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Canonico (Eaep): un italiano su due favorevole alla vendita online del farmaco con ricetta

Filiera

Il 50% degli italiani vorrebbe acquistare online i farmaci con ricetta ma non può farlo perché la legislazione italiana non lo consente. È quanto emerge da uno studio commissionato dall’Eaep (l’associazione europea delle farmacie online) e condotto da Iqvia su un campione rappresentativo di 1.024 individui secondo l’anticipazione che a Pharmacy Scanner fornisce Martino Canonico, head of Bruxelles office dell’associazione delle e-pharmacies europee. Tra i principali benefici connessi all’apertura dell’online all’etico, dicono gli intervistati, la riduzione delle uscite, la semplificazione delle terapie e un miglioramento della continuità terapeutica.

Canonico, nella recente audizione in commissione Igiene e sanità sul Testo unico per la farmaceutica l’Eaep ha chiesto che l’Italia allarghi l’e-commerce del farmaco ai medicinali con ricetta. Considerato che in Italia solo le farmacie fisiche sono autorizzate a vendere a distanza, un’apertura come questa cosa significherebbe per pure player internazionali come DocMorris o Redcare-Shop Apotheke, che risiedono all’estero e sono retailer soltanto digitali?
La nostra posizione è semplice: estendere le regole esistenti, non cambiarle. Chiediamo che la normativa italiana sulla vendita a distanza dei medicinali venga estesa ai farmaci con prescrizione, senza modificare l’impianto di base del sistema. Questo significa che, in caso di apertura all’Rx online, potrebbero vendere a distanza solo ed esclusivamente le farmacie fisiche autorizzate, come già avviene oggi per gli Otc (anche se in quest’ultimo caso sono incluse le parafarmacie). Non c’è spazio per altre interpretazioni: il modello resta quello attuale, semplicemente esteso ai farmaci con obbligo di ricetta. Di conseguenza tutte le farmacie – italiane o europee – dovrebbero attenersi alla normativa italiana per poter vendere a distanza verso pazienti italiani. In altre parole, non si tratta di creare un canale parallelo o deregolamentato, ma di applicare anche all’online dei farmaci con prescrizione le stesse regole rigide già in vigore per gli altri medicinali venduti a distanza – chiaramente con tutte le procedure di verifica necessarie per il farmaco etico. Ovviamente, sia i medicinali soggetti a prescrizione sia quelli da banco possono essere consegnati più rapidamente ai pazienti italiani se la farmacia che effettua la consegna ha sede in Italia.

Ma DocMorris e Redcare-Shop Apotheke, a quanto mi risulta, non hanno farmacie fisiche, né nei loro Paesi né in Italia…
La vendita online sarebbe consentita alle farmacie fisiche autorizzate che espongono il logo comune europeo previsto dalla direttiva sui medicinali falsificati, che è lo strumento che garantisce al cittadino che si sta rivolgendo a un operatore legittimo e verificato. Per quanto riguarda operatori come DocMorris o Redcare, non entro nello specifico di potenziali scelte commerciali future che non mi competono, ma è importante chiarire un punto spesso frainteso: non sono “siti”, ma farmacie fisiche autorizzate, con sede in Olanda, che operano anche online nel rispetto di standard molto rigorosi di qualità e sicurezza, esattamente come qualsiasi altra farmacia autorizzata. Proprio per questo, eventuali vendite transfrontaliere verso l’Italia dovrebbero essere esplicitamente regolamentate dal legislatore italiano, per garantire pieno allineamento alle norme nazionali, europee, e di sicurezza omogenee per tutti gli operatori.

Nella memoria consegnata alla commissione Igiene e sanità del Senato affermate che in Italia l’home delivery del farmaco con ricetta «al di fuori di un quadro normativo chiaro e uniforme». Tuttavia, in Germania le farmacie fisiche rivolgono più o meno la stessa accusa alle farmacie online che spediscono dall’estero e non rispettano le norme tedesche sulla logistica farmaceutica. Se l’Italia allargasse l’e-commerce all’etico, le farmacie online europee con quali regole consegnerebbero in Italia?
Attualmente in Italia esiste un’evidente incoerenza regolatoria: si vieta la possibilità di fornire online il farmaco con obbligo di prescrizione mentre vengono permesse, alla luce del giorno e nel quotidiano, prassi che stanno al di fuori del quadro normativo nazionale, come la consegna a domicilio da parte di intermediari o delle stesse farmacie ma con mezzi non idonei al trasporto di medicinali e con personale non qualificato. Se l’obiettivo è quello di assicurare tracciabilità, sicurezza, e tutela dei dati personali, possiamo con certezza affermare che si tratta di un modello non pienamente allineato al quadro normativo. Sarebbe certamente meglio permettere alle stesse farmacie, in un quadro normativo chiaro e uniforme, di fornire il farmaco a distanza (dall’ordine online fino alla consegna a domicilio) al paziente seguendo processi sicuri, verificabili, tracciabili, e nel pieno rispetto delle norme vigenti. Per quanto riguarda la Germania, l’Eaep ritiene che la normativa tedesca approvata di recente (può fornire qualche indicazione più precisa così da permettere a chi legge un’eventuale confronto?) costituisca un’interferenza ingiustificata, illegittima e sproporzionata verso una catena di approvvigionamento che si è dimostrata affidabile e sicura per molti anni. Per l’Eaep, quindi, il principio è: stesse tutele per tutti, stessi standard per tutti. Se una farmacia fisica italiana (senza sito web autorizzato) può recapitare a domicilio, anche una farmacia online autorizzata dovrebbe poterlo fare; ma entrambe devono rispettare regole verificabili su integrità del prodotto, controllo e gestione della prescrizione e responsabilità professionale.

La scelta di consentire la vendita online dei farmaci con ricetta accomuna principalmente i Paesi del nord Europa, mentre nel Sud (Spagna, Francia, Italia) l’orientamento che per ora prevale è quello di limitare l’online ai soli farmaci otc. Ritiene che il pubblico italiano sia maturo per una decisione di questo genere?
Per cominciare, la vendita on line del farmaco con ricetta è un modello anche in Paesi vicini all’Italia, come Germania e Portogallo. Altri Paesi europei, inoltre, stanno attualmente discutendo di un’eventuale apertura al farmaco etico online. Io credo che la domanda giusta non sia se il farmacista online sostituirà il farmacista al banco. Non lo farà. Nei Paesi dove l’Rx online è ammesso, il canale fisico resta centrale. Per esempio, in Germania, dove questo sistema è consentito dal 2004, la quota di mercato del canale online sui farmaci Rx resta ben sotto del 10%. L’online non nasce per “rimpiazzare” la farmacia territoriale, ma per affiancarla. Per chi sarebbe utile? Per i pazienti cronici in terapia ripetitiva, per i caregiver, per chi ha difficoltà di mobilità, per chi vive in aree interne o ha problemi di orario, per chi preferisce maggiore riservatezza su alcune patologie. Insomma, non sarebbe il canale di tutti i farmaci per tutti i pazienti, ma un’opzione in più per casi ben identificabili. Un’opzione complementare, non sostitutiva. Ed è proprio questo il punto: chi preferisce rivolgersi a una farmacia in calce e mattoni e a un farmacista che riceve al banco lo continuerà a fare, ma non possiamo negare una via alternativa a chi può trarne beneficio, per preferenza o soprattutto per necessità. Continuare a ignorare l’esistenza di un segmento di pazienti che richiede l’accesso online al farmaco con prescrizione non risolve il problema dell’accesso.

Un’ultima domanda: lei conosce certamente le complicazioni che nel nostro Paese discendono dalla regionalizzazione della Sanità e che affliggono anche la distribuzione del farmaco. Si pensi solo alle differenze che permangono su distribuzione diretta, dpc e convenzionata. Non ritiene che, per una farmacia online ubicata all’estero, sarebbe stressante operare nel nostro Paese. O forse, quello che interessa davvero al momento è solo il mercato del farmaco etico non rimborsato, la cosiddetta fascia C?
Noi rappresentiamo l’intero ecosistema delle farmacie online, non una specifica tipologia di operatori ubicata all’estero. Per questo motivo, non riteniamo utile impostare il dibattito distinguendo a priori tra fascia C e farmaci rimborsati. Il punto centrale, piuttosto, è un altro: qualsiasi eventuale apertura alla vendita online dei farmaci con prescrizione dovrà essere accompagnata da un quadro normativo e tecnologico pienamente funzionante e interoperabile. In questo senso, l’entrata in vigore del regolamento europeo sull’European Health Data Space (Ehds) nel 2025 rappresenta un passaggio fondamentale, perché serve a superare frammentazioni nazionali e regionali, rafforzando l’interoperabilità dei dati sanitari, inclusi quelli legati alle prescrizioni elettroniche. Per quanto riguarda gli aspetti operativi – dematerializzazione della ricetta Ssn, sistemi regionali, differenze nei prontuari, meccanismi di rimborsabilità e rendicontazione – la nostra posizione è molto chiara: tutto dovrà funzionare esattamente come nel caso della farmacia fisica. Non immaginiamo scorciatoie o sistemi paralleli, ma un’estensione coerente del modello esistente anche al canale digitale. In altre parole, prima ancora di discutere “quali” farmaci, è fondamentale garantire che il sistema nel suo complesso sia in grado di gestire in modo sicuro, uniforme e integrato la dispensazione a distanza, nel pieno rispetto delle regole del Servizio Sanitario Nazionale.

 

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