Dr.Max, dall’Antitrust luce verde all’acquisizione di Farmacie Italiane: concorrenza inalterata

Filiera

L’acquisizione di Farmacie Italiane da parte di Dr.Max Italia non comporta il superamento del tetto “anti-concentrazioni” del 20% non soltanto a livello regionale, ma neanche per bacini di utenza di dimensione comunale o inferiore. È la conclusione cui giunge l’Antitrust nella delibera che dà luce verde all’operazione consentendo alla catena controllata da Penta Investments  di aggiungere alle 248 farmacie già in portafoglio i 48 punti vendita – 44 farmacie e quattro parafarmacie – di F2i e Farmacrimi nonché attività e capitale sociale di Farmacie Italiane.

 

 

L’Antitrust, come recita il provvedimento, ha esaminato la concentrazione su tre mercati distinti: distribuzione all’ingrosso di specialità medicinali e parafarmaci, vendita al dettaglio di prodotti farmaceutici e vendita al dettaglio di prodotti parafarmaceutici. È soprattutto l’analisi del comparto retail a offrire indicazioni interessanti sulle dimensioni che il gruppo raggiungerà dopo l’acquisizione: per misurare gli effetti dell’acquisizione sulla vendita al dettaglio di farmaci e parafarmaci, l’Autorità considera infatti l’ambito comunale l’approssimazione più vicina al concetto di mercato geografico rilevante, ma ammette che soprattutto nelle città maggiori il perimetro effettivo possa essere più ristretto. Per questo prende in esame anche le cosiddette “catchment area”, ossia bacini di utenza individuati attraverso isocrone di 15 minuti di guida dalle singole farmacie, calcolate in normali condizioni di traffico.

Ebbene, anche adottando questo secondo criterio, dalla concentrazione non emergono situazioni problematiche. Sommando le 238 farmacie Dr.Max ai 48 esercizi di Farmacie Italiane, osserva l’Antitrust, «l’entità post-merger deterrà quote di mercato sempre inferiori al 20%», ossia la soglia introdotta a livello regionale dalla Legge 124/2017 per porre un tetto alle concentrazioni di catene del capitale. Il risultato non cambia sostanzialmente neppure adottando bacini ancora più circoscritti, con isocrone di appena 10 minuti: anche in questo caso le quote risultano «generalmente inferiori al 20%».

A pesare nella valutazione dell’Autorità c’è anche la struttura dell’offerta nei territori interessati: nei mercati comunali o isocronali esaminati, risultano infatti «sempre presenti numerose altre farmacie situate in prossimità delle farmacie delle Parti». Da qui la conclusione che l’operazione non sia in grado di produrre «effetti di natura concorrenziale significativi» nella vendita al pubblico.

 

 

Ancora più lineare l’esame degli effetti dell’acquisizione nel mercato della distribuzione intermedia. Farmacie Italiane era presente anche in questo comparto attraverso la controllata Farma-C Distribuzione, ma l’attività è cessata nel maggio scorso con l’avvio delle procedure per la revoca dell’autorizzazione. Peraltro, rileva l’Antitrust, la società riforniva prevalentemente altri grossisti e intermediari e soltanto «in misura del tutto trascurabile» operatori al dettaglio. Dr.Max, dal canto suo, svolge in Italia attività all’ingrosso esclusivamente a favore delle farmacie e parafarmacie appartenenti al proprio gruppo. L’attività, quindi, ha carattere sostanzialmente “captive”, mentre quella verso terzi della società acquisita era già residuale ed è nel frattempo cessata. Sono condizioni che, secondo l’Autorità, escludono modifiche apprezzabili delle dinamiche concorrenziali anche a monte, nel mercato della distribuzione intermedia.

Unico rilievo dell’Antitrust riguarda i patti di non concorrenza e non sollecitazione inseriti nel contratto di acquisizione, che impegnano F2i e Farmacrimi per 36 mesi dal perfezionamento dell’operazione. Per l’Autorità tali clausole possono essere considerate «direttamente connesse e necessarie» all’acquisizione, perché funzionali a salvaguardare il valore dell’impresa ceduta, ma soltanto se limitate a due anni e circoscritte ai prodotti, ai servizi e alle aree geografiche in cui opera Farmacie Italiane.

Il giudizio finale è dunque netto: non emergono sovrapposizioni orizzontali significative né criticità verticali e l’acquisizione «non appare idonea a ostacolare in misura significativa la concorrenza effettiva nei mercati interessati» né a determinare «la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante». Di conseguenza, l’Antitrust ha deliberato di non avviare l’istruttoria prevista dalla legge sulle concentrazioni, dando di fatto semaforo verde all’ingresso delle 44 farmacie e quattro parafarmacie di Farmacie Italiane nella rete Dr.Max.

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