Sono già 230 milioni le persone che ogni settimana interrogano strumenti di AI per ottenere informazioni sulla salute e il 35% dei cittadini dichiara di utilizzarli prima ancora di rivolgersi a un medico. Sono due dei dati più significativi contenuti nel nuovo rapporto dell’Ocse sull’intelligenza artificiale in sanità, che fotografano un cambiamento ormai in atto nelle abitudini dei consumatori e nel loro rapporto con i professionisti sanitari. Il secondo dato, tratto da un’indagine dell’Edelman Trust Institute condotta in 16 Paesi, è particolarmente indicativo per il mondo della farmacia: una quota rilevante di cittadini cerca già risposte su sintomi, patologie e trattamenti attraverso piattaforme digitali, prima di confrontarsi con un professionista.
È anche da questa trasformazione della domanda di informazione sanitaria che prende le mosse l’Expert-Led Madrid Action Plan (El-Map), il piano in dieci punti illustrato dall’Ocse nel rapporto Scaling fast while doing no harm, elaborato a seguito della conferenza organizzata a Madrid il 28 e 29 maggio 2026 con il ministero della Salute spagnolo. All’incontro hanno partecipato 142 esperti di 34 Paesi e 35 organizzazioni internazionali, chiamati a individuare le condizioni per accelerare la diffusione dell’AI nei sistemi sanitari senza compromettere sicurezza, qualità delle cure e fiducia dei cittadini.
Il rapporto evidenzia innanzitutto un paradosso: mentre il pubblico sta adottando rapidamente questi strumenti, i sistemi sanitari faticano a tradurne l’impiego in benefici concreti. Le stime Ocse indicano che l’AI potrebbe generare un aumento della produttività sanitaria del 6% nell’arco di dieci anni, ma oltre il 90% dei dirigenti interpellati non registra ancora miglioramenti misurabili. Il problema, osservano gli esperti, non risiede tanto nelle potenzialità della tecnologia quanto nella difficoltà di integrarla nei processi organizzativi e assistenziali.
Per le farmacie, la diffusione dell’AI tra i consumatori apre una duplice prospettiva. Da un lato, i sistemi generativi possono diventare un ulteriore canale di accesso all’informazione sanitaria, modificando le modalità con cui il cittadino si documenta e orienta le proprie decisioni. Dall’altro, cresce l’importanza del consiglio professionale come momento di verifica e contestualizzazione delle risposte ottenute dagli algoritmi, che possono contenere informazioni inesatte o non appropriate alla situazione individuale. Non a caso, tra le priorità indicate dall’Ocse figura il rafforzamento delle competenze digitali della popolazione, affinché l’AI sia utilizzata consapevolmente e in complementarità con l’assistenza dei professionisti.
Il tema della fiducia attraversa l’intero documento. Secondo le rilevazioni richiamate dall’Ocse, il 70% degli operatori sanitari non teme che l’AI possa sostituire il proprio lavoro, mentre il 72% è preoccupato che venga introdotta senza il loro coinvolgimento. Per questo il piano propone di progettare le applicazioni insieme a pazienti, professionisti, istituzioni e imprese, sviluppando programmi di formazione e modelli di collaborazione capaci di favorire l’adozione delle nuove tecnologie.
Le opportunità riguardano anche l’organizzazione dell’assistenza e la filiera farmaceutica. L’AI può contribuire alla previsione della domanda di prestazioni, alla gestione delle risorse, all’identificazione dei pazienti a rischio e alla personalizzazione dei percorsi di cura. Per la farmacia territoriale, queste applicazioni prospettano sviluppi nel monitoraggio dell’aderenza terapeutica, nella gestione della cronicità e nell’integrazione con gli altri servizi sanitari. Sul versante industriale, il rapporto segnala risultati promettenti nella ricerca farmaceutica, dall’individuazione dei bersagli terapeutici alla selezione delle molecole e alla progettazione degli studi clinici, con possibili benefici anche nello sviluppo di trattamenti per le malattie rare.
Una delle principali barriere resta tuttavia la disponibilità dei dati. Secondo le stime citate dall’Ocse, fino al 97% delle informazioni sanitarie rimane inutilizzabile per le decisioni cliniche, a causa soprattutto della frammentazione dei sistemi informativi e della scarsa interoperabilità. Per aziende, sviluppatori e operatori sanitari, la costruzione di infrastrutture condivise e sicure rappresenta quindi una condizione fondamentale per trasformare le sperimentazioni in applicazioni utilizzabili su larga scala.
I dieci punti del piano di Madrid si articolano in tre direttrici: costruire e mantenere la fiducia, rafforzare le basi tecnologiche e regolatorie, sviluppare modelli economici e finanziari sostenibili. Tra le indicazioni figurano procedure comuni per valutare le applicazioni durante l’intero ciclo di vita, sistemi di monitoraggio successivi all’introduzione sul mercato, maggiore chiarezza sulle responsabilità e strumenti per misurare il ritorno degli investimenti.
L’Ocse richiama infine la necessità di orientare l’innovazione verso i bisogni effettivi dei sistemi sanitari, anziché privilegiare soltanto le applicazioni più facilmente commercializzabili. Una raccomandazione che riguarda direttamente anche le imprese della filiera farmaceutica: il successo dell’AI, conclude il rapporto, non potrà essere valutato soltanto in termini di efficienza e volumi di attività, ma soprattutto attraverso i miglioramenti prodotti nella qualità dell’assistenza, negli esiti di salute e nella sostenibilità economica dei sistemi.

