IoEquivalgo, survey Swg: i giovani della Generazione Z hanno più fiducia dell’AI che del farmacista

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L’intelligenza artificiale (AI) riscuote crescente fiducia tra gli italiani che cercano informazioni e risposte ai loro problemi di salute, al punto che nelle fasce più giovani ha già soppiantato per popolarità la figura del farmacista. E così, se tra gli italiani che negli ultimi 30 giorni hanno patito un malessere leggero (dolori osteoarticolari, mal di testa, insonnia, stanchezza, problemi intestinali o digestivi) soltanto l’8% dichiara di essersi rivolto all’AI per capire come affrontarlo, tra i più giovani la percentuale quasi raddoppia e raggiunge il 15%, a fronte di un 10% di risposte che hanno indicato il farmacista quale figura di riferimento.

È uno dei dati più significativi dell’Osservatorio realizzato da Swg per l’edizione 2026 della campagna IoEquivalgo di Cittadinanzattiva, realizzata con il contributo non condizionato di Egualia e in collaborazione con Federfarma e Fofi. L’indagine, condotta con metodologia Cawi su un campione rappresentativo di 2.509 cittadini maggiorenni intervistati tra il 22 aprile e il 7 maggio 2026, conferma che medici e farmacisti restano i principali punti di riferimento degli italiani, ma segnala anche l’incalzante trasformazione che – in tema di informazione sanitaria – sta investendo soprattutto i più giovani.

 

Le abitudini degli italiani quando curano i disturbi lievi

 

Il contesto in cui si muove l’indagine è quello di una popolazione dallo stato di salute in leggero peggioramento, perché cresce l’incidenza dei piccoli disturbi (l’Italian Health Index con cui Swg misura da cinque anni l’indice di salute della popolazione è calato dagli 80 punti del 2021 ai 76 di quest’anno) e cresce il ricorso a soluzioni rapide. Il 39% di chi ha accusato almeno un malessere nell’ultimo mese dichiara di avere assunto un farmaco da banco, l’8% in più rispetto al 2024. Il medico di medicina generale rimane il primo interlocutore (32%), seguito dallo specialista (15%), mentre il farmacista sale al 13%, tre punti in più rispetto alla precedente rilevazione. Parallelamente aumenta anche il ricorso al web: il 10% cerca rimedi su internet e, per la prima volta, l’8% afferma di essersi rivolto direttamente all’AI per ottenere indicazioni su come gestire i propri sintomi.

Il dato assume una rilevanza ancora maggiore quando viene analizzato per generazione. Tra la Generazione Z – cioè i giovani nati indicativamente tra il 1997 e il 2012 – dichiara di avere consultato l’AI il 15%, contro il 10% che si è rivolto al farmacista. Nei Millennials (nati tra il 1981 e il 1996) il ricorso all’AI scende al 12%, mentre il farmacista mantiene un leggero vantaggio con il 17%. Anche nella Generazione X (1965-1980) il farmacista resta davanti, ma la differenza rimane limitata ad appena cinque punti percentuali. Soltanto tra le generazioni meno giovani (Boomers e Silent Generation) il peso dell’AI diventa marginale, attestandosi rispettivamente al 4% e al 2%.

 

Fonti d’informazione: cresce la rilevanza del farmacista, AI già alla pari con la tv

 

La progressione del digitale si fa evidente anche quando Swg ha chiesto agli intervistati di indicare quali sono le loro fonti d’informazione a proposito di salute. Cita il farmacista il 33% dei rispondenti (in crescita rispetto alle indagini precedenti), l’AI invece viene tirata in ballo “solo” dal 12% del campione (che diventa il 17% tra i Gen Z) ma va notato che benché questa sia la prima volta che l’intelligenza artificiale appare nell’indagine il gradimento è già lo stesso di quello raccolto dalla televisione. Per gli analisti di Swg, di consegunza, l’AI rappresenta il fenomeno emergente della rilevazione 2026, quello che modificherà le abitudini informative degli italiani.

 

Che cosa ha chiesto chi ha utilizzato l’Ai negli ultimi tre mesi

 

L’indagine, in particolare, lascia intendere che per una quota non trascurabile di italiani l’AI non è più uno strumento solo occasionale, ma sta entrando nelle abitudini che riguardano la gestione della salute. Oltre un italiano su cinque Z(ma nella Gen Z diventano quasi uno su tre) dichiara di consultarla con una certa regolarità anche per orientarsi nella scelta del farmaco ritenuto più adatto alla propria sintomatologia. Il 20% chiede consigli sulle struttura di diagnosi e cura cui rivolgersi. Il 27% trova informazioni o dettagli su malattie e/o patologie, il 26% chiede consiglio su come alleviare o ridurre i propri disturbi. L’evidenza è che l’AI si sta progressivamente trasformando da semplice fonte di informazioni a supporto decisionale nelle scelte terapeutiche quotidiane, un’evoluzione che rende ancora più strategico il ruolo del farmacista nel verificare, contestualizzare e correggere le indicazioni ottenute attraverso questi strumenti.

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