Consumatore

In attesa che, tra una decina di mesi, il Black Friday si riaffacci sul calendario e le polemiche sull’opportunità di celebrare la ricorrenza anche in farmacia si riattizzino, i dati rilasciati di recente dall’Istat sulle vendite al dettaglio dello scorso novembre danno qualche coordinata sulle riflessioni da fare quando sarà il momento giusto. Prima evidenza: nel mese gli acquisti hanno mostrato un aumento dello 0,7% rispetto a ottobre, sia in valori sia in volumi. Crescono in modo netto i beni non alimentari (+0,8% nei fatturati e +1% nei pezzi) ma ne esce bene anche il food (+0,3 e +0,2% rispettivamente).

Seconda evidenza: su base annua (cioè novembre 2018 vs. novembre 2017) le vendite crescono dell’1,6% in valori e dell’1,8% in volumi; anche in questo caso a trainare sono i beni non alimentari (+2,1% in fatturati e +3,0% in unità), mentre il food cresce in modo meno appariscente (+1,0 e +0,2%).  Lo conferma l‘Istat, che ha pubblicato oggi i dati relativi alle vendite al dettaglio di novembre, mese che ha registrato un solido incremento sia rispetto al mese precedente sia rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Terza evidenza: sempre su base annua, l’e-commerce vede aumentare le proprie vendite del 22%, la gdo cresce dell’1,8% (+2,7% i non alimentari, +4,8% i discount) e le piccole superfici flettono dello 0,1% (-0,3% i non alimentari). Per variazione tendenziale, elettrodomestici, radio, tv e registratori fanno +11,7%; calzature e articoli in cuoio e da viaggio +4,3%; informatica, telecomunicazioni e telefonia +4,2%, beauty e personal care +1%, prodotti farmaceutici -0,5% (otc e sop).

Conclusioni? L’Istat riserva uno spazio al dubbio ma è esplicito: i dati, a partire da quelli sulle categorie merceologiche, «sono presumibilmente legati alle promozioni avvenute in occasione del cosiddetto Black Friday». Tra le associazioni dei consumatori che hanno vagliato il rapporto dell’Istituto di statistica, l’effetto Venerdì nero è evidente ma contraddittorio: il Codacons sostiene che la ricorrenza made in Usa ha avuto «effetti benefici» sul commercio e sui consumi; l’Unione nazionale consumatori osserva che «si sono avvantaggiati del Black Friday soltanto la grande distribuzione e il commercio elettronico».

«I dati dell’Istat dicono che il Black Friday ormai agli italiani piace» è la valutazione di Nicola Posa, senior partner di Shackleton Consulting «e lo vedo anche nelle farmacie performanti che celebrano la ricorrenza: molti clienti rimangono piacevolmente sorpresi dal fatto di trovare le promozioni del Black Friday anche in farmacia, è come se il punto vendita iniziasse a parlare a novembre anziché a dicembre. Il rovescio della medaglia è che poi a dicembre le vendite prendono a rallentare, perché molti hanno già approfittato del Venerdì nero per pensare agli acquisti di Natale». Per Posa, però, la cannibalizzazione può anche essere evitata, a patto però che il farmacista titolare cambi mentalità: «Si continua a lavorare sempre sulla stessa clientela» osserva «è evidente che oltre una certa capacità di acquisto non si può andare. Ma sbaglia la farmacia, che continua a comunicare soltanto a chi è già suo cliente e non fa nulla per raggiungere quelli che ancora non lo sono. Insomma, c’è da lavorare ancora parecchio sui fondamentali». Potrebbe essere il fazzoletto da annodarsi al dito in previsione del prossimo Black Friday.

 

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