i vertici di Wba e Boots non hanno voluto fornire alcun commento sulla notizia.

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