Se l’automazione del magazzino ha rappresentato la prima vera applicazione della robotica in farmacia, la successiva potrebbe essere l’automazione del banco, ossia la dispensazione. È lo scorcio di futuro prossimo che lancia la startup americana Queue, che è appena uscita dalla “fase stealth” (ossia il periodo in cui una nuova impresa sviluppa la propria tecnologia lontano dai riflettori) presentando una macchina dispensatrice che verificare le prescrizioni e allestisce i farmaci senza la presenza fisica di un farmacista.
La società, con sede a Palo Alto, in California, definisce il proprio sistema la prima «farmacia robotica completamente autonoma» al mondo. Da un lato della macchina vengono caricati i contenitori “grande formato” con cui i farmaci arrivano dai grossisti (tipicamente da 100, 500 o 1.000 compresse), dall’altro escono i flaconi destinati ai pazienti, riempiti, etichettati e controllati. Il dispositivo combina robotica e visione artificiale: identifica ogni compressa associandola al National drug code, il codice che negli Stati Uniti individua farmaco, dosaggio e confezione, conta le unità prescritte e verifica la corrispondenza con la ricetta.
Il paziente raggiunge il chiosco e mostra il Qr code ricevuto sul telefono, attraverso il quale il sistema riconosce e convalida la prescrizione prima di consegnare il medicinale. Ogni unità può contenere circa 250-280 tra i farmaci più prescritti, selezionati in funzione della domanda locale. Secondo Queue, la macchina può dispensare fino a 600 compresse al minuto e preparare un flacone da 60 unità in circa trenta secondi. L’intelligenza artificiale sorveglia inoltre le scorte e segnala ai tecnici quando è necessario rifornire i contenitori.
Il modello non punta soltanto a ridurre il lavoro seriale delle farmacie fisiche. Queue vuole creare una rete di microfarmacie installabili nei negozi, negli ospedali e nelle altre strutture sanitarie, ma soprattutto nelle comunità rurali e nei quartieri dove una farmacia tradizionale non riesce più a sostenersi economicamente. L’ingombro limitato e l’assenza di personale sul posto consentirebbero, nelle intenzioni della startup, di portare la dispensazione vicino ai pazienti anche nei cosiddetti «deserti farmaceutici», aggravati dalla chiusura di quasi una farmacia americana su tre dal 2010.
Inoltre, potrebbe avere un peso anche la crescente difficoltà del comparto ad attrarre nuovi professionisti. Negli Stati Uniti le iscrizioni ai corsi di laurea in farmacia sono in calo ormai da diversi anni e numerosi osservatori parlano apertamente di una crisi del ricambio generazionale. Secondo alcuni dati, tra il 2018 e il 2024 il numero dei nuovi laureati è diminuito di circa il 20%, mentre catene e sistemi sanitari denunciano crescenti difficoltà nel reperire farmacisti, soprattutto nelle aree rurali e nelle sedi più disagiate.
Queue, dal canto suo, insiste anche sul contenimento dei costi: spedire ricette con una delle sue macchine fa riduce anche del 96% il costo di una farmacia tradizionale. È una stima aziendale ancora da verificare su larga scala, ma indica con chiarezza il terreno sul quale la startup intende competere: carenza di farmacisti e tecnici, aumento dei costi e rimborsi che rendono antieconomica la dispensazione di una quota crescente di ricette.
Il farmacista, almeno nella rappresentazione proposta dall’azienda, non scomparirebbe del tutto. Verrebbero automatizzate le attività di conteggio, confezionamento, etichettatura e controllo materiale, lasciando ai professionisti la consulenza, la valutazione delle interazioni e le altre funzioni cliniche. Rimane però da chiarire come questo modello potrà adattarsi alle diverse normative statali, in particolare per quanto riguarda la verifica finale della prescrizione e la supervisione a distanza.
La tecnologia ha già attirato l’attenzione del grande retail farmaceutico. Queue afferma di avere acquisito come primo cliente una delle principali catene nazionali americane e di avere installato presso l’operatore un prototipo funzionante, ma non ne ha rivelato il nome né l’ampiezza della sperimentazione. Non è quindi possibile stabilire se si tratti di Cvs, Walgreens, Walmart o di un’altra insegna.
Per accelerare il progetto, la startup ha raccolto 12,6 milioni di dollari in un round guidato da AlleyCorp, dopo un primo finanziamento da 6 milioni: in totale 18,6 milioni, destinati allo sviluppo del prodotto, all’ampliamento delle installazioni e al rafforzamento della squadra di ingegneri. Le prime distribuzioni commerciali su scala più ampia sono previste all’inizio del 2027. Più che una farmacia già pronta a rimpiazzare il retail tradizionale, Queue è dunque una scommessa industriale ancora agli esordi. Ma il coinvolgimento, seppure anonimo, di una grande catena dimostra che negli Stati Uniti qualcuno ha già cominciato a prenderla molto sul serio.
