Continua a crescere il numero di farmacie che, per le loro forniture, si rivolgono con regolarità a tre distributori soltanto. Un probabile effetto delle concentrazioni che, in un triennio, hanno ridotto di quasi il 17% la platea degli operatori e che l’estate scorsa hanno fatto il botto con la fusione tra Cef e Unico (ossia il secondo e terzo competitor del settore per quota di mercato). Ma forse, è anche il segno che finalmente le farmacie hanno cominciato a raccogliere le esortazioni di esperti e addetti ai lavori, che da tempo insistono perché i farmacisti sfoltiscano il novero dei distributori di riferimento. Questa in ogni caso è l’indicazione che arriva dall’indagine sulla customer satisfaction che Farmacentro ha condotto tra novembre e dicembre con un questionario online inviato ai propri soci.
Oltre a misurare il gradimento delle farmacie per i servizi della cooperativa, la survey ha contato il numero di distributori (oltre a Farmacentro, ovviamente) da cui ogni titolare si serve regolarmente. Su un totale di 211 intervistati, quasi uno su due ha risposto indicando in tre i propri grossisti abituali, poco meno del 24% ha detto due e quasi il 23% ha risposto quattro. Ma più dei risultati in sé colpisce l’evoluzione negli anni: nella survey condotta da Farmacentro nel 2021 solo un farmacista su tre dichiarava di servirsi da tre distributori, mentre più del 12% diceva di averne 5 (oggi rispondono allo stesso modo poco più del 4% degli intervistati). Due anni dopo, sempre nello stesso genere di survey, i farmacisti che affermano di avere tre grossisti diventano il 44%, quelli che ne hanno 2 o 4 calano al 20% e quelli che ne tengono 5 scendono all’8%.
È evidente che la survey di Farmacentro, per ampiezza e caratteristiche del campione, non può essere considerata rappresentativa. Tuttavia, se si va un po’ indietro nel tempo a cercare altre ricerche sullo stesso tema, ci si imbatte in dati che confermano le valutazioni esposte in avvio: per esempio, un’indagine condotta nel 2022 da Channel&Retail Lab, l’osservatorio della Sda Bocconi di Milano, diceva che si serve di tre distributori il 33% delle farmacie, ne ha due il 17% e cinque il 29,5%. Il range delle risposte ammesse varia e quindi le due ricerche non sono pienamente raffrontabili, ma si può dire che nell’insieme le due fotografie concordano. E dunque, l’ultimo aggiornamento che arriva dalla cooperativa umbro-marchigiana è attendibile quanto basta per riflessioni e valutazioni.
«Che un numero sempre maggiore di farmacie riduca a non più di tre i propri distributori abituali è un’evidenza che a noi arriva anche dall’esperienza quotidiana» commenta Marco Mariani, direttore generale di Farmacentro «è una tendenza che cresce per le concentrazioni, ma a questo si aggiungono anche le spese di consegna che ormai tutti addebitano alle farmacie e che quindi inducono i farmacisti a cercare di concentrare gli acquisti per ridurne l’impatto. In più razionalizzare i fornitori significa ottimizzare tempi, processi e marginalità, costruendo rapporti più solidi e strategici. Per quanto riguarda la nostra cooperativa, siamo particolarmente soddisfatti dei risultati emersi sul gradimento: rappresentano per noi una conferma importante del lavoro svolto e uno stimolo a continuare a migliorare qualità e vicinanza ai soci ».

