Dr.Max, voci di nuove acquisizioni tra le catene di taglia media. E all’orizzonte resta il “big deal” di Hippocrates
Dr.Max archivia la pratica Farmacie Italiane e già sarebbe al lavoro su nuove acquisizioni, con l’obiettivo di arrivare a mille-millecinquecento farmacie di proprietà nel nostro Paese (come aveva svelato in un’intervista alla rivista Forbes Jaroslav Haščák, cofondatore di Penta Investments). Dopo l’ok all’acquisizione rilasciato dall’Antitrust a metà agosto, Dr.Max ha completato nelle settimane scorse le formalità di rito e da qualche giorno risulta il socio unico di Farmacie Italiane con il 100% delle quote (pari a un capitale che ammonta a poco più di 4 milioni di euro). Passaggio di consegne altrettanto celere anche per quanto concerne Farmacialoreto.it, ossia l’e-commerce della catena che era di F2i, alla cui guida c’è ora Alessandro Urbani, ceo di Dr.Max Italia (come alla presidenza del cda di Farmacie Italiane c’è ora Leonardo Ferrandino, ceo di Dr.Max Europa). E secondo voci di mercato, sarebbe già alle battute finali il trasferimento del magazzino di Farmacialoreto da Casoria (Napoli) a Telgate, in provincia di Bergamo, dove hanno sede il centro logistico di Dr.Max e la parafarmacia cui è abbinato l’e-commerce della catena.

Intanto, altri rumors di mercato riferiscono che il gruppo starebbe già lavorando alle sue prossime acquisizioni: nel mirino, in particolare, ci sarebbero altre due insegne del capitale, stessa taglia di Farmacie Italiane e con gli investitori prossimi all’exit. In un caso, sostengono le fonti consultate da Pharmacy Scanner, la trattativa sarebbe già giunta a una fase avanzata, nel secondo invece la negoziazione vera e propria dovrebbe cominciare verso la fine dell’anno ed entrare nel vivo dal 2027 (attualmente sarebbe in corso una due diligence finanziaria).
I mesi a cavallo tra vecchio e nuovo anno, poi, dovrebbero essere cruciali anche per capire la piega che prenderà la madre di tutte le acquisizioni, ossia la cessione di Hippocrates Holding, la più grande catena italiana di farmacie: come noto già da tempo, il fondo francese Antin Partners (entrato nel 2020 con una quota dell’80%) è anche lui prossimo all’uscita e la ricerca di nuovi investitori pronti a rilevare il testimone starebbe per partire (un mandato è già stato conferito a Goldman Sachs e Mediobanca).
Dr.Max, ad ascoltare la già citata intervista di Haščák a Forbes, figurerebbe anche in questo caso tra gli interessati, ma a quanto pare alla finestra ci sarebbero pure altri gruppi del capitale, a partire da Phoenix Pharma Italia, con intenzioni serie o anche solo per complicare la partita al loro concorrente. Alma Farmacie, dal canto suo, ha annunciato nelle settimane scorse di avere raggiunto le 80 farmacie di proprietà con l’ultima acquisizione, in provincia di Taranto (che porta a 22 i punti vendita dell’insegna in Puglia). La holding Pharma Green, dal canto suo, ha comunicato negli stessi giorni l’emissione di un nuovo prestito obbligazionario per 7 milioni di euro, coperto dai fondi gestiti da Eurazeo Global Investor. L’operazione, come recita una nota stampa, è finalizzata a supportare la crescita del gruppo nel periodo 2026-2027 con l’obiettivo di raggiungere le 95/100 farmacie di proprietà.
Intanto, è opinione diffusa tra osservatori e addetti ai lavori che con gli sviluppi che si prospettano la farmacia italiana sia ufficialmente entrata nella sua fase “capitalistica” più matura. Chi conosce il mercato della farmacia di altri Paesi, non può non notare forti similitudini tra lo scenario che si prospetta qui da noi e quello che è accaduto nel giro di una quindicina di anni in Svezia.
Il caso svedese
Nel Paese scandinavo, la liberalizzazione che in Italia scatta nel 2017 con la prima Legge sulla concorrenza si concretizza con otto anni di anticipo, nel 2009. Sino a quell’anno la legge riserva allo Stato la proprietà di tutte le farmacie; con la deregulation ne vengono messe all’asta circa 600, suddivise in tranche per favorire la concorrenza. I primi a d approfittare sono fondi di investimento, banche d’affari e multinazionali, che danno velocemente vita a nuove insegne come Apotek Hjärtat (200 farmacie), ma scendono in campo anche catene straniere come la finlandese Oriola, che lancia Kronans Apotek. In pochissimo tempo vedono la luce 5-7 catene medio-grandi, che competono aggressivamente e aprono massicciamente (in Svezia non c’è pianta organica) nei centri commerciali e nelle aree urbane.
Fase 2 (2013–2020): primo consolidamento e ingresso della gdo
La forte concorrenza e i margini regolati sui farmaci con ricetta rendono velocemente insostenibile la sopravvivenza dei network medio-piccoli. I fondi d’investimento, dopo aver completato la prima fase di valorizzazione, iniziano a cercare strategie di uscita (exit) vendendo a soggetti industriali. È il caso di Ica Gruppen, il gigante svedese dei supermercati, che nel 2024 acquisisce Apotek Hjärtat (che aveva già assorbito la piccola catena Vårdapotek) e la fonde con le proprie parafarmacie Cura Apotek. È la svolta: il retail farmaceutico si abbina ufficialmentealla grande distribuzione alimentare. Nello stesso periodo, Kronans Apotek acquisisce la catena Medstop, mentre multinazionali estere come Celesio/McKesson entrano nel Paese rilevando e rinominando altri presidi sotto il marchio LloydsApotek. I marchi iniziano a ridursi.
Fase 3 (2021–oggi): il “triopolio” finale e la transizione digitale
La fase più recente ha sancito la definitiva polarizzazione del mercato fisico in tre soli grandi blocchi nazionali, accompagnata da una fortissima pressione del canale online. L’operazione cruciale avviene quando il gruppo Oriola e la holding Euroapotheca firmano una joint venture per fondere le rispettive catene. Le due insegne confluiscono sotto l’unico brand Kronans Apotek, creando un gigante che controlla circa 470 farmacie e oltre il 25% del mercato. A seguire, la rete svedese di LloydsApotek viene acquisita e rinominata Doz Apotek, rimanendo un operatore fortemente ridimensionato rispetto ai leader di mercato. Oggi il comparto delle farmacie fisiche svedesi è rigidamente concentrato nelle mani di tre soli attori principali, che si spartiscono quasi la totalità dei punti vendita sul territorio: Apotek Hjärtat (Gruppo Ica), Apoteket AB (La catena di bandiera rimasta allo Stato svedese) e Kronans Apotek.
La variabile E-Commerce pure-player
La concentrazione svedese ha una particolarità unica: mentre il mercato “fisico” si stringeva in tre soli marchi, una quota enorme di mercato (vicina al 20% del totale) è stata conquistata da un pure-player esclusivamente online: Apotea. Questo ha costretto le tre catene superstiti a investire massicciamente nella logistica e nell’omnichannel per non perdere ulteriore terreno. Per ora, il mercato della farmacia online rimane marginale.

