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Ricetta semplificata per i cronici, verso un futuro all’anglosassone con il refill in farmacia

Filiera

La pratica tipicamente anglosassone del “refill” si appresta a mettere piede nelle farmacie italiane. A portarcela il ddl delega sulle Semplificazioni approvato la settimana scorsa dal Governo, che – tra le altre disposizioni – prolunga fino a un anno la validità della ricetta ripetibile per il paziente cronico. In sintesi, «il medico prescrittore può indicare nella ricetta dematerializzata, sulla base del protocollo terapeutico individuale, la posologia e il numero di confezioni dispensabili nell’arco temporale massimo di dodici mesi». Il farmacista «consegna un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia e informa l’assistito circa le corrette modalità di assunzione dei medicinali prescritti», inoltre «nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia farmacologica, qualora rilevi difficoltà da parte dell’assistito nella corretta assunzione dei medicinali prescritti, segnala le criticità al medico prescrittore per le valutazioni di competenza».

Il ddl delega avverte che tali norme andranno integrate da indicazioni attuative di dettaglio cui provvederà «un decreto del ministero della Salute da adottarsi di concerto con il Mef entro 90 giorni dall’entrata in vigore» del provvedimento, tuttavia è già possibile cominciare a ragionare sulle principali ricadute del ddl. A partire, appunto, da quell’evoluzione in senso anglosassone della prescrizione medica. Negli Usa come in Uk, infatti, si distingue tra “renewal” della ricetta e “refill”: la prima la fa il medico quando la prescrizione arriva a scadenza, la seconda il farmacista perché si tratta semplicemente di rinnovare la fornitura dei farmaci che il paziente (cronico, in genere) assume già da tempo. È evidente che si tratta di una pratica “win-win”, nella quale cioè tutti traggono un vantaggio: l’assistito si risparmia viaggi e code dal medico, il medico si disfa di un po’ di burocrazia e il farmacista dà ulteriore qualità al suo rapporto con il paziente.

La chiave, in sostanza, è lo snellimento del cosiddetto “patient journey” (il percorso del cliente con ricetta) e questo è il paradigma anche delle disposizioni italiane. «Grazie a questa norma» ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci «i pazienti o chi si prende cura di loro hanno il doppio vantaggio di non dover andare ripetutamente dal medico per ritirare la ricetta e in farmacia per prendere i farmaci». Non solo: l’esperienza inglese e americana insegna che il “refill” può diventare terreno di competizione tra le farmacie organizzate, che si sfidano per proporre al paziente un servizio sempre più efficiente e rapido.

 

Refill della ricetta, il servizio che negli Usa offre via app Cvs Pharmacy

 

Qualche esempio? Negli Usa Cvs Pharmacy (la seconda catena americana per numero di filiali dopo Walgreens) offre ai suoi clienti un servizio tramite app che consente non solo di prenotare la nuova fornitura (con recapito a casa o ritiro in farmacia) ma permette anche di segnalare eventuali problemi nella terapia e ricevere quindi l’assistenza del farmacista. Nel Regno Unito, invece, Boots mette a disposizione dei suoi pazienti un’app che li avvisa di giorno e ora in cui possono passare a ritirare la loro fornitura nella loro farmacia di fiducia. In entrambi i casi, l’intento è quello di fidelizzare il cliente con un servizio che grazie al digitale rende il “refill” ancora più comodo e personalizzabile.

C’è da aspettarsi la stessa evoluzione anche in Italia? Tra gli addetti ai lavori c’è chi pensa di sì. «Mi aspetto che tra le cosiddette farmacie organizzate saranno in parecchie a cogliere l’opportunità» osserva Santo Barreca, brand manager di Unica, la rete delle farmacie di proprietà di Unico spa «anche occorreranno norme specifiche per regolare quello che si potrà e non si potrà fare». In particolare andrà prevenuta ogni forma di accaparramento della clientela, ma non si potrà certo impedire alle farmacie di proporre servizi di messaggistica (mail, sms, app) che ricordano al cliente l’approssimarsi del nuovo “refill”. «In realtà sono tantissime le app per smartphone che dispongono di una funzione reminder» obietta Barreca «dunque vedo difficile fare la differenza in un servizio di questo genere. Discorso diverso se invece la farmacia usa la messaggistica anche per concordare data e ora del ritiro, una comodità in più per sé – che così può programmare la sua attività – e anche per il paziente. Ma voglio vedere come verrà gestita la privacy e con quali formule per la raccolta del consenso».

Con il refill, in sostanza, le farmacie tenderanno a sviluppare servizi non molto diversi da quelli messi in campo dagli autoconcessionari per assicurarsi che il cliente che ha comprato la vettura da loro venga anche a fare tagliandi e revisioni alle scadenze programmate. Ed è ovvio che le farmacie organizzate (leggi: in catena) avranno la possibilità di mettere in campo risorse di cui non tutte le farmacie indipendenti disporranno. «Le farmacie organizzate cercheranno di fidelizzare i cronici» riprende Barreca «e per questo metteranno in campo tutti i servizi che riterranno opportuni. Anche la consegna a domicilio, visto che stiamo parlando di farmaci che il paziente usa già da tempo e quindi conosce bene. Potremmo vedere un giorno un altro tassello della pianta organica che si sgretola». Non solo: le catene potrebbero utilizzare la loro clientela di cronici fidelizzati per programmi commerciali con partner selezionati: «Per questo» ribadisce Barreca «sarà indispensabile perimetrare con norme dettagliate quello che si potrà e non si potrà fare».

Sarebbe sbagliato però attendersi pericoli soltanto dal capitale. In Emilia Romagna, in vista dell’avvio della trattativa con le farmacie per il rinnovo dell’accordo sulla dpc, il direttore della Sanità regionale Luca Baldino ha comunicato ai sindacati che è allo studio un progetto per il deblisteraggio dei farmaci indirizzati ai pazienti cronici. Se ne occuperebbero due centri già attrezzati per il confezionamento delle dosi unitarie, nel forlivese e nel piacentino, e il trasporto sarebbe assicurato da Poste Italiane, con le farmacie a coprire l’ultimo miglio. E a quel punto, il refill diventerebbe un’incombenza della Regione.

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