Quasi 280mila celiaci diagnosticati e una spesa pubblica per l’erogazione di prodotti senza glutine che nel 2024 ha superato i 272 milioni di euro. È la dimensione aggiornata del mercato italiano della celiachia fotografata dalla Relazione annuale al Parlamento pubblicata nelle settimane scorse dal ministero della Salute, documento che aggiorna numeri, distribuzione territoriale e stato di avanzamento della dematerializzazione dei buoni per l’acquisto degli alimenti in esenzione.
Secondo la Relazione, al 31 dicembre 2024 i celiaci censiti in Italia erano 279.512, con un incremento di 14.410 diagnosi rispetto all’anno precedente. Nel quadriennio 2021-2024 i pazienti diagnosticati sono cresciuti di quasi 38mila unità, passando da 241.729 a 279.512. Nello stesso periodo la spesa sostenuta dal Servizio sanitario nazionale per i prodotti gluten free erogabili è salita da 233,3 a 272,7 milioni di euro, mentre la spesa media annua procapite è rimasta sostanzialmente stabile attorno ai 950-975 euro.
La Lombardia si conferma il principale mercato nazionale per numerosità di assistiti, con 52.013 celiaci e una quota pari al 18,7% del totale italiano. Seguono Lazio con 27.883 assistiti, Campania con 24.470 ed Emilia Romagna con 23.214. Sicilia e Toscana superano entrambe quota 20mila, mentre Piemonte e Veneto si collocano attorno ai 19mila assistiti ciascuno. Sul fronte opposto, Valle d’Aosta e Molise restano sotto i 1.500 pazienti censiti.
La Relazione conferma inoltre la netta prevalenza femminile della patologia, coerente con quanto osservato dalla letteratura scientifica internazionale. Anche se il documento non riporta nel dettaglio il rapporto uomini-donne sull’intera popolazione assistita, i dati dello screening pediatrico coordinato dall’Istituto superiore di sanità mostrano che quasi il 60% delle positività riguarda bambine.
Sul piano economico, il valore medio annuo dell’assistenza varia sensibilmente tra le regioni. La spesa procapite più elevata si registra in Puglia, con 1.175 euro per assistito, seguita da Trento con 1.081 euro e Campania con 1.071 euro. Le Marche mostrano invece il valore più basso, 749 euro annui per paziente, davanti alla Sardegna con 836 euro e al Lazio con circa 900 euro. La media nazionale si attesta a 975,54 euro.
Per il retail della farmacia resta centrale il sistema dei tetti di spesa mensili riconosciuti ai celiaci per l’acquisto degli alimenti erogabili. I limiti, aggiornati dal decreto del 10 agosto 2018 e differenziati per sesso ed età, arrivano fino a 124 euro mensili per i maschi tra 14 e 17 anni e a 110 euro per gli uomini adulti tra 18 e 59 anni; per le donne adulte il tetto è fissato a 90 euro. Secondo il ministero, i valori sono calcolati sulla base dei Larn 2024 e dei prezzi al consumo rilevati nel canale farmacia, con una maggiorazione del 30% per tenere conto di esigenze nutrizionali ulteriori.
La Relazione dedica poi un capitolo specifico alla dematerializzazione dei buoni, processo che ormai interessa quasi tutto il territorio nazionale. Diverse regioni hanno adottato sistemi proprietari, mentre molte altre hanno scelto il riuso della piattaforma lombarda. Nel 2025 sono passate al digitale anche Abruzzo, Sardegna e Sicilia, mentre per il Molise il ministero segnala dato non pervenuto.
Tra le regioni che utilizzano il sistema sviluppato dalla Lombardia figurano Lazio, Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia e le Province autonome di Bolzano e, indirettamente, Valle d’Aosta. Altre amministrazioni hanno invece adottato piattaforme regionali autonome oppure formule differenti, come la carta prepagata ricaricabile in Basilicata o l’accredito diretto su conto corrente nella Provincia autonoma di Trento.
Per il canale distributivo, il passaggio più rilevante riguarda però la prospettiva della circolarità nazionale dei buoni dematerializzati prevista dalla legge di Bilancio 2026. La Relazione ricorda infatti che il nuovo sistema, basato sulla piattaforma Tessera sanitaria, consentirà ai pazienti di utilizzare il budget mensile su tutto il territorio nazionale non solo in farmacia e parafarmacia, ma anche nei negozi specializzati e nella grande distribuzione organizzata. Il ministero prevede inoltre la pubblicazione di un elenco nazionale dei soggetti autorizzati alla vendita dei prodotti in esenzione e stanzia 2 milioni di euro per il 2026 più un milione annuo dal 2027 per completare il processo.






