Farmacisti, per le imprese sono i laureati più introvabili. Preferiti i profili con maggiore esperienza
Le imprese italiane fanno fatica a trovare farmacisti in quasi nove assunzioni su dieci. È il dato più significativo che emerge dal rapporto “Laureati e lavoro – Indagine 2025 del Sistema Informativo Excelsior”: con una difficoltà di reperimento dell’87,7%, i farmacisti guidano la classifica nazionale delle professioni laureate più difficili da reclutare, davanti agli specialisti in terapie mediche (82,1%) e ai matematici, statistici e analisti dei dati (80,2%). Una posizione che conferma le forti difficoltà di reclutamento segnalate dalle imprese e solleva interrogativi non soltanto sulla disponibilità di professionisti, ma anche sull’attrattività delle opportunità di lavoro offerte. Un tema, quest’ultimo, che l’indagine non approfondisce direttamente, ma sul quale i suoi risultati suggeriscono ulteriori riflessioni.
Il rapporto è stato realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior, con il contributo del consorzio interuniversitario AlmaLaurea. L’indagine si basa su circa 294mila interviste alle imprese e analizza i fabbisogni occupazionali del 2025, con particolare attenzione alle difficoltà di reclutamento, alle competenze richieste e alle prospettive professionali dei laureati. Si tratta dunque di una fotografia della domanda di lavoro osservata dal lato delle aziende, non di una rilevazione delle aspettative o delle preferenze dei lavoratori.
Per la professione di farmacista, Excelsior rileva 18.730 ingressi programmati nel 2025, dei quali circa 16.400 considerati di difficile reperimento. Il dato dell’87,7%, arrotondato all’88% nella scheda professionale, rappresenta un peggioramento di 12,1 punti percentuali rispetto al 2024. Per avere un termine di paragone, sull’insieme delle professioni che richiedono una laurea le difficoltà di reperimento si fermano al 50,9%: il divario supera dunque i 36 punti percentuali.
Ma l’aspetto forse più interessante riguarda le cause del fenomeno, almeno secondo quanto dichiarato dalle imprese. Nell’85% delle assunzioni programmate il problema è il numero insufficiente di candidati, mentre soltanto nell’1% dei casi viene segnalata una preparazione inadeguata. In altri termini, la quasi totalità delle difficoltà di reperimento viene attribuita dalle aziende alla scarsità numerica di professionisti, non a carenze nella loro formazione.
Confermano i dati forniti da AlmaLaurea riguardo alle prospettive occupazionali. A cinque anni dal conseguimento del titolo, i laureati di secondo livello dell’indirizzo chimico-farmaceutico che risultano occupati sono l’86,4%, un valore che colloca l’indirizzo al terzo posto, dopo quello medico-odontoiatrico (99,1%) e quello dell’insegnamento e formazione (87,8%).
Dal punto di vista delle imprese, in altri termini, il principale ostacolo al reclutamento non è la preparazione dei candidati, ma la possibilità di trovarne in numero sufficiente. La ricerca, tuttavia, non approfondisce le ragioni di questa insufficienza. Non consente, per esempio, di stabilire quanto incidano il numero dei laureati disponibili sul mercato, la loro distribuzione geografica, le preferenze professionali o le condizioni economiche e organizzative offerte dai datori di lavoro. Quella rilevata da Excelsior è la valutazione delle imprese che cercano personale: un’informazione importante, che non permette però di individuare da sola le cause dello squilibrio tra domanda e offerta.
Un ulteriore elemento emerge dai requisiti indicati per le assunzioni. Per il 91% degli ingressi programmati le imprese richiedono un’esperienza lavorativa pregressa: nel 59% dei casi specificamente nella professione e nel 32% almeno nel settore. Soltanto il 9% delle posizioni non prevede questo requisito. La preferenza esplicita per candidati giovani, invece, riguarda il 24% delle opportunità.
La richiesta così diffusa di esperienza suggerisce una preferenza delle imprese per professionisti già in grado di svolgere le mansioni richieste, con necessità di inserimento e affiancamento potenzialmente più contenute. È una chiave di lettura che meriterebbe approfondimenti, per capire se e in quale misura la preferenza per candidati esperti contribuisca a restringere ulteriormente il bacino di farmacisti disponibili per le assunzioni.
La ricerca segnala anche che per l’86% degli ingressi le imprese prevedono ulteriore formazione. Sul fronte delle competenze trasversali, quelle considerate di elevata importanza sono flessibilità e adattamento (86%), autonomia (77%), capacità di risolvere problemi (65%) e lavoro di gruppo (60%). Quanto alle competenze digitali, sono giudicate particolarmente importanti nel 49% delle posizioni, mentre capacità di analisi dei dati e programmazione informatica e competenze tecnologiche specifiche vengono indicate rispettivamente nel 20% e nel 19% dei casi.
Ne emerge un profilo professionale nel quale, accanto alla preparazione specialistica e all’esperienza, le imprese attribuiscono particolare valore all’autonomia, all’adattabilità e alla capacità di affrontare problemi, senza trascurare le competenze digitali. Requisiti che contribuiscono a descrivere le caratteristiche dei farmacisti ricercati dalle aziende, ma che l’indagine non mette direttamente in relazione con le difficoltà di reperimento.
Il capitolo retributivo offre un ulteriore elemento di riflessione. Secondo i dati Inps del Sistema Informativo Professioni, ripresi da Excelsior e riferiti al 2023, la retribuzione annua lorda iniziale dei farmacisti è pari a 33.500 euro. Il confronto con alcune delle altre professioni considerate dal rapporto colloca i farmacisti in una fascia intermedia, nonostante siano la figura laureata per la quale le imprese segnalano le maggiori difficoltà di reclutamento.
Per esempio, la retribuzione iniziale indicata per i farmacisti è inferiore di circa 8.500 euro lordi annui rispetto a quella degli ingegneri chimici, petroliferi e dei materiali, pari a 42mila euro, e di 16.500 euro rispetto ai 50mila euro riportati per laboratoristi e patologi clinici. È inferiore anche a quella degli specialisti nella gestione e nello sviluppo del personale (36.100 euro), mentre supera quella di alcune figure amministrative, tecniche e commerciali, come gli addetti alla gestione del personale (31mila euro) e i tecnici del marketing (23.300 euro).
Non sarebbe tuttavia corretto ricavare da questi confronti conclusioni definitive: il rapporto non propone una classifica retributiva univoca e, per diverse professioni, riporta intervalli anziché valori singoli. Inoltre i dati Inps si riferiscono alle retribuzioni iniziali rilevate per ciascuna professione, senza consentire di distinguere, nel caso dei farmacisti, tra differenti tipologie di impresa e di datore di lavoro.
Resta comunque un elemento significativo: alla prima posizione nella graduatoria delle difficoltà di reperimento non corrisponde un analogo primato retributivo. Il confronto suggerisce una riflessione sul rapporto tra disponibilità di candidati, condizioni economiche e attrattività della professione, che richiederebbe però indagini specifiche.
Excelsior, infatti, non mette direttamente in relazione i livelli salariali con le difficoltà di reclutamento. Non consente dunque di affermare che siano le retribuzioni a determinare la carenza di farmacisti, né di misurare quanto un diverso trattamento economico potrebbe incidere sulla disponibilità dei professionisti ad accettare un’offerta di lavoro. Per affrontare questi interrogativi occorrerebbe integrare il punto di vista delle imprese con quello dei farmacisti, approfondendo le loro aspettative professionali, le condizioni di lavoro e i criteri che orientano le scelte occupazionali.
È proprio questo, in definitiva, uno degli spunti più interessanti offerti dall’indagine. Secondo le imprese, la difficoltà principale non consiste nel trovare farmacisti adeguatamente preparati, ma nel trovarne in numero sufficiente. Il dato non chiarisce, però, se la scarsità di candidati dipenda prevalentemente dalla disponibilità complessiva di professionisti oppure dalla loro disponibilità ad accettare le opportunità proposte. Una distinzione che meriterebbe ulteriori approfondimenti e che potrebbe aiutare a comprendere meglio le ragioni delle difficoltà di reclutamento rilevate da Excelsior.


