Extracanale

Nel mercato della veterinaria la contaminazione dei format – legittimata da un consumatore che con l’online ha imparato a non considerare più i canali di vendita come le rette della geometria euclidea – continua a generare ibridi dove il petstore si salda con il farmacista, per beneficiare del suo sigillo professionale. Pharmacy Scanner si è già occupata (in più di un articolo, l’ultimo soltanto a fine ottobre) del caso di Arcaplanet, la catena del pet che sui 300 punti vendita aperti in tutta Italia ne conta sette con parafarmacia regolarmente autorizzata dal Ministero (due a Milano, una nell’hinterland meneghino, altre due a Genova e a Chiavari, una nel bolognese e l’ultima a Curno, nel bergamasco) e personale provvisto di caduceo.

Ma nell’ibridazione petstore-farmacista, l’insegna controllata dal fondo Permira è in discreta compagnia. Di recente, per esempio, la catena del pet L’Isola dei tesori (oltre 200 punti vendita distribuiti in prevalenza nel Centro-nord, proprietario il gruppo Dmo cui fa capo anche Caddy’s, insegna dell’igiene-bellezza) ha inaugurato a Rozzano, nell’hinterland milanese, il suo settimo store con parafarmacia e farmacista. Gli altri sono a Porto San Giorgio (provincia di Fermo), Voghera (Pavia), Castelletto Ticino (Varese), Cantù (Como), Buccinasco (Milano) e Parma. Ma se si consulta l’elenco ministeriale delle parafarmacie autorizzate si scopre che L’Isola dei Tesori ha pianificato aperture di parafarmacie in altri cinque store (Torino, Prato, Trieste, Ferrara e ancora Rozzano) per le quali è già stata concessa l’autorizzazione.

Ancora più recente, poi, il caso di Agripet, superstore della provincia di Campobasso che un anno fa ha riaperto in una nuova sede di oltre mille metri quadrati e all’inizio dell’autunno ha inaugurato due nuovi servizi: la parafarmacia, anche in questo caso con autorizzazione ministeriale e presidiata da una farmacista, e una «farmacia veterinaria», denominazione ambigua e priva di basi normative che però campeggia già sulle vetrate dell’ingresso (vedi video sotto).

 

 

«Nel retail le contaminazioni non sono un fenomeno nuovo» è il commento di Nicola Posa, senior partner di Shackleton Consulting «anzi rappresentano uno strumento con cui innovare i format». Piuttosto, le farmacie dovrebbero trarre dal fenomeno qualche motivo di ottimismo. «Oggi avverto parecchio sconforto tra i farmacisti per le difficoltà di mercato causate dalla rev» osserva Posa «ma i casi come Arcaplanet o L’Isola dei tesori dovrebbero indurre a riflettere. L’invito allora è quello di non demordere e andare a cercare altre opportunità nel parafarmaco veterinario, in cui ovviamente non ricomprendo l’alimento: accessori, integratori, Sop, prodotti per la dentizione. Si possono ricavare buone soddisfazioni, a patto però di specializzarsi, e nella veterinaria le farmacie davvero specializzate sono poche: non più della metà degli esercizi tratta il segmento in modo significativo».

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