Farmadistributori, la crisi non si attenua: Comifar introduce un fee straordinario sulle consegne, Farla e Alliance Healthcare chiudono il 2025 in rosso

Filiera

I rincari dei costi di energia e materie prime continuano a tormentare le aziende della distribuzione farmaceutica e c’è chi corre ai ripari. È il caso del gruppo Phoenix Pharma Italia, che nei giorni scorsi ha comunicato l’introduzione – a partire dal primo giugno – di un contributo straordinario di 0,75 euro più iva su tutte le consegne, fatta eccezione per quelle che riguardano soltanto farmaci con obbligo di ricetta o in dpc. La decisione, come spiega il gruppo in una lettera inviata alle farmacie clienti il 12 maggio, è dovuta agli aumenti dei prezzi registrati nel primo trimestre di quest’anno e legati al protrarsi del conflitto in Ucraina e alla guerra in Medio Oriente: «il costo del Gasolio per esempio» scrive Phoenix Pharma Italia «è cresciuto ad aprile di oltre il 31% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati segnalano indici in forte incremento che prospettano per i prossimi mesi ulteriori aumenti». «Il contributo è concretamente e nei fatti “straordinario”» commenta Lorenzo Clerici, Group customers & channels director di Phoenix Pharma Italia «perché porta a 0,75 euro a consegna il fee già stabilizzato a 0,50 euro. Questo “spread” di 0,25 verrà nuovamente assorbito ed eliminato non appena il prezzo del carburante dovesse nuovamente riscendere sotto soglia».

Il gruppo, prosegue la lettera, si era fatto carico negli ultimi anni di «assorbire parzialmente l’oneroso impatto dell’incremento dei costi di energia e materie prime gravanti sulla movimentazione e circolazione dei prodotti farmaceutici». Tuttavia, considerate anche le incertezze che gravano sull’evoluzione dei prezzi nei mesi a venire, questo sforzo «non risulta più sostenibile». Non va infatti dimenticato che «le nostre aziende, oltre all’attività di trasporto per le consegne alle farmacie e parafarmacie, assicurano la conservazione dei prodotti in locali a temperatura controllata». Di conseguenza, gli ultimi vertiginosi aumenti dei prezzi di energia e materie prime «mettono a rischio la sostenibilità economica dell’intero sistema di distribuzione», come le associazioni dei distributori farmaceutici (Adf e Federfama Servizi) avevano segnalato «lo scorso 28 aprile nell’audizione al Senato per la riforma e il riordino della legislazione farmaceutica».

Altri distributori si erano già mossi in precedenza. Tra questi Farvima, che nel novembre scorso aveva portato a 5 euro le spese di consegna per ordini di importo netto inferiore a 7mila euro. « In conseguenza dell’attuale contesto economico nazionale e internazionale» scriveva il distributore in una lettera ai clienti «si stanno registrando impatti sempre più significativi sulla sostenibilità operativa delle aziende. Finora il gruppo ha sostenuto internamente tali rincari, tuttavia occorre garantire la continuità del servizio e mantenere l’elevato standard qualitativo».

Che la congiuntura continui a essere aspra per la distribuzione farmaceutica italiana lo dimostrano anche i consuntivi per il 2025 che cominciano ad arrivare dalle aziende del comparto. Il bilancio approvato nelle settimane scorse dal cda di Farla (la cooperativa laziale con più di 800 farmacie tra socie e clienti) registra un incremento del 7,90% del fatturato annuo ma chiude con una perdita di quasi 1,8 milioni di euro e una Posizione finanziaria netta (ossia la differenza tra debiti finanziari e attività liquide) negativa per 41 milioni di euro. Segno meno anche per Allianche healthcare Italia distribuzione, il cui consuntivo 2024-2025 (chiusura ad agosto) riporta un conto economico in perdita per quasi 12,8 milioni di euro.

Non deve stupire, quindi, che nel comparto si stia riservando massima attenzione non solo all’iter parlamentare del ddl delega per il Testo unico della farmaceutica (dove, come detto, i distributori sperano di “piazzare” qualche provvedimento a loro favorevole) ma anche al ricorso davanti al Consiglio di Stato sull’extramargine dello 0,65%: per fine mese dovrebbe essere emessa l’ordinanza sulla sospensiva cautelare, se i giudici accoglieranno le istanze dei grossisti potrebbe arrivare qualche boccata d’ossigeno.

Intanto, sul comparto continuino a orbitare rumors riguardo a possibili operazioni di M&A tra imprese del settore. In particolare, sono tornate a farsi sentire le voci su presunte esplorazioni da parte di gruppi interessati a rilevare asset di Farvima, che sta affrontando un periodo di forti difficoltà (di recente la società ha venduto la propria partecipazione in Farmacie Comunali Riunite di Grosseto). Attorno al gruppo campano erano già circolate indiscrezioni dello stesso genere a novembre, ma non c’erano poi stati riscontri. Non resta che seguire e prendere nota.

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