Pet food, in Italia il mercato supera ormai i 4 miliardi di euro: il gatto vale il 56% delle vendite

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Il mercato italiano del pet food continua a crescere e nel 2025 ha superato i 4 miliardi di euro, con gli alimenti per gatti che rappresentano ormai il 56% del totale, contro gli 1,85 miliardi del segmento dedicato ai cani. Sono alcuni dei dati che emergono dallo Schesir Respect My Nature Index, monitoraggio che analizza l’evoluzione del mercato mondiale degli alimenti per animali da compagnia e le nuove tendenze nutrizionali destinate a orientare lo sviluppo del settore nei prossimi anni. L’indagine, realizzata attraverso un’analisi di testate internazionali, studi di mercato e contributi di esperti, evidenzia come il comparto sia sostenuto da fattori strutturali quali urbanizzazione, riduzione della dimensione delle famiglie e crescente presenza di animali domestici nelle case, ma anche da una domanda sempre più orientata verso alimenti funzionali, personalizzati e di qualità.

Mercato globale verso i 200 miliardi di dollari

Lo scenario internazionale conferma un’espansione destinata a proseguire nel medio periodo. Secondo il report 2026-2034 di Fortune Business Insights, il mercato mondiale degli alimenti per animali domestici passerà infatti da 135 miliardi di dollari nel 2026 a 199 miliardi entro il 2034, con un incremento del 48% e un tasso medio annuo di crescita (Cagr) del 5%. Anche il mercato europeo mantiene un andamento positivo: le stime indicano un valore prossimo ai 40 miliardi di dollari, sostenuto da una crescita media del 4% annuo tra il 2025 e il 2030. A trainare il comparto sono soprattutto l’umanizzazione degli animali da compagnia, la maggiore attenzione alla salute, la richiesta di prodotti pratici e la crescente sensibilità verso la sostenibilità.

In Italia cresce soprattutto il comparto gatto

Nel nostro Paese il mercato conferma dimensioni ormai rilevanti. Gli alimenti destinati ai gatti hanno raggiunto un fatturato di circa 2,35 miliardi di euro, con 383 mila tonnellate commercializzate, mentre il segmento dedicato ai cani vale 1,85 miliardi, pari al 44% del mercato, per 427 mila tonnellate vendute. Il monitoraggio evidenzia inoltre una tendenza che trova riscontro anche nelle analisi internazionali: il peso economico del comparto felino continua ad aumentare. Secondo il rapporto World Market for Pet Care 2025 di Euromonitor International, infatti, il cibo per gatti rappresenta oggi la categoria più dinamica del settore, con una crescita media annua del 6% tra il 2020 e il 2025, contro il 3,8% registrato dagli alimenti per cani.

La preferenza per i gatti è in aumento anche in mercati storicamente dominati dai cani, come Nord America ed Europa occidentale, oltre che nell’area Asia-Pacifico. Nonostante ciò, i cani continueranno a rappresentare il segmento principale del mercato mondiale, con una quota prevista del 66% delle vendite entro il 2030.

Consumatori sempre più disorientati

La crescita dell’offerta, osserva il report, non si accompagna però a una maggiore facilità di scelta. Al contrario, la moltiplicazione di referenze, claim nutrizionali e prodotti funzionali rende più complessa la decisione d’acquisto. Secondo un’indagine internazionale di GlobalPets, il 57% dei proprietari di gatti ritiene difficile orientarsi tra le numerose alternative disponibili e il 66% dichiara di non riuscire a valutare con certezza se gli ingredienti presenti nei prodotti siano realmente benefici per l’animale. Indicazioni analoghe emergono anche da uno studio pubblicato sul Canadian Veterinary Journal, che ha proposto un sondaggio su circa 900 proprietari di cani: quasi la metà considera la scelta dell’alimentazione l’aspetto più difficile della gestione del proprio animale domestico, il 52% ritiene che nutrire correttamente un cane sia persino più complicato che alimentare una persona (percentuale che sale al 68% tra i Millennial) e quasi un quarto degli intervistati si dichiara sopraffatto dall’ampiezza dell’offerta.

Dalle diete ancestrali al “biohacking”

Lo Schesir Respect My Nature Index individua dieci macro-tendenze destinate a orientare l’evoluzione del pet food nei prossimi anni. Tra le principali figurano il “Longevity Feeding”, che punta a prolungare gli anni di vita in buona salute attraverso ingredienti funzionali, il ritorno alle diete ancestrali, caratterizzate da un elevato contenuto di proteine animali e pochi ingredienti superflui, e il “Pet Biohacking”, ovvero l’impiego della nutrizione per influenzare positivamente metabolismo, sistema immunitario e salute cellulare.

Tra gli altri trend emergono l’attenzione crescente al microbioma intestinale, la nutrizione personalizzata in base alle caratteristiche del singolo animale, etichette più trasparenti e filiere tracciabili, ingredienti ottenuti dal recupero di materie prime per ridurre gli sprechi, prodotti destinati al benessere emotivo dei pet, nuove texture per favorire l’idratazione – soprattutto nei gatti – e ingredienti selezionati anche in funzione del loro minore impatto ambientale.

«Più scienza e meno marketing»

«Questa straordinaria espansione globale porta con sé una responsabilità nutrizionale prima ancora che commerciale» osserva Giorgio Montefusco, Marketing & trade marketing director di Schesir. «I dati confermano che l’eccesso di offerta, la disinformazione e la tendenza all’umanizzazione stanno allontanando i proprietari dai reali fabbisogni degli animali domestici». Secondo Montefusco, negli ultimi anni il settore ha privilegiato logiche di marketing, trasformando «gli alimenti per animali in intrattenimento e gli snack in un mero gesto d’affetto», mentre «il corpo di un cane o di un gatto risponde a un codice biologico diverso dal nostro». Da qui la nascita dello Schesir Respect My Nature Index, che punta a interpretare i nuovi trend «attraverso l’approccio scientifico del veterinario nutrizionista», ricordando che «le necessità dei pet non sono soddisfatte dall’ultimo trend o dai cosiddetti superfood, ma da componenti nutrizionali specifici ed essenziali per la loro fisiologia». L’obiettivo, conclude, è favorire lo sviluppo di alimenti che «abbiano come priorità assoluta il rispetto della natura carnivora dei pet», offrendo ai proprietari «una bussola chiara in mezzo a tanta disinformazione».

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