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A più di un italiano su quattro capita frequentemente di modificare l’acquisto sulla base di ciò che riporta l’etichetta. E’ quanto riferisce la ricerca condotta da Gfk-Eurisko per Adm (Associazione distribuzione moderna) e presentata a Marca 2017, la fiera bolognese della private label: il 6% dei consumatori, dice l’indagine, dichiara di cambiare «molto spesso» la marca o il prodotto che sta comprando dopo averne letto l’etichetta; un altro 21% sostiene di farlo «spesso», il 54% solo «qualche volta» e il 19% «raramente» o «mai». Messe assieme le prime due categorie, si ricava che il 27% degli italiani è pronto a cambiare idea a seconda delle informazioni che trova sulle confezioni.

Ma questo è soltanto il dato più eclatante: la ricerca Gfk-Adm, infatti, rivela che più di un italiano su due consulta sempre o con una certa frequenza le indicazioni riportate sulle etichette, mentre quelli che non lo fanno o lo fanno soltanto raramente non superano il 14%. In alcune fasce di consumo, poi, tali abitudini diventano ancora più diffuse: nella categoria dei cosiddetti “Prudenti” (ossia quella fetta di popolazione dal reddito medio e di istruzione medio/bassa, che tende solitamente a delegare scelte e acquisti e in cui più spesso si trovano i clienti della farmacia) la percentuale di chi dichiara di leggere l’etichetta sempre o con una certa frequenza sale al 73%.

I dati, in sostanza, dimostrano che anche nell’era dei social e della multicanalità la confezione e le informazioni stampate sopra rimangono un potente strumento di comunicazione, a prescindere dall’intasamento causato dalle avvertenze obbligatorie. Grazie alla tecnologia, poi, lo spazio fisico non è più un problema e quello che non si riesce a far stare nell’etichetta può sempre essere veicolato con un Qr-code (quel quadrato a puntini che si legge con lo smartphone) oppure il nuovo codice Gs1Italy. E’ un’opportunità che il retail non può lasciarsi sfuggire.

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