Francia, inquieta la financiarisation delle farmacie. Ma il governo non risponde con divieti e steccati
In Italia la titolarità delle farmacie è aperta al cosiddetto capitale finanziario, ossia fondi di equity e investitori vari. In Francia invece no: la proprietà resta esclusiva dei farmacisti attraverso le sociétés d’exercice libéral (sel) e le sociétés de participations financières de professions libérales (Spfpl), ossia le holding di farmacisti che detengono partecipazioni in più farmacie. Eppure, quello che in Francia non può entrare dalla porta finisce per passare dalla finestra: è la cosiddetta financiarisation, ossia la crescente penetrazione dei capitali finanziari nella gestione delle farmacie d’oltralpe (ma il fenomeno riguarda anche laboratori e strutture sanitarie private) attraverso lo strumento del prestito obbligazionario.
In sintesi: anziché acquistare quote di proprietà, come accade in Italia, il fondo sottoscrive obbligazioni emesse dalla Sel o dalla Spfpl cui fa capo la farmacia. In questo modo mette a disposizione capitali che possono servire a finanziare l’ammodernamento dei locali o l’espansione dell’attività, se non addirittura l’acquisto stesso della farmacia. In cambio, la Sel/Spfpl si impegna a restituire il capitale entro una determinata scadenza e a corrispondere gli interessi pattuiti. La differenza fondamentale rispetto a una partecipazione azionaria, in sostanza, è data dal fatto che l’investitore diventa creditore, non socio. Non acquisisce quindi automaticamente diritti di voto o poteri di gestione.
Il problema nasce dalle condizioni contrattuali che possono accompagnare il prestito. Un fondo può chiedere garanzie particolarmente stringenti, imporre il rispetto di determinati parametri economici o riservarsi il diritto di autorizzare alcune operazioni straordinarie. In questi casi, pur senza detenere quote della società, può esercitare un’influenza significativa sulle decisioni della farmacia. Risultato, il controllo economico dell’azienda può finire nelle mani di chi non ne possiede formalmente le quote.
Il fenomeno ha ormai raggiunto livelli di guardia: secondo dati del governo francese, il 33% delle farmacie avrebbe contratto prestiti obbligazionari. E attraverso questi strumenti, in particolare le obbligazioni convertibili in azioni, fondi e investitori possono iniettare finanziamenti e sconvolgere i delicati equilibri del comparto senza nemmeno comparire tra i proprietari.
Il fenomeno, poi, riguarda anche altri comparti della sanità francese. Tra il 2020 e il 2024 i fondi di private equity hanno investito oltre quattro miliardi di euro nel settore. Oggi i sei maggiori gruppi gestiscono il 62% dei centri di prelievo della diagnostica di laboratorio, mentre tra il 30 e il 35% dei centri di diagnostica per immagini risulterebbe controllato da gruppi finanziarizzati. La concentrazione solleva interrogativi sulla capacità degli investitori di condizionare l’offerta di prestazioni, le scelte organizzative e, soprattutto, la continuità dei servizi nei territori.
A fronte di queste cifre, il governo s’è deciso a intervenire. Ma non lo farà attraverso divieti ancora più stringenti all’ingresso dei capitali, bensì con un piano d’azione che punta a rendere più trasparenti gli assetti finanziari e migliorare le competenze imprenditoriali di chi esercita una professione sanitaria. È la linea annunciata nei giorni scorsi dalla ministra della Salute Stéphanie Rist e dal ministro delle Piccole e medie imprese Serge Papin, che hanno presentato un programma di dieci misure da attuare tra la fine del 2026 e il 2027.
«Gli investimenti privati possono contribuire al finanziamento dell’innovazione e alla modernizzazione dell’offerta sanitaria» hanno spiegato con piglio pragmatico Rist e Papin «ne abbiamo bisogno, ma richiedono una particolare vigilanza per preservare l’indipendenza dei professionisti. Una posizione che riconosce il contributo positivo dei capitali esterni, senza sottovalutarne i possibili effetti distorsivi».
Il primo asse del piano, come detto, riguarda la formazione economica e gestionale dei professionisti. L’obiettivo è fornire ai farmacisti che si insediano per la prima volta – in particolare i giovani – gli strumenti per valutare un business plan, confrontare le offerte di finanziamento e comprendere le implicazioni degli accordi sottoscritti. Sono previsti percorsi didattici, risorse informative e programmi di tutoraggio. Fabrice Camaioni, presidente della Fédération des syndicats pharmaceutiques de France (Fspf), ha proposto di inserire moduli di questo genere già nella formazione universitaria.
Il secondo asse riguarda l’indipendenza professionale. A partire dal primo trimestre 2027 gli Ordini saranno chiamati a elaborare, insieme agli operatori e agli investitori, una dottrina applicativa che chiarisca le regole di governance delle Sel e i limiti dell’influenza esercitabile dai finanziatori. Il piano prevede anche un rafforzamento dei controlli ordinistici, attraverso un intervento regolamentare, e un sistema nazionale di segnalazione delle situazioni potenzialmente critiche.
Il terzo capitolo è dedicato alla trasparenza: un registro delle partecipazioni societarie, un osservatorio nazionale affidato alla Direction de la recherche, des études, de l’évaluation et des statistiques (Drees) e una mappatura dei grandi operatori dovranno consentire alle autorità di conoscere meglio la struttura finanziaria dell’offerta sanitaria e individuarne le concentrazioni potenzialmente rischiose.
La scelta francese appare significativa anche nel confronto con quanto accade in Italia. Anziché rispondere alla financiarisation irrigidendo ulteriormente i vincoli alla proprietà, Parigi sembra voler intervenire sulle condizioni che permettono ai capitali di influenzare l’attività sanitaria, distinguendo gli investimenti utili alla modernizzazione dalle operazioni che possono comprometterne l’autonomia e la qualità. È una linea che sposta l’attenzione dalla natura dell’investitore agli effetti concreti della sua presenza: non tanto impedire ai professionisti di cercare l’alleanza del capitale, quanto metterli nelle condizioni di avvalersene senza perdere il controllo della propria attività.
