Mercato

La spesa per la salute, dice il Rapporto Coop 2020, verrà tagliata l’anno prossimo da poco meno di un italiano su cinque (il 19%), mentre quasi uno su quattro (il 22%) prevede invece di aumentarla. Per le farmacie è una buona notizia, considerate le difficoltà che il canale ha patito nel lockdown e le incertezze con cui si accinge a entrare nella stagione autunnale. Ma a ben leggerla, l’indagine del gruppo Coop punta anche una lente sui nuovi fenomeni sociali che covid ha generato e sui conseguenti bisogni, che in farmacia potrebbero trovare una risposta professionale e strutturata.

La prima indicazione riguarda un mercato ben noto alla farmacia ma dall’andamento contrastato nell’ultimo anno-anno e mezzo: la veterinaria. Durante il lockdown o subito dopo, dice il Rapporto, 3,5 milioni di italiani hanno acquistato un animale da compagnia. E altri 4,3 milioni pensano di farlo nei prossimi mesi. Tenuto conto che a gennaio i connazionali con un gatto o un cane in casa erano circa 20,3 milioni, significa che la platea dei proprietari di pet è cresciuta in pochi mesi di quasi il 15% e potrebbe aumentare di un altro 10% circa nell’anno a venire.

Attenzione però: la farmacia che vuole cogliere le nuove opportunità non dimentichi che oggi il segmento non si può più presidiare in modo occasionale. «Occorrono specializzazione e competenza specifica» conferma Emanuele Mormino, consulente di marketing e management e fondatore di Pharmaway «il proprietario di gatti o cani, soprattutto di piccola taglia, è molto sensibile a chi sa dargli informazioni accurate su come accudire e curare il proprio animale. Il farmacista che assume tale ruolo fidelizza e offre un’esperienza di acquisto di valore».

Anche in tema di salute umana la mappa dei bisogni è cambiata profondamente negli ultimi mesi: covid, spiega il Rapporto Coop, ha generato una forte impennata del disagio sociale e dei comportamenti disfunzionali. Lasciando da parte il patologico, l’indagine evidenzia una crescita del 180% dei consumi di alcolici e superalcolici durante il lockdown, più in incremento del 15% delle ricadute severe nell’alcoldipendenza. Analogamente, tra i 14-20enni è cresciuto del 250% il rischio di sviluppare comportamenti hikikomori, cioè autoisolamento, ritiro sociale, autoesclusione. E non parliamo di depressione: come ha scritto di recente l’Istituto europeo per il trattamento delle dipendenze, nei primi sei mesi del 2020 il consumo di benzodiazepine a effetto ansiolitico e di quelle a effetto ipnotico è cresciuto a tassi di oltre il 4%, nonostante il lockdown abbia scoraggiato le visite a medici e strutture ambulatoriali.

«E’ ovvio che questi nuovi bisogni si trasformano in altrettante opportunità per la farmacia» spiega a Pharmacy Scanner Gadi Schoenheit, vicepresidente di Doxapharma «ma sono anche un richiamo all’azione per istituzioni e scuola, perché da solo il farmacista può far poco. Tuttavia, il professionista che crede in un ruolo di relazione può svolgere in questi contesti la funzione di terminale intelligente che segnala i casi disagio alle istituzioni, che mette in contatto pazienti e famiglie con il medico curante o con le strutture territoriali, in altre parole che lavora in network con le altre risorse dell’assistenza».

Ma c’è anche il piano dell’intervento personale. «In gran parte» conferma Schoenheit «stiamo parlando di disagi che nascono dalla solitudine e dalla tremenda crisi che stiamo affrontando. Con la sua capacità di relazione il farmacista fa innanzitutto capire a chi soffre che lui è lì per aiutarlo, per accompagnarlo verso una via di uscita. Orientandolo, ascoltandolo, parlando con la famiglia o il medico, consigliandoli alternative che possono alleviare stress e depressione ed evitare il rischio di abusi, soprattutto quando si abusa di farmaci assunti senza prima aver consultato un prescrittore».

Consiglio e informazione possono offrire importanti opportunità per la farmacia anche quando in ballo c’è il crescente rischio di incorrere in fake news su covid e pandemia. Il pericolo emerge evidente dal Rapporto Coop: il 67% degli italiani dice di avere letto durante il lockdown almeno una notizia che poi si è rivelata falsa, il 31% ammette di averla condivisa sui social con amici e parenti. «Durante il lockdown molte farmacie hanno cercato di informare su covid e pandemia per risparmiare ai loro pazienti fake news e sensazionalismi» commenta Giorgio Chiaberge, consulente ed editorialista di Pharmacy Scanner «lo hanno fatto anche sui social e il loro impegno è stato apprezzato. Ma si può fare di più e anche meglio, soprattutto su internet: come dicono diverse ricerche, il lockdown ha spinto sul web una fetta massiccia della generazione baby boomers, ossia i nati dopo il ’60, che appartengono stabilmente alla clientela meno giovane della farmacia».

 

 

 

 

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