In Filiera

C’è anche Unico nel club, al momento ancora ristretto, delle società della distribuzione che hanno cominciato ad acquisire farmacie di proprietà. L’altro ieri, infatti, il gruppo si è aggiudicato con un’offerta di 4,2 milioni la Farmacia del Piano di Ancona, in concordato preventivo da gennaio e messa all’asta giudiziaria al prezzo base di 2,6 milioni di euro. Come riferiscono fonti locali, si tratta di una farmacia che nonostante le difficoltà economiche manterrebbe ottimi fondamentali, anche perché ubicata in un quartiere popolare e con un robusto fatturato Ssn. Non a caso Unico è riuscito ad aggiudicarsi l’esercizio (attraverso la controllata Unica 2 srl) dopo aver battuto la concorrenza della famiglia Angelini (un ramo del casato che ha fondato l’azienda farmaceutica anconetana), mentre alla vigilia della gara era circolata la voce che all’acquisto fosse interessato anche il gruppo Farmacrimi.

C’è invece il capitale finanziario dietro all’acquisto della farmacia bolognese Zarri: appartenente a un’opera pia per lascito ereditario e passata poi in anni recenti a un farmacista, l’esercizio è stato rilevato nelle settimane scorse dal finanziere-immobiliarista siciliano Fabio Calì, che ad ascoltare le solite voci di corridoio non sarebbe al suo primo acquisto. Ubicata in centro città, in una zona ad alto traffico ma anche dalla fortissima concorrenza (nelle vicinanze si contano almeno altri due-tre esercizi dalla croce verde) la farmacia aveva presentato al comune istanza di decentramento e le era stato proposto il trasferimento all’aeroporto, ma poi non se n’era fatto più nulla.

Intanto, tra titolarità comprate e vendute, sulle farmacie italiane comincia a incombere l’ombra di Walgreens Boots Alliance, la multinazionale anglo-americana guidata da Stefano Pessina. Lo ammette lo stesso Pessina nell’intervista al Sole 24 Ore pubblicata ieri sera sull’edizione digitale del quotidiano economico: il tema portante è, come ovvio, il recentissimo accordo tra Amazon, Buffett e J.P. Morgan per entrare nella sanità privata americana, ma tra le domande non poteva mancare qualche accenno al mercato italiano e ai progetti del gruppo (più di 10mila farmacie di proprietà in America) dopo la liberalizzazione della titolarità.

«La riforma è buona» è il commento di Pessina sulla Legge per la concorrenza «è la burocrazia che complica. Faremo qualche test per capire se è opportuno investire in Italia con grossi numeri». Nel caso, prosegue Pessina, Wba valicherà le Alpi con Boots Alliance, la sua controllata britannica. E non entrerà nel mercato italiano in punta di piedi. «Il beneficio di avere una catena c’è se si hanno 1.000 o 2.000 farmacie, non 50» osserva il manager italiano «sembra che ora siano in molti – cooperative, piccoli gruppi – a comprare farmacie, ma non tutti potrebbero avere successo. Meglio aspettare che il mercato si assesti».

 

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