L’acquisto risale soltanto all’anno scorso ma per Sycamore Partners, il fondo di private equity che nel 2025 ha rilevato il colosso americano Walgreens Boots Alliance, parrebbe già arrivato il momento di ragionare su una possibile exit. È quanto suggerisce un recente articolo di Bloomberg, secondo il quale il nuovo proprietario punterebbe a raddoppiare nel giro di qualche anno la redditività di Walgreens. L’obiettivo, in particolare, sarebbe quello di portare l’ebitda (il margine operativo lordo) dai 2 miliardi di dollari circa del 2024 a 4 miliardi. E una volta centrato il target, si passerebbe a valutare le mosse successive: cessione della partecipazione, distribuzione di dividendi oppure mantenimento dell’investimento più a lungo, ma solo se le condizioni di mercato lo renderanno conveniente.
Il piano conferma la logica con cui normalmente operano i fondi di buyout: acquistare asset in difficoltà, migliorarne i conti attraverso ristrutturazioni operative e poi monetizzare il valore creato. Nel caso di Walgreens, il lavoro sarebbe già partito su due direttrici. La prima è la riduzione dei costi: tagli agli organici, revisione di alcuni benefit e maggiore disciplina sulle spese centrali. La seconda è il rilancio dei ricavi dei punti vendita, con assortimenti più ampi e nuove categorie merceologiche. Tra le ipotesi emerse figurano l’introduzione delle sigarette elettroniche e l’espansione della vendita di biglietti della lotteria, segmento per il quale Walgreens avrebbe già ottenuto licenze nello Stato dell’Indiana.
Per comprendere il significato della manovra bisogna ricordare da dove arriva Walgreens. Per oltre un decennio il titolo ha perso valore in Borsa, schiacciato dalla concorrenza dell’e-commerce, dalla pressione dei big-box retailer (come Walmart) e dalla progressiva compressione dei rimborsi delle assicurazioni sanitarie. Un deterioramento che ha investito l’intero mercato americano delle catene di farmacia: Rite Aid è finita in bancarotta e migliaia di negozi sono stati chiusi negli Stati Uniti. In questo contesto, l’uscita dalla Borsa americana ha restituito al gruppo maggiore libertà di manovra, senza il vincolo dei risultati trimestrali e della pressione degli investitori.
Secondo indiscrezioni raccolte dalla stampa finanziaria, qualche segnale positivo starebbe già emergendo: Walgreens prevede quest’anno un ebitda rettificato di circa 2,5 miliardi di dollari su ricavi superiori a 120 miliardi. Inoltre sarebbero migliorate le condizioni di rimborso di alcuni farmaci ad alta domanda, inclusi i Glp-1 per diabete e obesità, prodotti che in passato generavano margini insufficienti e che ora starebbero tornando profittevoli.
Nella nuova struttura restano coinvolti Stefano Pessina e Ornella Barra. Come già riportato da Pharmacy Scanner al momento del closing, Pessina ha reinvestito nella nuova Walgreens privata quanto incassato dalla cessione delle proprie quote, mentre Barra è rimasta con una partecipazione e con un ruolo centrale nel perimetro di Boots Uk. La loro permanenza segnala continuità manageriale e, soprattutto, la volontà di Sycamore di affiancare al capitale finanziario competenze profonde nel pharmacy retail.
Se il progetto produrrà un vero rilancio industriale o una semplice valorizzazione in vista della rivendita, lo diranno i prossimi anni. Ma la chiave di lettura è già chiara: nel mercato più evoluto del mondo, quello Usa, la farmacia resta un asset strategico da rifondare, non da archiviare.
