Consumatore

I consumatori che, con l’avvio della fase 2, torneranno nei negozi di quartiere in progressiva riapertura tenderanno a privilegiare i punti vendita che mettono in campo servizi “cautelativi” come la distribuzione al pubblico di mascherine e gel, piattaforme di prenotazione taglia-code, sito internet per la vendita a distanza (o il click&collect), orari di apertura prolungati per spalmare meglio gli ingressi. E assicurano un’adeguata comunicazione in-store che dia conto degli interventi di sanificazione praticati nell’esercizio. E’ quanto rivela l’indagine “L’Italia nel tempo sospeso”, lanciata da Metrica Ricerche e TradeLab per analizzare opinioni e comportamenti del Paese durante il periodo epidemico.

Il sondaggio, giunto al suo terzo aggiornamento (i precedenti risalgono al 7-9 marzo e al 28-30 dello stesso mese), ha puntato la lente sulle ansie degli italiani per salute e sicurezza con l’avvio della cosiddetta fase 2, in cui molte attività commerciali hanno cominciato progressivamente a riaprire. Spicca così l’evidenza che timori e paure incideranno non poco sui comportamenti di acquisto. Per esempio, alla richiesta di elencare gli elementi che più condizioneranno la scelta del negozio di prossimità cui rivolgersi, un terzo del campione (mille individui tra i 18 e i 65 anni, intervistati il 9-11 maggio) mette tra i fattori di selezione la fiducia che lo lega a uno specifico esercizio e a chi ci lavora. Sono molti di più però (quasi un intervistato su due, il 46%) quelli che invece fanno dipendere la scelta dalla disponibilità nel punto vendita di «dispositivi di protezione e gel igienizzanti», e ammontano al 36% gli intervistati che promettono di privilegiare gli esercizi dotati di «sistemi di prenotazione per evitare la coda».

 

 

Il fattore “fiducia” si colloca in terza posizione, ma quando gli intervistati mettono in fila le risposte, la maggior parte del campione lo cita al secondo posto, dopo mascherine e gel e prima dei sistemi taglia-code. Seguono un 26% di risposte che premia i negozi forniti di e-commerce, un 19% che indica gli esercizi di vicinato con orari di vendita allargati e un altro 19% che dà importanza alla comunicazione in-store che informa i clienti su sanificazioni, periodicità e modalità; infine, il 17% degli intervistati cita tra i fattori determinanti per indirizzare la scelta del negozio il click&collect, ossia l’acquisto a distanza e il ritiro in loco.

Il messaggio è evidente: la domanda di sicurezza che arriva dal consumatore, dice l’indagine, è tale che finisce per sbiadire il ritrovato feeling per il commercio di prossimità del quale riferiva il precedente “round” della ricerca (28-30 marzo, stesso campione): se allora il 64% degli intervistati si diceva molto o del tutto d’accordo con l’affermazione che l’emergenza covid ha fatto riscoprire «l’importanza sociale degli esercizi di vicinato», oggi invece concordasoltanto il 48% del campione. «L’importanza sociale – di vicinanza fisica e di relazione – del negozio di prossimità rimane importante» è il commento dei ricercatori «tuttavia è evidente che nella fase di riapertura la preoccupazione sanitaria sarà fattore di forte condizionamento nella frequentazione dei punti vendita di vicinato».

 

 

Anche la gdo, infine, deve fare i conti con un consumatore fortemente preoccupato: il 38% degli intervistati si dice sicuro (molto o del tutto) che alla riapertura frequenterà meno di prima i centri commerciali, una percentuale che sale al 41% tra i baby boomers (over 56) e arriva al 40% tra i residenti del Centro-sud.

 

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