Consumatore

Per il 21% delle famiglie italiane le spese per la salute rappresentano oggi una preoccupazione, per gli effetti che epidemia e lockdown hanno avuto su lavoro e risparmi. Questi tre mesi circa di covid, infatti, sono costati in media a ogni nucleo familiare 1.300 euro, a causa degli effetti del lockdown sull’occupazione o di spese già effettuate (come viaggi o biglietti per manifestazioni varie) che non hanno più potuto essere recuperate. La stima arriva dall’indagine condotta da Altroconsumo su un campione di mille connazionali per valutare quanto è costata agli italiani la pandemia. Il conto, dicono le cifre finali, è pesante: complessivamente sono sfumati circa 33,4 miliardi di euro, con quasi un lavoratore su tre (32%) che lamenta cali negli introiti, uno su quattro (25%) che dichiara di essere momentaneamente inattivo (perché è in cassa integrazione o ha dovuto chiudere temporaneamente la propria attività commerciale) e l’8% che ha perso l’occupazione.

 

 

L’inizio della fase 2, dal canto suo, non ha portato al momento grande ottimismo. Tra i lavoratori dipendenti che hanno mantenuto la propria occupazione durante l’emergenza, infatti, 1 su 3 teme di perdere il posto di lavoro nei prossimi 12 mesi, il 59% ha paura che si riducano le sue prospettive di carriera nell’azienda, il 65% paventa minori occasioni sul mercato del lavoro (65%).

 

 

Preoccupazioni palpabili anche sulla capacità di spesa: il 35% delle famiglie che dispongono di risparmi li ha dovuti utilizzare in questi tre mesi di epidemia e un altro 32% pensa di farlo a breve: il 17% li destinerà al pagamento delle bollette e un altro 9% all’acquisto di generi alimentari; intanto però l’11% delle famiglie trova oggi difficile pagare il mutuo e il 17% tenere fede alle scadenze del prestito.

Mandano un segnale inequivocabile anche i dati provenienti dalla ricerca condotta nei giorni scorsi da Swg per Confesercenti: nella prima settimana della fase 2 soltanto il 29% degli italiani è tornato ad acquistare prodotti o servizi nelle attività che hanno riaperto. Tra chi è rimasto a casa, il 54% dice di non aver comprato perché non ne aveva bisogno (scorte accumulate all’inizio del lockdown e ancora da consumare?), il 24% è rimasto a casa per timore di esporsi a rischi e il 14% perché ha preferito risparmiare.

Covid, dice infine il sondaggio (confermando anche in questo caso precedenti ricerche), ha inciso in profondità pure sulle abitudini: l’88% ritiene che, terminata l’emergenza, continuerà a evitare le zone affollate, il 68% ha riscoperto i negozi del proprio quartiere e manifesta l’intenzione di visitarli più spesso, il 54% promette di incrementare gli acquisti online.

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