Intervista a Forbes di Jaroslav Haščák, cofondatore di Penta (Dr.Max): Italia mercato strategico, puntiamo a mille farmacie. In trattativa con Hippocrates
C’è davvero Hippocrates Holding con le sue 650 farmacie nel mirino di Dr.Max, il gruppo internazionale con quartier generale a Praga che conta circa 3.300 filiali in sei Paesi e oltre trecento soltanto nello Stivale (grazie alla recente acquisizione di Farmacie Italiane da F2i). Lo ha ammesso Jaroslav Haščák, cofondatore dell’equity fund cui fa capo Dr.Max, Penta Investments, in un’intervista all’edizione slovacca del magazine di economia e finanza Forbes. I piani, ha detto Haščák senza giri di parole, sono di aggiungere alle farmacie che il gruppo già possiede in Italia altri mille punti vendita, un obiettivo che si potrebbe raggiungere «qualora si riuscisse ad acquisire il controllo di Hippocrates, per la quale è attualmente in corso una trattativa» che costerebbe a Penta Investments circa tre miliardi di euro (più o meno la richiesta che nelle settimane passate avrebbero messo sul tavolo i due ceo di Lafarmaciapunto, Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino).
Questo interesse, sottolinea ancora il manager slovacco, ha basi particolarmente solide: Dr.Max rappresenta per Penta «la gallina dalle uova d’oro» e assicura il contributo principale ai risultati del gruppo, che nel 2025 ha registrato un utile netto record di 714 milioni di euro (la metà dei quali provenienti proprio dalle farmacie). In questo scenario il mercato italiano rappresenta per il gruppo una priorità strategica, come confermano alcune valutazioni che Forbes passa in rassegna nell’articolo: Michele Mombelli, equity research analyst di Tp Icap, definisce l’Italia «un mercato favorevole nel medio periodo per il retail della farmacia», per una popolazione che continua a invecchiare, per il saldo rapporto di fiducia che lega assistiti e farmacisti e per un quadro regolatorio che consente alle farmacie di sviluppare servizi ad alto margine.
Sulla stessa linea Luca Arena, responsabile ricerca di Alantra, per il quale l’obiettivo di Dr.Max di diventare il primo operatore del mercato italiano è «realistico, almeno nel medio periodo», considerato che il comparto resta molto frammentato e offre quindi spazio a gruppi dotati di grandi disponibilità finanziarie ed esperienza nelle operazioni di consolidamento. Arena richiama però anche i principali rischi: valutazioni oggi elevate, un contesto ancora fortemente regolamentato e la complessità di integrare numerose realtà territoriali senza compromettere la redditività degli investimenti.
Haščák, dal canto suo, ricorda nell’intervista che Dr.Max aveva già rafforzato la propria presenza in Italia due anni fa, con l’acquisizione della catena NeoApotek che aveva aggiunto 118 farmacie alla rete per un investimento superiore ai 400 milioni di euro, allora la più grande acquisizione mai realizzata dall’insegna. La strategia italiana, inoltre, è un tassello di un’operazione più ampia che punta a rafforzare ulteriormente il peso internazionale del gruppo. Tant’è vero che Haščák non esclude la prossima quotazione in Borsa di Dr.Max, così da raccogliere sul mercato le risorse con cui finanziare nuove acquisizioni.
Come dovrebbe leggere quest’intervista il pubblico italiano? C’è un dettaglio che fa pensare: l’articolo originale è stato pubblicato un mese fa, il 21 giugno, quando Dr.Max Italia non aveva ancora ufficializzato l’acquisizione di Farmacie Italiane e la stampa economica di casa nostra ancora non aveva inserito Dr.Max nella lista degli operatori potenzialmente interessati a prendersi Hippocrates.
L’uscita del co-fondatore di Penta dunque – a prescindere dalla piega che prenderanno gli eventi da qui alla fine dell’anno – acquisisce uno spessore che non è certo quello dei semplici rumors. E a partire da oggi, sarà oggetto di riflessioni e valutazioni da parte di molti. Haščák, infatti, dice di voler acquistare in Italia un migliaio di farmacie, e se in questo totale non figurano gli esercizi già rilevati da F2i (come la parole del manager inviterebbero a fare) vuol dire che il fondo con sede a Praga ha risorse per acquistare non solo Hippocrates, ma anche qualche altra catena italiana di dimensioni più contenute. Quali? Secondo certi “spifferi” i pretendenti non mancherebbero, perché tra i fondi di equity che finora hanno investito massicciamente nel comparto starebbe scemando l’interesse. Come in tutte le liberalizzazioni, in altri termini, anche per la farmacia italiana si avvicinerebbe la fase due, in cui ai partner finanziari succedono i partner industriali (che acquistano con l’intenzione di restare) dunque tra 2026 e 2027 il Monopoli delle farmacie potrebbe vedere l’uscita di diverse pedine. Nel frattempo si continua a comprare, anche se secondo alcuni osservatori a un passo più lento del passato: con le ultime acquisizioni in Veneto e Lazio, Alma Farmacie arriva a 79 esercizi di proprietà, Farmagorà invece sale a 61 con due nuove farmacie nel comasco e a Carbonia (Sulcis Iglesiente). Da quest’autunno si dovrebbe entrare davvero nel vivo.

