VIII Rapporto Cittadinanzattiva: la farmacia dei servizi c’è, ma la richiesta degli assistiti è ancora limitata
La farmacia dei servizi si è ormai consolidata e raggiunge oggi una diffusione capillare sul territorio, con livelli di offerta che in diverse attività coinvolgono anche il 75% degli esercizi. Ma c’è ancora molto da lavorare dal lato della domanda, perché sono ancora poche le persone che richiedono o utilizzano questi stessi servizi. Un esempio? L’ecg in telecollegamento è ormai proposto da più di tre farmacie su quattro, ma soltanto un italiano su cinque dice di averne usufruito almeno una volta; la vaccinazione antinfluenzale viene proposta da quasi un presidio su due, ma soltanto il 17% dei pazienti afferma di essersi vaccinato in farmacia. È uno dei dati che arrivano dall’VIII Rapporto annuale sulla farmacia che Cittadinanzattiva e Federfarma hanno presentato a Roma un paio di settimane fa: un intero capitolo della ricerca mette a confronto l’offerta di servizi delle farmacie con la domanda proveniente dagli assistiti, in particolare per quanto concerne quattro “macro-aree”: point of care test (poct), screening, vaccinazioni e telemedicina. E il quadro che ne esce è quello di una “farmacia dei servizi” ormai strutturata sul piano organizzativo ma ancora non pienamente accreditata, almeno agli occhi di una parte consistente della popolazione, come punto di riferimento ordinario per prestazioni sanitarie di prossimità. Non a caso il rapporto parla esplicitamente di una «discrepanza tra la disponibilità dei servizi e il loro effettivo utilizzo» e osserva che «i cittadini ricorrono in misura limitata a queste prestazioni, con livelli di fruizione generalmente contenuti e selettivi».
La ricerca si basa su questionari compilati da 1.976 farmacie e 1.034 cittadini: il 74,6% degli esercizi dichiara di disporre di locali separati per l’erogazione dei servizi, quota che sale al 77,4% nelle farmacie urbane e scende al 70,2% tra le rurali. Solo l’11,8% afferma di non erogare alcun servizio.
Sul fronte degli esami di prima istanza e dei point of care test, il rapporto evidenzia una rete ormai consolidata: il 78,9% delle farmacie offre poct ed esami diagnostici di base, con valori molto simili tra aree urbane (81%) e rurali (75,7%). Tuttavia soltanto il 19,4% dei cittadini dichiara di avervi fatto ricorso almeno una volta. Il dato cresce tra i pazienti cronici, che arrivano al 21,2%, contro il 17,4% dei non cronici, e aumenta anche con l’età: nella fascia 51-63 anni l’utilizzo raggiunge il 24,7%, mentre tra i giovani tra 18 e 30 anni si ferma all’11,8%. Limitata la quota di cittadini che dichiara di non sapere che questi servizi siano disponibili in farmacia, appena il 6,3%, segnale che il problema non sembra più essere la conoscenza dell’offerta ma la capacità di trasformarla in utilizzo abituale. Per Cittadinanzattiva, quindi, il problema non è più la visibilità dell’offerta: «La limitata fruizione non appare riconducibile in prima battuta a una carenza informativa, quanto piuttosto a una difficoltà di integrazione di questi servizi sia nel Servizio sanitario nazionale sia nelle scelte dei singoli cittadini».
Uno scenario simile emerge anche per screening e prevenzione. Lo screening del colon-retto è disponibile nel 76,8% delle farmacie, con differenze minime tra urbane (78,1%) e rurali (74,7%). Più limitata la diffusione degli screening cardiovascolari, presenti nel 40,4% degli esercizi, e delle campagne relative ai fattori di rischio delle patologie croniche, al 45,2%. Lato cittadini, però, solo il 27,7% dichiara di aver partecipato a campagne di prevenzione o screening promosse dalla farmacia, mentre il 60,9% non vi ha mai preso parte. Anche in questo caso l’età fa la differenza: nella fascia 51-63 anni la partecipazione sale al 39%, mentre le donne mostrano un coinvolgimento leggermente superiore rispetto agli uomini (30,1% contro 24,3%). Più contenute invece le differenze tra cronici e non cronici, rispettivamente al 28% e 27,3%. Anche qui il rapporto insiste sul fatto che il nodo sia l’utilizzo: «I dati confermano come i servizi diagnostici in farmacia siano oggi utilizzati prevalentemente da chi ha già un bisogno sanitario definito, mentre risultano ancora poco intercettati in una logica preventiva più ampia».
È però sulle vaccinazioni che il disallineamento appare più evidente. Secondo il rapporto, soltanto il 48,8% delle farmacie offre la vaccinazione antinfluenzale e il 34,3% quella anti-Covid. Ancora marginale l’offerta di altri vaccini, disponibile nell’8,9% dei casi. Anche qui le farmacie urbane risultano più attive rispetto alle rurali: per l’antinfluenzale si passa dal 51,2% delle urbane al 45% delle rurali. Diverse farmacie segnalano inoltre ostacoli organizzativi e autorizzativi che limitano l’attivazione del servizio. Lato assistiti, il 30% dichiara di essersi vaccinato contro il Covid in farmacia, mentre solo il 16,9% ha fatto lo stesso con l’antinfluenzale. Tra i pazienti cronici il dato sale al 18,5%, contro il 14,9% dei non cronici. Anche l’età pesa: nella fascia 51-63 anni il ricorso all’antinfluenzale in farmacia arriva al 20,8%.
Il confronto internazionale mette in evidenza quanto il modello italiano sia ancora lontano dai livelli raggiunti in altri mercati europei. Nel Regno Unito, secondo dati citati dal Pharmaceutical Journal, nella stagione 2024-2025 le community pharmacy inglesi hanno somministrato oltre 4 milioni di vaccini antinfluenzali. In Francia, dove la vaccinazione in farmacia è ormai consolidata da anni, il coinvolgimento delle officine è generalizzato e il servizio è considerato parte integrante delle campagne vaccinali territoriali. Anche il Pgeu ricorda che in diversi Paesi europei “la maggior parte delle farmacie” offre vaccinazioni antinfluenzali.
Infine la telemedicina, che rappresenta probabilmente il settore più sviluppato sul piano dell’offerta. L’ecg è disponibile nel 77,4% delle farmacie, l’holter cardiaco nel 73,4% e quello pressorio nel 72,4%, con differenze territoriali relativamente contenute. Tuttavia soltanto il 21,4% dei cittadini dichiara di aver effettuato un ecg in farmacia, il 19,1% un holter pressorio e il 12,9% un holter cardiaco. Anche qui il servizio è utilizzato soprattutto dai pazienti cronici: l’holter pressorio arriva al 23,8% tra chi soffre di patologie croniche contro il 13,7% dei non cronici, mentre per l’holter cardiaco il divario è ancora più ampio, 19% contro 5,6%. L’utilizzo cresce inoltre con l’età: nella fascia 51-63 anni l’ecg raggiunge il 28,6%. Anche in questo ambito Cittadinanzattiva insiste sul divario tra capacità produttiva e utilizzo reale: «La telemedicina in farmacia si configura oggi come una infrastruttura sanitaria ampiamente sviluppata», ma «il livello di utilizzo resta contenuto e concentrato nelle fasce di popolazione con bisogni sanitari più definiti».
Nel complesso, il rapporto restituisce l’immagine di una farmacia italiana che ha ormai completato buona parte della trasformazione infrastrutturale e organizzativa richiesta dalla farmacia dei servizi, ma che continua a incontrare difficoltà nel tradurre questa offerta in domanda stabile e diffusa. Il ricorso ai servizi resta fortemente concentrato nelle fasce di popolazione con bisogni sanitari più definiti — anziani e cronici — mentre appare ancora limitata la capacità delle farmacie di imporsi come canale ordinario per prevenzione, vaccinazioni e diagnostica di prossimità.

