Un mercato da 3,2 miliardi di euro e oltre 290 milioni di confezioni vendute nel 2025, ma con consumi pro capite ancora inferiori a quelli dei principali Paesi europei e un potenziale di crescita frenato soprattutto dalla limitata disponibilità di principi attivi senza obbligo di prescrizione. È la fotografia del comparto dei farmaci senza ricetta che emerge dallo studio «Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese», realizzato da Teha Group (The European House – Ambrosetti) per Federchimica Assosalute e presentato il 20 ottobre a Roma. Dei 3,2 miliardi di euro di vendite al pubblico, 2,4 miliardi riguardano specificamente i farmaci di automedicazione (Otc), mentre la restante quota comprende i medicinali senza obbligo di prescrizione (Sop).
Il confronto europeo evidenzia un divario significativo. In Italia la spesa pro capite per medicinali da banco si ferma a 54,3 euro l’anno, il valore più basso tra Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Meno di un italiano su cinque dichiara di aver utilizzato farmaci di automedicazione nelle due settimane precedenti l’indagine, contro il 37% dei tedeschi, il 42% degli olandesi e il 70% dei finlandesi. Il mercato europeo dei medicinali senza ricetta vale complessivamente 44 miliardi di euro, pari al 18,3% della spesa farmaceutica retail.
Secondo Teha, una delle principali ragioni del ritardo italiano è la minore ampiezza dell’offerta. Tra il 2015 e il 2025 in Italia si sono registrati soltanto sei switch, ossia riclassificazioni di medicinali dalla categoria con obbligo di ricetta a quella senza prescrizione, contro 26 nel Regno Unito, 15 in Germania e otto in Spagna. Dopo una fase relativamente dinamica tra il 2006 e il 2013, il ritmo italiano delle riclassificazioni ha rallentato, mentre altri mercati hanno continuato ad ampliare il numero di principi attivi disponibili per l’automedicazione.
La ricerca dedica ampio spazio anche alle abitudini e agli atteggiamenti dei consumatori. Per il 40% degli italiani la salute è l’aspetto più importante per vivere bene, mentre circa un terzo la identifica con la possibilità di svolgere normalmente le attività quotidiane. Una concezione che tende quindi ad associare sempre più la salute al mantenimento dell’autonomia e della qualità della vita.
Sul fronte dell’automedicazione, due italiani su tre dichiarano di conoscere bene i principi di un utilizzo responsabile dei farmaci senza ricetta. I principali riferimenti per la gestione dei disturbi lievi rimangono il medico di famiglia, indicato dal 48,2% dei cittadini, e il farmacista, con il 47,9%. Cresce tuttavia il ricorso alle fonti digitali: internet viene utilizzato dal 24,1% degli italiani e aumenta il peso degli strumenti di intelligenza artificiale. Resta però un problema di alfabetizzazione sanitaria, perché il 58% degli adulti presenta competenze inadeguate o problematiche, contro una media europea del 46%.
Per il retail farmaceutico, i dati delineano quindi un mercato nel quale il consiglio professionale continua a rappresentare un elemento centrale nel processo di scelta, ma deve confrontarsi con consumatori sempre più abituati a cercare autonomamente informazioni e soluzioni per i disturbi comuni.
Lo studio quantifica anche il valore economico e sanitario del comparto. Secondo le stime Teha, il ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione consente di gestire disturbi che altrimenti richiederebbero circa 91 milioni di visite l’anno presso medici di famiglia e pediatri, liberando capacità assistenziale per un valore di 1,9 miliardi di euro. A questi si aggiungono 600 milioni di euro di tempo restituito ai cittadini e quasi un milione di potenziali accessi evitabili al pronto soccorso, per un costo associato di 306 milioni. Complessivamente, i benefici economici e organizzativi vengono stimati in quasi 3 miliardi di euro annui.
Quanto alla filiera produttiva, le aziende associate ad Assosalute, rappresentative di oltre il 70% del mercato, hanno registrato nel 2025 ricavi per 1,38 miliardi di euro, in crescita dell’1,3%, e un valore aggiunto diretto di circa 350 milioni. Considerando gli effetti indiretti e indotti, il contributo economico raggiunge 1,35 miliardi di euro e sostiene 12.802 posti di lavoro.
Per Michele Albero, presidente di Federchimica Assosalute, lo sviluppo del comparto richiede due interventi prioritari: rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria e ampliare l’offerta attraverso procedure di switch più snelle. Tra le proposte figurano anche programmi di counselling per i professionisti sanitari e la piena operatività del dossier farmaceutico, comprensivo dei medicinali senza ricetta.
Un ulteriore ostacolo riguarda la comunicazione commerciale. Le attuali procedure autorizzative per la pubblicità dei farmaci senza prescrizione possono richiedere fino a 90-100 giorni, tempi considerati poco compatibili con la velocità dei canali digitali. Lo studio suggerisce quindi di aggiornare il quadro normativo alla diffusione dei social e dell’intelligenza artificiale.
«L’Italia ha ancora ampi margini di crescita rispetto ad altri Paesi europei» osserva Daniela Bianco, responsabile della practice Health & Life Sciences di Teha Group. Per colmare il divario, conclude la ricerca, occorre intervenire contemporaneamente sulle competenze dei cittadini, sul ruolo di orientamento dei farmacisti e sulla disponibilità di medicinali senza obbligo di prescrizione.
