Negli ultimi anni il tema del prezzo è diventato centrale nel dibattito sulla farmacia e sull’e-commerce. Chi lavora ogni giorno dietro al banco lo sa bene, una delle frasi che si sentono pronunciare più spesso dai clienti è ormai diventata quasi un rituale: «online lo trovo a meno».
Un’osservazione che fino a qualche anno fa riguardava soprattutto alcuni grandi portali specializzati nell’e-commerce farmaceutico e che oggi coinvolge sempre più anche un altro protagonista del commercio digitale: Amazon. Per molti farmacisti la percezione è chiara: i prezzi online sono spesso più bassi rispetto a quelli praticati nella farmacia fisica, con una pressione competitiva che il canale tradizionale non può ignorare.
La realtà, però, è più complessa. Quando si parla di prezzi online occorre distinguere tra modelli di vendita diversi: farmacie online indipendenti, marketplace e piattaforme generaliste. Ognuno di questi canali segue logiche commerciali differenti.
Il primo elemento da chiarire riguarda proprio la differenza tra farmacie online tradizionali e marketplace come Amazon. Nel caso delle farmacie online, il prezzo è spesso il principale strumento competitivo: molti operatori lavorano con margini ridotti e cercano di intercettare il cliente attraverso promozioni frequenti e offerte aggressive.
Il marketplace introduce invece una variabile ulteriore: la competizione tra più venditori sullo stesso prodotto. Su Amazon, infatti, uno stesso articolo può essere venduto contemporaneamente da diversi operatori. Il cliente non vede necessariamente il singolo negozio ma la pagina prodotto, all’interno della quale più venditori competono per ottenere la cosiddetta Buy Box, cioè il riquadro di acquisto principale dove compare l’offerta che può essere aggiunta al carrello con un click.
Questo meccanismo fa sì che alcune variabili, tra cui il prezzo, influenzino la visibilità dei venditori sulla piattaforma.
Amazon utilizza da anni un sistema di controllo chiamato Fair Pricing Policy, spesso indicato dai venditori come meccanismo del “prezzo competitivo”. In sostanza la piattaforma confronta il prezzo di un prodotto con altre offerte disponibili online: se viene considerato non competitivo, l’offerta può perdere visibilità o essere esclusa dalla Buy Box e, nei casi più estremi, essere rimossa.
Negli ultimi anni questo sistema è diventato oggetto di dibattito in Europa. In Germania, ad esempio, l’autorità antitrust — il Bundeskartellamt — ha contestato alcune pratiche legate proprio al controllo dei prezzi applicato ai venditori terzi presenti sulla piattaforma. Secondo l’autorità, determinati meccanismi algoritmici potrebbero penalizzare i venditori quando il prezzo risulta più alto rispetto ad altre offerte online. Poiché la Germania è uno dei mercati europei più importanti per Amazon, le decisioni dell’autorità tedesca vengono osservate con attenzione anche negli altri Paesi.
In Italia, almeno per il momento, la situazione non è cambiata in modo significativo. Per chi opera sul marketplace il prezzo resta quindi una delle variabili rilevanti nella strategia commerciale.
Ridurre tutto al prezzo, tuttavia, sarebbe una semplificazione. Dopo oltre dieci anni di lavoro quotidiano su Amazon, osservando dinamiche di vendita, comportamento dei clienti e performance di numerosi prodotti del mondo farmacia e parafarmacia, emerge con chiarezza che non è l’unico fattore che determina i risultati.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, è possibile vendere anche a prezzi di listino — e in alcuni casi persino leggermente superiori — senza compromettere i volumi. Questo accade quando il prezzo è inserito all’interno di una strategia più ampia che comprende qualità della pagina prodotto, contenuti informativi chiari, recensioni positive e affidabilità del venditore.
In molti casi è possibile intervenire con strumenti promozionali mirati, come i coupon Amazon o le campagne legate a eventi specifici del marketplace, ad esempio il Prime Day o altre iniziative stagionali. Queste promozioni permettono di mantenere un prezzo relativamente stabile nel tempo, intervenendo solo in momenti selezionati con offerte temporanee.
L’errore che si osserva spesso è invece l’affidamento totale a sistemi automatici di repricing. Oggi questi strumenti vengono sempre più presentati come soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, ma nella sostanza il meccanismo rimane simile agli algoritmi utilizzati da anni nel mondo dei marketplace. Se non impostati correttamente possono generare una spirale competitiva al ribasso, in cui ogni venditore abbassa progressivamente il prezzo pur di restare visibile.
Per questo motivo sempre più operatori stanno cercando strategie alternative. Una delle più interessanti riguarda la creazione di prodotti o formati dedicati all’e-commerce: confezioni specifiche, bundle o varianti pensate per il canale digitale. Questo approccio consente di preservare il valore del prodotto e allo stesso tempo di sfruttare il potenziale dei marketplace, dove i volumi di vendita sono ormai significativi.
In questo scenario emerge con chiarezza anche un altro elemento: la crescente integrazione tra canali. Il cliente oggi non distingue più in modo netto tra farmacia fisica ed e-commerce. È lo stesso consumatore che cerca informazioni online, confronta i prezzi, acquista su internet e poi entra in farmacia per chiedere consiglio.
La sfida per la farmacia moderna non è scegliere tra online e offline, ma costruire una strategia multicanale coerente. La farmacia fisica resta il luogo della consulenza diretta e della relazione con il paziente, mentre l’e-commerce può diventare uno strumento per ampliare il servizio e raggiungere clienti che altrimenti non entrerebbero nel punto vendita.
Qualità delle informazioni, affidabilità del servizio e capacità di comunicare correttamente il valore dei prodotti restano fattori determinanti anche nel mondo digitale. In questo senso l’e-commerce non rappresenta necessariamente una minaccia per la farmacia, ma può diventare una naturale estensione del suo ruolo.
Il cliente è sempre più lo stesso, indipendentemente dal canale che utilizza per informarsi o acquistare. Ed è proprio nella capacità di accompagnarlo tra fisico e digitale che la farmacia può trovare uno degli elementi più interessanti della propria evoluzione futura.
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