Da qualche tempo, ogni volta che esco da una farmacia mi accompagna sempre la stessa sensazione: tutti dicono che il mercato sta cambiando profondamente, eppure da quello che osservo si continua a vendere press’a poco come venti o trent’anni fa. In altre parole: il mercato evolve a una velocità senza precedenti, i modelli commerciali invece molto meno.
Partiamo dai cambiamenti: crescono le catene, l’e-commerce continua ad aumentare la pressione sul prezzo, le marginalità si riducono, diventa sempre più difficile trovare collaboratori qualificati. Risultato, gli assortimenti vengono costantemente razionalizzati: da una parte i grandi brand amati dal consumatore, dall’altra primo prezzo e private label, sempre più competitivi. E tra i due estremi, si fa sempre più strettoo lo spazio che, per anni, è stato il terreno del consiglio professionale in farmacia.
E il farmacista? Oggi non sceglie più soltanto quali prodotti acquistare. Sceglie a quali aziende dedicare tempo, quali interlocutori ascoltare, quali progetti sviluppare. Soprattutto, sceglie con quali aziende costruire un rapporto di partnership e quali considerare semplici fornitori.
È qui che cambia profondamente il ruolo della rete vendita: per il farmacista, infatti, l’azienda ha il volto dell’agente e ogni visita aggiunge un tassello all’immagine e alla reputazione dell’azienda. Ogni visita rafforza – oppure indebolisce – una relazione. Ogni visita dà un significato concreto alla politica commerciale.
Per questo considero la rete vendita il punto d’incontro tra la strategia dell’azienda e la realtà del territorio. Da una parte proietta sul mercato la visione dell’azienda, dall’altra restituisce all’azienda qualcosa di ancora più prezioso, che nessun report riesce a raccontare fino in fondo: i bisogni delle farmacie, le difficoltà quotidiane, i cambiamenti nei comportamenti, i segnali deboli che anticipano l’evoluzione del mercato.
La rete vendita, quindi, non è chiamata soltanto all’execution di una strategia. Ha anche la responsabilità di renderla migliore. È da questa convinzione che scaturisce la formula con cui riassumo il mio modo di intendere il ruolo commerciale: creare valore per vendere. Per anni abbiamo definito le politiche commerciali partendo da una domanda: come possiamo vendere di più? Oggi credo che l’interrogativo sia un altro: come possiamo aiutare il farmacista a creare più valore per i suoi clienti?
Può sembrare una sfumatura, in realtà cambia completamente la prospettiva. Perché quando un agente aiuta una farmacia a sviluppare una categoria, a semplificare il lavoro del team, a realizzare un servizio, a migliorare il consiglio o a cogliere un’opportunità di mercato, non sta semplicemente proponendo un prodotto. Sta creando valore. E la vendita diventa la naturale conseguenza.
Se questa è la nuova missione della rete vendita, allora devono evolvere anche le politiche commerciali. Non possiamo chiedere agli agenti di creare valore per la farmacia e continuare a misurarli, premiarli e supportarli come se il loro unico obiettivo fosse il sell-in. La politica commerciale deve mettere la rete nelle condizioni di generare sell-out offrendo strumenti, progetti e modalità di lavoro che aiutino realmente il farmacista a crescere.
Perché se il sell-out nasce dalla relazione costruita sul territorio, anche la politica commerciale deve essere progettata pensando al sell-out e non soltanto al sell-in. È proprio per questo che considero la rete vendita il primo generatore di sell-out. Tutto ha inizio quando un agente riesce a creare fiducia. Quando il farmacista decide di credere in un progetto. Quando coinvolge il proprio team. Quando sceglie di dedicare tempo, spazio e attenzione a una proposta perché ne riconosce il valore.
In parole semplici, il sell-in è il risultato immediato della visita mentre il sell-out è ciò che quella visita continua a generare nel tempo. Forse è proprio questa la forma più autentica della vendita consulenziale: non parlare meglio di un prodotto, ma lasciare la farmacia in una condizione migliore rispetto a quando siamo entrati.
La tecnologia continuerà a evolvere. Cambieranno gli strumenti, i modelli organizzativi e le politiche commerciali. Ma finché saranno le persone a scegliere con chi costruire relazioni di fiducia, il valore della rete vendita continuerà a misurarsi nella capacità di ascoltare il territorio, adattarsi al cambiamento e creare valore per la farmacia. Perché è da quel valore che, ancora oggi, nascono il sell-out e una crescita sostenibile.

