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La farmacia nella fase 2? Gli arredatori: sarà smart e a geometria variabile

Filiera

Il conto alla rovescia è ormai cominciato e il calendario della fase 2, quella della progressiva riapertura delle attività, è pressoché ufficiale: il 4 maggio ripartono aziende del manifatturiero e del tessile, commercio all’ingrosso ed edilizia; l’11 maggio i negozi al dettaglio (con riserve ancora da sciogliere per centri estetici e parrucchieri), il 18 maggio bar e ristoranti. Attenzione però, come in molti hanno già chiarito non sarà un rompete le righe e le misure di distanziamento in vigore dall’inizio dell’emergenza non spariranno dalla notte al mattino. Anzi, per alcune delle attività che riapriranno sarebbero in arrivo restrizioni in stretta continuità con le disposizioni già in vigore: nei ristoranti, per esempio, potrebbe scattare l’obbligo di occupare un tavolo sì e uno no; i negozi potrebbero essere obbligati a sanificare due volte al giorno maniglie, camerini e ripiani; per gli showroom di moda e abbigliamento, si parla di igienizzazione dei capi dopo ogni prova da parte dei clienti (ma Confcommercio ha già avanzato perplessità). Più in generale, tutti dovranno attrezzare negozi e aree antistanti con segnaletica da pavimento, barriere e strisce adesive per irregimentare le inevitabili code.

Le farmacie conoscono il copione già da tempo e lo hanno mandato a memoria in due mesi di “lock down”: sanificazioni, detergenti e guanti all’ingresso, personale mascherato, banchi protetti dal plexiglass, ingressi scaglionati, tutto è già stato fatto. La fase 2, però, apre nuovi scenari: ci sarà più gente in giro, anche se non tanta quanto prima, e se oggi fare la spesa è fonte di ansia più che di piacere (lunghe code, tempi compressi, acquisti ridotti alle marche abituali perché figurati se puoi fare un reso…) domani la richiesta generale sarà quella di evolvere verso uno shopping più rilassato, anche nel campo della salute e del benessere. Diventa allora opportuno che i farmacisti titolari avviino una riflessione su lay out e organizzazione delle loro farmacie, per farsi trovare pronti all’appuntamento con un consumatore che ancora non si sarà liberato degli spettri generati dall’epidemia, ma non potrà non apprezzare quegli esercizi che riusciranno a coniugare sicurezza e  distensione.

Già, ma su quali “punti caldi” della farmacia concentrare l’attenzione? E quali componenti dell’arredamento rivalutare o mettere sotto la lente? «La domanda cruciale» risponde Luca Sartoretto Verna, ceo dell’omonima azienda di arredamento «sarà una: come faccio funzionare la farmacia con le restrizioni che rimarranno senza penalizzare le vendite dell’area commerciale? Abbiamo iniziato a riflettere sulle possibili risposte già da qualche settimana, la nostra convinzione è che si debba lavorare soprattutto sul concetto di spazio a geometria variabile: la farmacia dovrà adattare la propria configurazione in base ai flussi e ai momenti della giornata. Per questo, stiamo lavorando a elementi su ruote in materiale trasparente che possono essere utilizzati come scaffali bassi, ma anche come divisori per regolare il traffico».

 

Nel supermercato A&O di Pieve di Cadore i clienti non devono più considerare un rischio i carrelli della spesa infilati uno nell’altro all’ingresso o nel parcheggio. L’insegna, infatti, ha installato un apparecchio lava-cestelli che in pochi secondi pulisce e igienizza. Cliente rilassato, spesa più tranquilla. (Fonte: Corriere delle Alpi)

 

«Spazi ampi e lay out aperti, almeno per chi dispone di metratura sufficiente» aggiunge Pierfrancesco Verlato, direttore marketing di Th.Kohl «ma sarà anche opportuno che chi ancora non ce l’ha si doti di elimina-code, per gestire le file. E di punti di attrazione digitali in-store, opportunamente distanziati tra loro, che consentano al paziente di raccogliere in autonomia alcune informazioni di base, per esempio consigli generici o l’illustrazione dei servizi offerti, anche prima che il farmacista intervenga». «Occorrerà trovare un compromesso tra due logiche opposte» è il pensiero di Roberto Zanchettin, responsabile commerciale dell’omonima azienda di arredamento «quella abituale che raccomanda di tenere il cliente in farmacia il più a lungo possibile e quella che nella fase a venire consiglierà di fare la spesa il più velocemente possibile». L’equazione si prospetta complessa, perché la farmacia media non può mettere in campo grandi spazi. «E fino all’arrivo del coronavirus» riprende Zanchettin «ai farmacisti sono stati predicati altri concetti: abbattere le barriere e i banconi anni ’80, andare verso il cliente, colmare le distanze. Si può dire che l’epidemia ha spinto fortemente verso un ritorno al passato». Ed è proprio questa, per Zanchettin, la tendenza da contrastare: «Rimaniamo dell’idea che la farmacia debba essere sempre più vivibile per il farmacista e il cliente» osserva «il che non va letto come un invito a violare le limitazioni della fase 2 ma a preservare le trasformazioni intervenute nella farmacia in questi ultimi anni».

 

Milano: nella fase 2 segnali sul pavimento dei vagoni della metropolitana indicheranno ai passeggeri dove sostare durante il tragitto. (Fonte: Corriere della Sera)

 

Ma come conciliare restrizioni e vivibilità? «Per riuscirci serve una farmacia smart» è la risposta di Carlo Bernardini, direttore commerciale di Staff3 «che da un lato selezioni i pazienti per aumentare il tempo di permanenza a beneficio di chi ne ha bisogno e dall’altro utilizzi l’attesa come leva positiva. Non servono ristrutturazioni o costosi investimenti, basta suddividere la farmacia in zone dedicate alla dispensazione, al consiglio oppure al transito, punti di sosta delimitati da elementi mobili e collocati in prossimità dei reparti della farmacia, per invogliare chi attende a osservare e cercare».

«Andranno messe momentaneamente da parte sedie, tavolini e gli arredi delle zone di attesa, perché difficilmente verranno utilizzati nella fase 2» osserva Lorenzo Lani, amministratore delegato di Ekofarma «così come superific e ripiani in legno o materiale poroso andranno sostituiti con elementi in “solid surface” o resine acriliche, antibatterici e facili da igienizzare». Sarà anche importante curare la “shopping experience”: «Anziché le linee disegnate per terra con l’adesivo» spiega Lani «la nostra idea è di ricorrere a tappetini colorati disposti sul pavimento alla giusta distanza, dove il cliente sosta nel percorso verso la cassa.  Sopra si possono stampare messaggi di benvenuto, immagini distensive come una spiaggia o un campo di fiori, consigli sulla salute o il benessere». Torna, insomma, quel concetto di farmacia “a geometria variabile” già espresso da altri. «Stiamo studiando un nuovo modello di gondola mobile» conferma Lani «fornito di separatori trasparenti che consentono convogliare i flussi e nello stesso tempo fanno da barriera tra i clienti».

Per gli arredatori, anche la tecnologia potrà dare una mano. «Il click & collect è certamente una carta da giocare per razionalizzare traffico e accessi» conferma Sartoretto Verna «noi poi stiamo lavorando a un modello di locker che le farmacie potranno installare in vetrina: il farmacista riempie gli scomparti dall’interno della farmacia, il cliente ritira dall’esterno all’ora che preferisce». «Schermi e comunicazione digitale possono essere un elemento di distensione per il paziente che aspetta» aggiunge Bernardini «e consentono alla farmacia di comunicare a distanza e quindi alleggerire “l’onere” del consiglio dato di persona». «L’home delivery non potrà che crescere grazie anche ad app e dematerializzazione delle ricette» osserva Verlato «anche se la farmacia dovrà fare attenzione a preservare il contatto personale». «Saranno senz’altro premiati i farmacisti titolari che forniranno le loro farmacie di sanificatori d’aria programmati per filtrare e ripulire ogni due o tre ore l’ambiente: il cliente che all’ingresso è avvisato da un cartello dell’esistenza del servizio, apprezzerà certamente e rimarrà nella farmacia qualche minuto in più». Perché nella fase 2 la parola d’ordine diventerà “guadagnare tempo”.

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