Analisi Datafarma: il margine tiene, ma in sei farmacie su dieci la redditività resta sotto pressione
La farmacia continua a mostrare una buona capacità di generare margine, ma fatica più spesso di prima a trasformarlo in redditività piena. È la diagnosi che arriva dalla nuova analisi condotta da Datafarma su un campione di 50 farmacie indipendenti, con fatturati compresi tra 600mila e 2,5 milioni di euro: quattro farmacie su cinque (80%) presentano un utile lordo superiore al 30% dei ricavi, un valore che esprime la capacità delle aziende dalla croce verde di difendere la loro marginalità commerciale. I segnali di preoccupazione, però, si concentrano nella parte più bassa nel conto economico: in sei casi su dieci, la redditività netta resta sotto il 12% del fatturato, un indizio evidente del fatto che il margine prodotto non si trasforma fino in fondo in risultato. La farmacia, in altri termini, vende e margina, ma trattiene meno di quanto ci si potrebbe attendere.
L’analisi non fa che confermare l’impianto già emerso nella precedente rilevazione e consente oggi di individuare con maggiore nitidezza dove il margine tende a disperdersi. La parte alta del conto economico continua a reggere: a livello di ebitda, il 60% del campione raggiunge la soglia di riferimento del settore. È nella struttura dei costi che si concentrano le tensioni: personale, oneri finanziari e ammortamenti sono le voci che in molte realtà comprimono il risultato finale e rendono più fragile l’equilibrio economico, anche quando il fatturato resta soddisfacente.
Personale, oneri finanziari, ammortamenti: dove il margine si assottiglia
I dati aiutano a mettere a fuoco il passaggio dalla marginalità alla redditività. Il costo del personale supera la soglia di attenzione in sei casi su dieci (60%): un fenomeno trasversale, che riguarda sia farmacie con fatturati elevati sia realtà più piccole in cui il rapporto tra addetti e volumi non è ottimizzato. Le farmacie a conduzione familiare, dove i titolari lavorano direttamente al banco, mostrano incidenze sul fatturato sensibilmente inferiori rispetto a quelle con strutture più articolate.
Gli oneri finanziari rappresentano un’ulteriore voce di pressione, con un’incidenza significativa nel 65% del campione. Il peso arriva soprattutto da mutui per acquisizioni di avviamento, finanziamenti bancari e interessi su dilazioni concesse dai fornitori. Nei casi più gravi queste componenti assorbono fino al 6-7% dei ricavi, una quota che può fare la differenza tra utile e pareggio.
A questo si aggiunge un terzo elemento: nel 40% del campione gli ammortamenti superano la soglia di settore, lasciando intravedere assetti più pesanti, investimenti rilevanti o percorsi di acquisizione recenti. In alcune farmacie, tra ammortamenti e oneri finanziari si perdono oltre dieci punti di margine tra ebitda e reddito netto.
Magazzino: una leva ancora da sfruttare
Anche il magazzino merita una lettura attenta: in oltre la metà del campione (55%) si va oltre i 60 giorni. Non è un dato da leggere in modo allarmistico, ma basta a evidenziare un punto di attenzione: la gestione delle scorte rappresenta una leva concreta di efficientamento, sia sul fronte della liquidità sia su quello della redditività.
Dalla marginalità alla redditività: il passaggio decisivo
La sensazione complessiva è che oggi, per capire davvero lo stato di salute di una farmacia, non basti fermarsi al fatturato né al solo utile lordo. Il punto decisivo è capire quanto di quel margine riesca a restare in azienda dopo aver attraversato costi, struttura e organizzazione. Ed è proprio su questo passaggio – dalla marginalità alla redditività effettiva – che si gioca la differenza tra una farmacia che produce numeri e una farmacia che riesce a trasformare questi numeri in equilibrio stabile.
Vito Luna

