Il deterioramento mentale e cognitivo è la principale preoccupazione degli italiani rispetto all’invecchiamento: lo indica il 60% degli intervistati, che la antepongono alla perdita di autonomia (51%) e al deterioramento fisico (34%). È uno dei dati che emergono dalla prima rilevazione di Longevity Lab, osservatorio promosso da Named insieme a Will Media e YouTrend in occasione del Milan Longevity Summit. L’indagine, realizzata su un campione rappresentativo di italiani tra i 18 e i 60 anni, descrive una percezione della longevità sempre meno associata esclusivamente alla terza età e più legata invece a benessere quotidiano, lucidità mentale e mantenimento dell’autonomia nel tempo.
Sul fronte delle aspettative prevale il pessimismo: soltanto il 21% ritiene che la propria vecchiaia sarà migliore di quella degli anziani di oggi, mentre il 37% pensa che sarà peggiore. Allo stesso tempo emerge una disponibilità crescente a investire sulla salute futura: il 41% dichiara di essere disposto a rinunciare a piaceri immediati per migliorare il proprio benessere negli anni successivi.
Per il 30% degli italiani il lavoro sulla longevità dovrebbe iniziare tra i 30 e i 40 anni, mentre il 26% individua la fascia 40-50 anni come il momento più adatto per intervenire. Complessivamente, oltre un terzo degli intervistati ritiene necessario iniziare prima dei 40 anni.
Una parte della ricerca riguarda il rapporto con gli integratori alimentari. Chi li utilizza lo fa soprattutto per esigenze specifiche, come stress, gravidanza o menopausa (31%), oppure per compensare carenze nutrizionali (26%). Solo il 10% dichiara invece di assumerli con finalità preventive e di lungo periodo, con una maggiore concentrazione nella fascia 40-49 anni.
Nonostante questo, il 46% degli italiani ritiene che gli integratori possano contribuire al benessere e alla longevità nel lungo termine. Tra chi non li assume, il principale motivo non è il costo o lo scetticismo, ma la convinzione di non averne bisogno: lo afferma il 42% del campione. Il budget più frequente destinato ai prodotti longevity si colloca tra i 10 e i 20 euro mensili, mentre il 17% degli uomini dichiara una disponibilità di spesa superiore ai 50 euro, contro l’11% delle donne.
Quanto alle fonti informative, il medico di medicina generale resta il principale riferimento per il 44% degli italiani, quota che sale al 58% tra gli over 50. Seguono nutrizionisti e specialisti (31%) e contenuti online o social network (28%). Tra i giovani tra 18 e 29 anni, però, il peso dei canali digitali cresce: il 37% indica social e contenuti online come fonte di orientamento sulle scelte legate alla longevità.
«Il dato più interessante di questa prima edizione del nostro osservatorio è lo scarto tra l’atteggiamento dichiarato e il comportamento effettivo» osserva Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend. «Quando si guarda all’uso concreto, solo il 10% adotta gli integratori in un’ottica esplicitamente preventiva, mentre prevalgono ancora le esigenze contingenti».

