Nel 2025 le Dogane italiane hanno aumentato del 26,2% i controlli su merci e spedizioni del canale e-commerce: 57.227 i controlli fisici e documentali effettuati nell’anno, cui vanno aggiunte 104,9 milioni di dichiarazioni doganali (cioè le pratiche elettroniche con cui vengono dichiarate alle dogane le merci importate), +17% sul 2024. Sono i due dati più significativi, per chi guarda al retail digitale, provenienti dal rapporto dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli sull’attività condotta l’anno passato: il commercio online – è l’evidenza – continua a crescere, ma crescono ancora di più i controlli su merci, spedizioni e documenti di importazione.
I numeri delle dichiarazioni doganali sono quelli che meglio misurano il trend: erano 54,2 milioni nel 2023, quindi 89,1 milioni nel 2024 e infine poco meno di 105 milioni nel 2025. Il confronto mensile mostra un andamento quasi sempre superiore all’anno precedente: a dicembre 2025 le dichiarazioni sono state 9,9 milioni contro gli 8,9 milioni di dicembre 2024. La progressione conferma il peso ormai strutturale dei flussi e-commerce nelle importazioni, soprattutto per il retail di piccolo pacco e per le piattaforme che lavorano su volumi elevati e spedizioni transfrontaliere.
Il dato sui controlli è ancora più marcato. Le verifiche fisiche e documentali sull’e-commerce erano 29.209 nel 2023, sono salite a 45.344 nel 2024 e nel 2025 hanno raggiunto lòe 57.227. Anche in questo caso la dinamica mensile evidenzia un rafforzamento: il picco è stato toccato a novembre, con 6.506 dichiarazioni controllate, contro le 4.173 dello stesso mese del 2024. Nella lettura dell’Adm, il punto non è soltanto l’aumento quantitativo delle verifiche, ma il cambio di approccio. Come ha spiegato il direttore Roberto Alesse, l’Agenzia ha scelto di non «inseguire» il rischio ma di «anticiparlo». Per l’e-commerce, ha aggiunto, la crescita «vertiginosa» richiede «una elevata attenzione in termini di vigilanza e controllo».
Per i lettori di Pharmacy Scanner, il tema riguarda da vicino anche il perimetro della concorrenza tra canali. L’e-commerce internazionale espone il mercato a un flusso crescente di prodotti a basso valore unitario, spesso venduti tramite marketplace, sui quali il controllo non riguarda soltanto dazi e Iva, ma anche sicurezza, contraffazione e conformità alle regole europee. Non a caso, nella distribuzione dei controlli in importazione per rischio extratributario, la prima voce è «salute e sicurezza», con il 38,4% del totale, seguita dalla contraffazione con il 35,3%. Più distanziate le verifiche legate a embargo e crisi Ucraina, al 15,4%, quindi sicurezza, ambiente, narcotici e tabacchi.
Il quadro generale dei sequestri doganali aiuta a leggere la portata del fenomeno. Nel 2025 l’Adm indica 4,7 milioni di pezzi sequestrati per contraffazione, per un valore di 8,25 milioni di euro, 203mila pezzi riconducibili al Made in Italy, 1.020 tonnellate di rifiuti e 6.590 chili di stupefacenti. Sono dati complessivi del settore dogane, non limitati all’e-commerce, ma segnalano quali categorie di rischio l’Agenzia considera prioritarie nei flussi di importazione.



