Catene e insegne continuano a comprare, ma anche nella farmacia c’è una Linea gotica

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Oramai è legittimo chiederselo: c’è una Linea gotica anche nel Monopoli delle farmacie, che vede le catene del capitale e i network dei farmacisti indipendenti girare per città e province alla ricerca di esercizi da rilevare? La domanda non è più rinviabile dopo le ultime notizie di mercato: Hippocrates, per cominciare, ha concluso nei giorni scorsi l’acquisto di un’altra farmacia veneta, la Collovini di Roncade, in provincia di Treviso, che va ad aggiungersi alle quattro (due nel padovano e due nel veneziano) prese un paio di settimane prima al gruppo Meltias. Le farmacie che la holding milanese guidata da Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino conta nella regione sono ormai il 25% circa su un totale di 235 (170 già in gestione), delle quali il 40% è ubicato in Lombardia, il 12% in Emilia Romagna e il rimanente nel resto del Centronord. E a Pharmacy Scanner, che una quindicina di giorni fa aveva chiesto al gruppo di commentare le voci su trattative in corso per l’acquisto di farmacie in Lazio, Campania e Puglia, i due manager avevano replicato in modo secco: «Non compriamo dal Lazio in giù».

Ma Hippocrates non è la sola a voler restare a nord della Linea gotica: Francesco Carantani e Marco Premoli, i due ceo di Farmagorà, la giovanissima holding di cui abbiamo scritto la settimana scorsa (meno di un anno di vita e quattro farmacie in carniere al momento), hanno affermato a chiare lettere che il loro progetto è di comprare soltanto al Nord. E lo stesso orientamento è anche di Neo Apotek, la catena della famiglia (milanese) di farmacisti Cocchi-Riva: a fine giugno è passata al gruppo la storica Farmacia Guidetti di Bergamo, nelle settimane precedenti erano state rilevati altri quattro esercizi a Nembro, Albino, Sovere e Bottanuco, sempre nella provincia bergamasca. Con queste acquisizioni, il gruppo totalizza 74 farmacie di proprietà (rogitate), delle quali una trentina in Lombardia, altrettante in Veneto, due in Alto Adige, una in Emilia Romagna e altre due in Toscana. Niente più a Sud, fatta eccezione per un esercizio acquistato di recente a Roma ma con Apoteca Natura Holding Italia, la società partecipata al 20% da Apoteca Natura e all’80% da Neo Apotek (è la seconda acquisizione della holding, la prima a Milano).

Ci sono invece altre insegne che non si fanno problemi ad acquistare dal Lazio in giù. Tra le catene si può citare Farmacie Italiane, il circuito controllato da F2i al 61,2% e da Farmacrimi per la quota restante, che attualmente somma più di 40 farmacie di proprietà: al momento quelle ubicate a sud della Toscana sono una mezza dozzina, ma per fine luglio se ne dovrebbero aggiungere altre sei. Tra le società dei farmacisti, invece, spicca il caso di Cef, che proprio nei giorni scorsi ha concluso a Napoli l’acquisto della sua 37ª farmacia di proprietà e ha inaugurato a Roma il flagship store che veste la versione “small” del format “Cef – La famacia italiana” (e si aggiunge agli altri sei esercizi laziali).

Di fronte a tale panoramica, viene da chiedersi da che cosa dipendano gli orientamenti “geografici” di ciascun circuito, una domanda che vale la pena girare alla categoria degli addetti ai lavori piuttosto che al management delle diverse catene per non collezionare risposte “diplomatiche”. «Sono scelte di campo discendenti dal piano industriale che ogni gruppo si è dato» osservano i commercialisti bolognesi Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta «ognuno fa le sue scelte di campo e sono tutte legittime. Dall’esterno, e senza conoscere le singole strategie, si fa forse un po’ di fatica a capire la logica di queste linee di demarcazione, dato che poi le farmacie si comprano una a una. E al Sud ci sono esercizi i cui fondamentali non hanno nulla da invidiare a quelli del Nord». Per i due commercialisti non convincono neanche le spiegazioni generalizzanti che chiamano in causa la propensione alla spesa sanitaria privata (solitamente apprezzata dalle catene) o l’inefficienza burocratica del Meridione, altro freno temuto da molte imprese: «Sono in buona parte luoghi comuni o malesseri che interessano alcune zone del Paese ma non certo tutto il Sud» obiettano Tarabusi e Trombetta «pensiamo per esempio alla Puglia dove si possono incontrare diversi esempi virtuosi. Lo ripetiamo, sono scelte che si possono spiegare soltanto con le strategie d’investimento delle singole società».

Anche per Franco Falorni, altro commercialista “storico” del mondo della farmacia, è difficile trovare ragioni “esogene” alle preferenze geografiche di alcune società di capitale. «Non dimentichiamo poi che questi orientamenti non sono di tutte le holding» osserva «io personalmente sono stato contattato da società che si stanno accingendo a entrare nel mercato delle farmacie e nessuna di queste ha espresso preferenze riguardo la latitudine. Una di queste, anzi, progetta espressamente di concentrarsi nel centro Italia». Anche per Falorni, poi, certe “arretratezze” che vengono comunemente rinfacciate al Sud non hanno alcuna corrispondenza con la realtà. «Conosco diverse farmacie del Meridione che hanno una marginalità migliore di quella di molti esercizi ubicati in grandi città tipo Roma» osserva «io credo che le preferenze di alcune società per questa o quella parte del Paese abbiano soltanto a che fare con fattori culturali o piani industriali». Come si dice in questi casi, il dibattito è aperto.

 

 

 

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