Wall Street Journal: con le vaccinazioni alle catene i dati di milioni di pazienti

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Se le grandi catene americane di farmacia si sono gettate a capofitto nella campagna vaccinale del Governo Usa, non è soltanto per sconfiggere covid-19 il prima possibile o per intascare i rimborsi stanziati dalle autorità sanitarie (45 dollari – cioè 37 euro – ogni doppia dose, una cifra comunque superiore agli standard europei). E’ anche – se non soprattutto – per mettere le mani sui preziosissimi dati di milioni di americani, che quando si recano in farmacia per farsi vaccinare compilano senza obiezione moduli anagrafici e sanitari, forniscono e-mail e numeri di cellulare. A raccontare tutto è un articolo pubblicato ieri dal Wall Street Journal: «catene come Cvs Health, Walgreens Boots Alliance e Walmart» scrive il quotidiano economico «stanno raccogliendo i dati di milioni di clienti che si registrano in farmacia per gli “shots” (gli spari, ossia le iniezioni); questi dati vengono archiviati nei sistemi di profilazione dei clienti e così ogni persona vaccinata finisce nel crm del network». Quando Cvs ha annunciato che avrebbe partecipato al programma vaccinale di Washington, osserva il giornale, il valore delle sue azioni è cresciuto del 6%, come quelle di Wba.

Sui moduli proposti ai pazienti, le catene spiegano che le informazioni raccolte serviranno a promuovere i prodotti e i servizi delle farmacie, personalizzare le offerte commerciali e restare in contatto con i consumatori. Ma si sostiene anche che la registrazione è fondamentale per organizzare al meglio le prenotazioni delle sedute vaccinali, aggiornare i profili dei clienti e garantire che siano vaccinate le persone con le corrette priorità.

«Ognuno dei nostri clienti viene a farsi vaccinare in farmacia dopo essersi registrato online» spiega al Wall Street Journal Jonathan Roberts, chief operating officer di Cvs «quindi abbiamo i loro indirizzi mail e i loro numeri di cellulare, ai quali possiamo inviare messaggi sms». Il gruppo ammette che l’intenzione è quella di restare in contatto con questi clienti in modo continuativo, non soltanto per la somministrazione della seconda dose di vaccino, ma anche per inviare comunicazioni commerciali e offerte. Grazie alla campagna vaccinale, spiega Cvs, è stato possibile aggiungere al database della catena circa otto milioni di persone, che nell’anno precedente non si erano mai presentate in una farmacia del gruppo con una ricetta e quindi non risultavano registrate.

Riguardo ai dati dei “vaccinandi”, scrive ancora il quotidiano, ogni gruppo ha il suo approccio. Walmart, per esempio, chiede a chi vuole farsi vaccinare in una delle sue farmacie (4.700 farmacie in altrettanti supermercati) di aprire un profilo utente sul suo portale, cioè di registrarsi come nuovo cliente (a meno che non lo sia già, ovviamente). Fa ancora di più una catena di farmacie del Midwest, Hartig Drug Stores (una ventina di punti vendita tra Iowa, Illinois e Wisconsin): secondo quanto riferisce al Wall Street Journal il ceo dell’insegna, Charlie Hartig, il gruppo raccoglie i dati relativi ai prodotti che acquista chi viene in farmacia per farsi vaccinare, mentre nel blog riservato al suo personale si scambiano osservazioni sui prodotti da cross selling (ibuprofene, impacchi refrigeranti eccetera). «Spingiamo i prodotti che abbiamo in negozio e incoraggiamo i clienti ad acquistarli» conferma Hartig.

Anche Wba ha la sua procedura: chi vuole prenotarsi per la somministrazione deve aprire un account sul sito Walgreens e quindi cercare uno “slot” disponibile nell’agenda degli appuntamenti. Nella registrazione, però, viene chiesto «il consenso alla raccolta di informazioni sulla persona e sull’utilizzo dei servizi, inclusi la posizione in tempo reale (geolocalizzazione, ndr) l’indirizzo mac e l’indirizzo ip (ossia le coordinate del dispositivo con cui si sta navigando, ndr)». Quindi il nuovo cliente cominciao a ricevere via mail le proposte commerciali di Wba, che comunque possono essere sempre rifiutate.

Al Wall Stret Journal un portavoce di Walgreens Boots Alliance ha spiegato che i dati «aiutano a comprendere meglio i nostri clienti, soddisfare le loro esigenze e fornire le soluzioni personalizzate che le farmacie Wba offrono dall’inizio della pandemia». I dati clinici, ha aggiunto, non vengono utilizzati in alcun modo per fini di marketing e, sottolinea in aggiunta il quotidiano, né Cvs né Walgreens Boots Alliance impongono alle persone che prenotano una vaccinazione di aderire ai loro programmi fedeltà, che tracciano abitudini di acquisto e consumi. D’altronde, ricorda in chiusura l’articolo, la legge federale che protegge la divulgazione di dati sanitari (Health Insurance Portability and Accountability Act, Hipaa) vieta la divulgazione di informazioni protette per finalità commerciali senza l’approvazione del paziente.

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