Katia Massaroni è la nuova executive medical director di Amgen Italia. In carica dal primo settembre, avrà la responsabilità della Direzione medica per Italia e Grecia e subentra ad Alessandra Brescianini, che dopo due anni nel ruolo ha assunto l’incarico di executive medical director, Thoracic oncology and biosimilars nell’ambito di Global medical oncology di Amgen.
Medico, laureata e specializzata in Malattie infettive all’Università La Sapienza di Roma, Massaroni ha iniziato la propria attività professionale in ospedale per poi passare all’industria farmaceutica. Prima dell’ingresso in Amgen ha lavorato in Daiichi Sankyo, Novartis e, più recentemente, in Sanofi, dove ha ricoperto incarichi nazionali e globali nell’ambito dei Medical affairs e delle Medical operations.
«L’esperienza globale maturata negli ultimi anni è stata per me particolarmente significativa» commenta la nuova executive medical director «mi ha permesso di guidare contesti complessi, gestire sfide organizzative e contribuire a progettualità strategiche in un momento in cui il ruolo della funzione medica nelle multinazionali farmaceutiche si è profondamente evoluto». L’obiettivo, prosegue, è mettere questa esperienza al servizio di Italia e Grecia, rafforzando una Direzione medica «moderna, autorevole e pienamente integrata nella strategia aziendale», in grado di generare valore per clinici, pazienti e sistema sanitario.
Tra le priorità indicate da Massaroni figurano il rafforzamento del ruolo della funzione medica nei processi decisionali dell’azienda e l’accesso all’innovazione. «La qualità delle evidenze, il rigore scientifico e la capacità di tradurre l’innovazione in valore reale devono restare il nostro riferimento costante», spiega. In questa prospettiva, aggiunge, occorre lavorare con gli attori del sistema sanitario per individuare soluzioni che rispondano ai bisogni attuali e siano in grado di anticipare quelli futuri. «Da medico, il mio punto di partenza e di arrivo restano i pazienti» conclude Massaroni. Mantenere i loro bisogni al centro delle decisioni, osserva, significa orientare l’attività della Direzione medica verso un impatto concreto «per le persone che vivono la malattia, per i clinici che se ne prendono cura e per il sistema sanitario nel suo complesso».

