Un outlet aziendale riservato ai dipendenti per recuperare prodotti non vendibili a causa di difetti estetici o di confezionamento, ridurre gli sprechi e generare risorse per iniziative sociali. È la nuova iniziativa lanciata da Unifarco, che trasforma una criticità industriale in un progetto di economia circolare con ricadute anche sul fronte della solidarietà.
Il meccanismo è semplice: collaboratori e dipendenti possono acquistare fino a 15 articoli al mese a prezzo simbolico tra referenze del gruppo, soprattutto nei segmenti cosmetica e integratori. Si tratta di prodotti perfettamente utilizzabili nelle formulazioni, ma penalizzati da errori di stampa, etichette non conformi o lievi imperfezioni estetiche che ne impediscono la normale commercializzazione.
Secondo quanto riferisce l’azienda, l’outlet è stato aperto finora in tre occasioni e ha consentito di recuperare oltre 10mila pezzi che altrimenti sarebbero stati avviati allo smaltimento. Il beneficio ambientale dichiarato equivale a circa due tonnellate di materiali sottratti al rifiuto, considerando sia il contenuto sia il packaging.
C’è poi la componente sociale. Le somme raccolte, quasi 20mila euro secondo il comunicato diffuso dall’azienda, vengono destinate alla Fondazione Unifarco, che sostiene progetti nei campi dell’assistenza sociale e sanitaria, dell’educazione, della ricerca medica e di altre attività a finalità umanitaria. «Questa iniziativa» commenta Ernesto Riva, fondatore e presidente onorario di Unifarco «rappresenta in modo concreto il nostro approccio alla sostenibilità: trasformare ciò che non va in commercio in un’opportunità di valore, evitando sprechi e generando al tempo stesso un impatto positivo per la comunità. Ridurre i rifiuti e sostenere, attraverso la Fondazione Unifarco, progetti sociali e umanitari è per noi un impegno che unisce responsabilità ambientale e attenzione alle persone, in piena coerenza con i valori che guidano Unifarco».